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L’essenza di tutti gli esseri è la terra.

L’essenza della terra è l’acqua.

L’essenza dell’acqua è la pianta.

L’essenza della pianta è l’essere umano.”

 

Così dice una massima della Chandogya Upanishad.

 

In India, la tradizione  del benessere risale a migliaia d’anni fa. Iniziò con l’uomo delle caverne che si nutriva di radici, foglie ed erbe crude prima di giungere alla conoscenza del fuoco che, in seguito, gli permise di scoprirne l’utilità per cucinare.

In questo modo l’uomo imitava soltanto gli animali, i quali consumavano le piante per curare le malattie. La natura ha provvisto gli animali di quella facoltà che li aiuta a riconoscere i sintomi delle malattie e ha fornito loro i mezzi per l’auto-diagnosi e l’auto-cura.

 

Le scimmie possono fornirci gli esempi più comuni e migliori, a questi esempi ritorniamo più tardi.

 

In India, prima che il sistema sanitario fosse codificato e radicato come l’Ayurveda e il Siddha, si erano sviluppate e coltivate le tradizioni medicinali popolari basate sull’osservazione e sulla sperimentazione. Questa tradizione aveva le sue varianti in accordo con il clima, il terreno e le abitudini; ma l’essenza era la stessa: il regno delle piante era considerato il salvatore. I disturbi generali erano trattati con una combinazione di varie piante ed erbe e della pianta si usava tutto: radice, corteccia, fusto, foglia, fiore, frutto e seme. Furono poi sviluppati metodi per trarre i massimi benefici da ogni parte della pianta.

Questa gloriosa tradizione, che anticipò la Siddha e l’Ayurveda, passò di parola in parola alle generazioni successive. Nella casa, la nonna era la custode principale di questa trasmissione orale del patrimonio culturale. Si crearono proverbi che furono ripetuti negli anni dagli anziani della famiglia, per enfatizzare l’importanza di vivere in buona salute, sia fisica che mentale. Questi proverbi hanno resistito al tempo e rimangono intatti per guidarci. Le proprietà e i benefici delle erbe e delle piante furono conservate nella facile comprensione del linguaggio e tutti i linguaggi indiani hanno le proprie varianti di questi “proverbi sulla salute”.

La caratteristica più importante dell’antico sistema indiano della medicina è quella di vedere l’essere umano nella sua completezza. La parte fisiologica dell’essere umano non è separata da quella psicologica e da quella psichica. Il corpo, la mente e l’anima non furono trattati separatamente, ma formavano l’intera singola entità.

L’antica tradizione puranica c’informa che questo sistema era praticato dai Rishi, dai Siddha e dagli dei, ovvero gli esseri celesti. Dopo Dio, i Siddha furono i ricercatori che scientificamente svilupparono e coltivarono varie discipline, come lo yoga, la medicina, la linguistica, oltre ad arti affini e scienze. Il Saggio Agastya fu il primo dei famosi diciotto siddha.

Sistema delle piante medicinali

La concezione della scienza medica delle piante medicinali, include in sé due percorsi, entrambi complementari l’uno all’altro: quello preventivo e quello curativo.  La filosofia degli antichi indiani sosteneva che il corpo, essendo il veicolo dell’anima, doveva essere protetto e nutrito. Per prima cosa le malattie devono essere pronosticate e ciò può essere ottenuto seguendo una dieta a base di verdure fresche, radici, semi e frutta. Semi, foglie e radici sono parti essenziali della dieta indiana e costituiscono gli ingredienti principali dei piatti; in egual modo il sambhar[1], il rasam[2] e il kootu[3] sono gli elementi di maggiore importanza del pasto indiano.

A parte i semi, come il cumino la senape o il fieno greco, il nutrimento è dato dalle zuppe di cereali e legumi guarnite di verdure.  Il risultato è che il corpo riceve l’alimentazione necessaria mentre le proprietà medicinali delle erbe usate per cucinare agiscono come prevenzione dei disturbi e delle malattie del corpo.

Ogni vegetale: frutto, seme, radice, foglia e gambo, contiene preziose proprietà medicinali capaci non soltanto di prevenire i disturbi, ma anche di curarli.  Come fecero gli antichi indiani a scoprire questi tesori? Attraverso quale mezzo essi furono capaci di trovare gli usi di queste piante ed erbe?  Quale fu la metodologia usata per la loro ricerca? 

Non possiamo rispondere con sicurezza, essendo gli antichi indiani essenzialmente religiosi e spirituali nel profondo del loro essere, ma, attraverso la penetrante osservazione e il potere di percezione, furono capaci di studiare e scoprire le proprietà del regno vegetale. 

Venerarono gli animali e le piante: la mucca, l’elefante e la tigre erano oggetto di culto; le foglie erano usate per venerare gli dei, i frutti erano offerti agli dei come benedizione. Quindi, fu con questa attitudine eccellente e reverenziale, che gli antichi studiarono e indagarono le varie forme di vita, comprese le piante.

Osservazione, intuizione e sperimentazione furono i tre strumenti usati per riunire una vasta raccolta di conoscenze sulle erbe.

La costituzione del cibo varia in base alla stagione: le erbe che possiedono proprietà piccanti, sono disponibili in estate, ma raccomandate in inverno. Il melone, ad esempio, è una parte essenziale della dieta durante l’estate, ma da evitare totalmente in inverno.

L’indicazione sulla dieta dipende dalla costituzione individuale.

Le pratiche di medicina si sono sviluppate non soltanto per curare i disturbi ma anche per accrescere la vitalità e la forza del corpo.

Per un comune raffreddore o per i disturbi di stomaco, per il trattamento di una semplice ferita o per una complessa frattura ossea, gli antichi ricorrevano alle erbe e alle piante e trovavano soluzioni ad ogni problema.

La diagnosi della malattia era fatta con l’ascolto del polso, attraverso il quale era stabilita esattamente la natura fondamentale del corpo, se gastrica, biliare o flemmatica.

I medici generici iniziavano con un complicato esame del polso, il più importante dei metodi diagnostici dell’ayurveda, perché il polso ci racconta la storia completa della salute dell’uomo. La diagnosi era fatta anche esaminando la lingua, gli occhi, il colore della pelle, il linguaggio nonché l’esame dei prodotti di rifiuto del corpo sudore, urina, feci. 

Il medico generico doveva essere versato anche nell’astrologia perché l’oroscopo natale di un individuo può dare indicazioni sulla costituzione corporea, sulla salute, sulle malattie in corso, probabilmente ereditata dai suoi antenati, indicando altresì il tipo di trattamento a lui più adatto. E’ questa la strategia multidirezionale seguita dall’indigena medicina indiana e quanto illustrato rappresenta la base dell’antico sistema sanitario indiano.

Bhagavan Sri Ramana Maharshi, il Saggio di Arunachala, conosceva molte ricette a base di erbe.  All’ashram di Tiruvannamalai, l’alimentazione semplice, offerta ai devoti, era in sé una medicina. Bhagavan era un cuoco esperto e dava ai cuochi istruzioni precise di usare ingredienti stagionali, suggerendone la proporzione, la mescolanza e il modo corretto di cucinarli.

Come nella tradizione familiare, agli ospiti dell’ashram era richiesto di fare periodicamente dei bagni d’olio, sia per conservare la temperatura del corpo sia per mantenere calmi e tranquilli i nervi e i tessuti muscolari e, per tenere lo stomaco pulito e in salute, erano consigliati purganti periodici come l’olio di ricino e l’amaro frutto myrobalan (varietà di susino selvatico).  

Entrambi erano considerati ingredienti naturali da aggiungere regolarmente nella dieta.

Il rasam (la zuppa acquosa) era preparata ogni giorno in vari modi e con ingredienti diversi, ma sempre con l’aggiunta di foglie medicinali, semi ed altre erbe di cui ognuna serviva a scopi diversi.

La foglia del vada narayana, ad esempio, come suggerisce il suo primo nome in sanscrito, è un antidoto per i reumatismi disturbo causato dal vata; il kanda tippili è usato per alleviare i dolori del corpo, i raffreddori e i reumatismi; il veppam poo (il fiore dell’albero neem) è utile per il diabete e per distruggere i vermi nel corpo. La foglia del thoodu valai cura il comune raffreddore, l’eccesso di muco e altri irritanti del polmone; la pianta amara della zucca è un eccellente antidoto per il diabete. Tutti questi ingredienti sono indicati per la prevenzione e la cura di molti disturbi e  questi metodi sono ancora seguiti nello Sri Ramanasramam.

Bhagavan Ramana era particolarmente attento affinché i devoti mangiassero la giusta varietà di cibo.

Si segnalano due estratti dai: “Dialoghi con Ramana Maharshi”

Dialogo 22

D.: Noi Europei siamo abituati ad una particolare alimentazione; il cambiamento di dieta influenza la salute ed indebolisce la mente. Non è necessario mantenere la salute fisica?

M.: Esatto. Più debole è il corpo, più forte cresce la mente.

D.: In mancanza della nostra dieta abituale, la salute soffre e la mente perde forza.

M.: Cosa intendi per mente forte?

D.: Il potere di eliminare gli attaccamenti mondani.

M.: La qualità del cibo influenza la mente. La mente si nutre con il cibo consumato.

Dialogo 28

D.: Ci sono consigli per favorire la concentrazione e dei sussidi per liberarsi dalle distrazioni?

M.: Fisicamente gli organi digestivi e gli altri organi devono essere liberi da irritazioni. Il cibo deve essere regolato, sia nella quantità, sia nella qualità. Le sostanze che provocano irritazioni devono essere evitate: il peperoncino rosso, l’eccesso di sale, le cipolle, il vino, l’oppio ecc. E’ necessario evitare sostanze e abitudini che provocano costipazioni, sonnolenza ed eccitazione e tutti i cibi che inducono in questi stati. Mentalmente occorre interessarsi di una sola cosa e fissare la mente su di essa. La mente guadagna forza nel comprendere il sottile e potersi fondere in quello.

Di solito Bhagavan provvedeva od aiutava a preparare medicine per il benessere generale e per la salute dei devoti. Come acquisì queste conoscenze?

Non si può dire con sicurezza, è possibile supporre che Bhagavan, appartenendo ad una tradizionale famiglia indiana, fosse ben consapevole dei rimedi che sua madre e le sue zie preparavano in casa. Inoltre, dopo essere arrivato a Tiruvannamalai, consultò libri al riguardo. La prova di ciò si trova nei “Dialoghi con Sri Bhagavan Maharshi” e “Day by Day with Bhagavan”.

Dialogo 357

Sri Bhagavan, quando viveva sul Colle, era solito aiutare J.P. nella celebrazione della puja, nel suonare la campana, nel lavare i piatti ecc. tutt’intorno era silenzio.……

Dialogo 4

Un giovane ben educato, chiese al Maharshi la fonte dell’informazione: “Perchè affermi che il Cuore si trova sulla destra, mentre i biologi affermano che si trova sulla sinistra?

M.: Esatto. L’organo fisico si trova sulla sinistra. Ma il Cuore di cui parlo non è quello fisico, esso si trova sulla destra, è la mia esperienza, per me non è necessaria nessuna fonte. Ma tu puoi trovare conferma nel libro del Malayalam Ayurvedic e nella Sita Upanishad.

Day by Day with Bhagavan

D. Si menziona in qualche libro che, per la realizzazione finale del Sé, si deve tornare al Cuore anche dopo aver raggiunto il sahasrara il loto dai mille petali situato sulla sommità del capo, e che il Cuore si trova sul lato destro?

Bhagavan: No. Non mi risulta da nessun libro. Ma nel libro Malayalam sulla medicina ayurvedica ho letto una strofa che collocava il cuore sul lato destro e l’ho tradotta in Tamil nel Supplemento ai Quaranta Versi (v. 18).

Le citazioni sopra riportate provano senza dubbio che gli antichi indiani, non solo possedevano un’ampia conoscenza della medicina, ma anche non si limitavano al benessere fisico; in quanto i loro comportamenti erano finalizzati ad integrare il corpo, la mente e lo spirito. 

Condizione sine qua non per avere una buona salute fisica, era avere una mente chiara e pura; la salute, sia della mente, sia del corpo, era necessaria per aspirare al fine spirituale.

E’ anche importante notare che il colle di Arunachala abbondi di piante ed erbe medicinali, infatti i vaidya, i terapeuti professionisti della medicina tradizionale indiana, percorrono i pendii di Arunachala in cerca di erbe con cui preparare i propri rimedi.

Come abbiamo precedentemente detto, è interessante osservare le scimmie nel loro comportamento e nelle loro abitudini; ad Arunachala ce ne sono a centinaia: si può osservarle sul colle, specialmente la sera, in gruppi numerosi, aggirarsi intorno ad alcune piante per sgranocchiare foglie e semi. Le scimmie adulte persuadono i piccoli, qualche volta rimproverandoli, a mangiare le erbe. Anche altri animali possiedono la conoscenza intuitiva delle erbe e dei loro usi, infatti, sarebbe sufficiente per l’uomo, che si crede superiore a tutte le altre forme di vita, utilizzare questi tesori della natura per il suo benessere.

Mi presento:

Sono il Dr. Manikkam. Sono nato a Pavalakkundru, Tiruvannamalai, ultimo figlio dei miei genitori. Mia madre Alamelu e mio padre Venu erano ardenti devoti di Sri Bhagavan. Quando Bhagavan dimorava a Pavalakkundru, il luogo era gestito da un Math, ossia da un monastero. Fu la guida del Math a presentare mio nonno a Bhagavan. Più tardi fu la stessa guida che presentò a Bhagavan anche mio padre. I miei genitori erano soliti sedere ai piedi del Maharshi per imparare da lui i segreti delle erbe e della medicina erboristica.

Il Maestro li istruì dettagliatamente circa i metodi di preparazione, che loro annotarono prontamente e fedelmente.

Una volta, durante una conversazione con Bhagavan, mio padre gli disse che la pianta del ricino non aveva abbastanza succo e che era difficile trovarla nei dintorni di Tiruvannamalai. Bhagavan suggerì a mio padre di andare ad Athimur sul colle Javadhu, vicino Polur.  Là c’era un lago e la pianta si vedeva sui suoi argini, da quella pianta si poteva estrarre molto succo. Mio padre andò e la trovò.

Seguendo i passi dei miei genitori, anch’io divenni profondamente devoto a Bhagavan.  Pregavo sempre per la sua grazia e non ho dubbi che è lui a guidarmi nella mia professione. Seguo scrupolosamente le prescrizioni della medicina erboristica di Bhagavan e le uso per curare i pazienti. Per grazia di Bhagavan, sono stato in grado di curare molti pazienti.  Non è superfluo menzionare che le ricette di Bhagavan sono perfette e prevalentemente curative. Il credito va al Maestro. Io, mi considero soltanto uno strumento nelle sue mani. 

Devo anche dire, che per me è una grande soddisfazione che molti devoti di Bhagavan mi consultino per i loro problemi di salute. Offro libere consultazioni e dono medicine ai poveri. Sono felice di condividere con il resto del mondo le ricette di erbe medicinali di Bhagavan Sri Ramana Maharshi.

1. Saraswatha Churnam

Ingredienti:

ginger (zenzero) essiccato,

liquirizia polvere

sale di roccia (salgemma),

long pippali (pepe lungo),

semi di cumino,

turmeric (curcuma),

barberry (berberis vulgaris)[4],

radice di calamo(calamo aromatico),

saussurea lappa [5],

omum[6] .

Tutte le sostanze devono essere utilizzate in eguale misura.

Preparazione: Tutti gli ingredienti devono essere usati con attenzione, è necessario ridurli in polvere fine e mischiarli insieme. Prendere un cucchiaio da the di ghee (burro chiarificato) e mezzo cucchiaio da the della mistura polverizzata e mischiare accuratamente.

Parti di erbe usate: radici, semi, sale.

Parti del corpo per cui sono usate: cervello e nervi.

Come agisce?: calma i nervi,  dona tranquillità al cervello e alla mente agitata, agisce sui tessuti, dona vitalità.

Quali sono i sintomi e le indicazioni che necessiteranno l’uso di questa medicina?: perdita di memoria, cervello pigro, insonnia, muscoli e tessuti deboli.

Precauzioni: nessuna,  non ci sono effetti collaterali.

2.Astha Churnam:

La ricetta di Bhagavan Ramana per questa cura particolare, è differente da quella usata tradizionalmente; nella presente si trova la particolarità di Bhagavan. Nella maggior parte delle ricette tradizionali, il medico generico segue d’abitudine un metodo di preparazione secondo cui tutti gli ingredienti vengono utilizzati in eguale misura. Anche Bhagavan seguiva questo metodo in alcune delle sue ricette. Ma il più delle volte differiva dal medico comune in questo aspetto. Ogni ingrediente è proporzionatamente selezionato e miscelato secondo la forza e le proprietà inerenti. Le esposizioni esatte di Bhagavan sono più potenti ed efficaci. Un altro grande vantaggio è che queste ricette sono l’operato del Supremo Jnani e che i risultati fisici, mentali e spirituali sono molteplici e inestimabili.

Ingredienti:

Pepe nero – 9 parti,

Dry ginger (zenzero secco in polvere) – 7 parti

The bigger Cummin Seed (semi di cumino grandi)– 5 parti

Rock Salt (salgemma) – 5 parti

Long Pippali (pepe lungo)– 5 parti

Cummin Seed (semi di cumino)– 3 parti

Omum (Ajiwan)– 2 parti

Pulire bene tutti gli ingredienti e trasformarli in polvere fine. Cuocere molto bene il riso e mescolarlo con del ghee.  Prendere un cucchiaio della miscela churnam e mischiarla bene con il riso.  La prescrizione cura l’indigestione, l’inappetenza, i problemi di stomaco ed è anche ottima per i reumatismi.

3. Agnimukha Churnam

Calamus root (radice di calamo aromatico) – 1 parte

Long Pippal (pepe lungo) – 2 parti

Dry Ginger (zenzero secco) – 3 parti

Omum – 4 parti

Myrobalan fruit[7] (frutto di mirabolano: Haritaki in ayurveda)– 5 parti

Saussurea – 6 parti

Kodiveli[8] – 7 parti

Ridurre il tutto in fine polvere e mischiare bene. Quando è necessario prendere da 1 a 3 grammi di polvere sciolti in acqua calda.

Questa esatta esposizione cura: indigestione, problemi gastrici, e disperde l’eccesso di calore nel corpo.

4. Vaiswanara Churnam

Rock Salt (salgemma) - 1 parte

Omum – 2 parti

Cummin seed (semi di cumino) – 3 parti

Long Pippali (pepe lungo)– 4 parti

Dry Ginger (zenzero secco)– 5 parti

Outer shell of the Myrobalan fruit (calotte esterna del frutto di Mirabolano) – 6 parti

Ridurre il tutto in polvere fine e mischiare bene. Quando necessario prendere da 1 a 3 grammi di questa miscela,  con dell’acqua o del siero di latte. Prenderla tre volte al giorno. Cura i problemi dell’apparato digerente: il noioso mal di stomaco e la sensazione di bruciore allo stomaco.

5. Aswagandhi Churnam

Clove (chiodi di garofano)– 10 grammi

Sirunagappu[9] – 20 grammi

Cardamomo – 40 grammi

Black Pepper (pepe nero) – 80 grammi

Rice Pippali (riso al “pippali”: pepe lungo)– 160 grammi

Dry Ginger (zenzero secco) – 320 grammi

Withania[10]– 640 grammi

Sugar Candy (zucchero di canna candito) – 1280 grammi

Si può facilmente notare come la quantità degli ingredienti aumenti secondo i multipli di due. Anche questa è una specialità di Bhagavan Ramana. Negli antichi libri erboristici, la prescrizione di questa particolare cura non conteneva così tanti ingredienti e certamente non il loro aumento in proporzione.

Preparazione: pulire bene gli ingredienti, triturarli finemente e mischiarli bene. Questa è una medicina che dona vitalità generale, dà forza e vigore. Cura molti disturbi, anche quelli complicati.  Per una buona parte della mia pratica, prescrivo questa medicina ed ho trovato che dà risultati eccellenti. Questa formula mi ha fatto distinguere sia in campo professionale sia con i pazienti.

6.- Se si soffre di emorroidi, questa semplice ricetta curerà il disturbo:

Mangiare regolarmente una banana matura insieme ad un cucchiaino da the di semi di cumino macinati. Curerà il problema in poche settimane.

Questa ricetta fu data da Bhagavan ad uno yogi del Karnataka che soffriva di questo disturbo. La medesima informazione venne data dallo stesso Bhagavan a mio padre.

7.  Pitthari

Ghee (burro chiarificato)– 5 parti

Cummin Powder (polvere di cumino)– 5 parti

Sugar [zucchero]– 5 parti

Ginger (zenzero)– 1 parte

Grattugiare bene la radice di zenzero fresco e mischiarlo con tutti gli altri ingredienti.  Scaldare la mistura. Unire il succo di sette limoni, scaldare finché il composto sia molto caldo e invasare. Prenderne un cucchiaino da the due volte al giorno. Questa medicina cura l’indigestione e combatte l’eccesso di bile causato da una disfunzione del fegato.

8. Due ricette per i reumatismi

a) Prendere il succo della foglia di Tulasi si tratta del Tulsi, basilico sacro unirci un po’ di pepe in polvere e del ghee.  Una regolare assunzione di questo liquido curerà i reumatismi

b)Prendere dell’aglio e triturarlo insieme a dello zucchero di canna, mischiate con dell’olio di sesamo fino a formare un buon impasto. Una regolare assunzione di quest’impasto curerà i reumatismi.

Si può contattare il Dr. Manickam al:

Dr. V. Manickam - Sri Ramana Herbs

626-B1, Edukkupillaiyar Koil 5th Street,

Near Sintex Water Tank, Blue colour House

606 604 Vengikkal, Tiruvannamalai 

Tamil Nadu - South India

Cell: (0091) 9443435745

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Dr. Manickam is a registered practitioner…..Reg. No. 10327 (H)

 


[1]  Salsa di verdure tagliate piccole e purè di verdura, in genere insaporita con tamarindo e spezie.

[2] Polvere costituita da: grani di pepe nero, semi di coriandolo, semi di cumino e semi di peperoncino rosso.

[3] Piatto di verdure fresche con riso molto caldo con sopra del ghee e rasam.

[4] In italiano si tratta della bacca di crespino. Informazioni sull’uso ayurvedico di questa bacca a questo indirizzo http://www.drvikram.com/barberry.php

[5]  la saussurea è una pianta alpina. Informazioni a questo indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Saussurea. In ayurveda è chiamata kushta. A questi indirizzi le proprietà della pianta: http://easyayurveda.com/2013/09/19/kushta-saussurea-lappa-benefits-usage-dose-side-effects/ http://www2.ups.edu/faculty/bdasher/Chem361/Review_Articles_files/aryvedic%20plant.pdf

[6] Omum è il nome tamil della pianta chiamata Ajamoda o Ajiwan Informazioni per l’uso qui: http://www.astrojyoti.com/ayurvedaherbs.htm http://www.geocities.ws/ayurveda_adviser/ayurveda_ajwain.html

Il nome latino è Carum copticum , corrisponde al Carum ajowan Sprague una pianta ombrellifera annuale originaria del Medio Oriente, probabilmente dell'Egitto e principalmente coltivata e utilizzata nel subcontinente indiano, ma anche in Iran, in Egitto e in Afghanistan. Per l’utilizzo dell’estratto dei frutti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3501921/

[7] Mirabolano chebulico. In Ayurveda è noto come "Haritaki" ed è uno dei tre frutti che compongono la famosa Triphala (tre frutti) formato dalla polvere dei frutti essicati di Amalaki (Emblica officinalis o Phyllantus emblica), Haritaki (Terminalia Chebula) e Bibhitaki (Terminalia belerica). Su haritaki vedere qui: http://kefir.it/scheda-prodotto.asp?cod=74

[8] Il Kalivedi è una pianta Plumbago zeylanica di cui si utilizzano le radici polverizzate e mischiate  con l’olio di sesamo da applicare localmente per curare le emorroidi.

[9]  Nome sanscrito Naagakesaram (Nagkeshar), nome latino Mesua ferrea. Per le proprietà http://www.astrojyoti.com/ayurvedaherbs3-4.htm. E’ uno dei componenti della medicina ayurvedica Anjanaadi Gana.

[10] Withania somnifera (Ashwagandha) è chiamato anche ginseng indiano. In ayurveda è considerato un antistress naturale e tonico generale del sistema nervoso.