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1.  Oceano di nettare, pieno di grazia, sommergi l’universo nel Tuo splendore!. Oh Arunachala, il Supremo stesso! Sii Tu il sole che fa sbocciare il loto del mio Cuore nella Beatitudine.

- Questa è la stanza di apertura del Pancharatna in cui in forma di stotra (preghiera di Dio) contiene l’essenza della suprema conoscenza nata dalla realizzazione. Si dice che sia un sutra molto conciso e con un significato molto più profondo di quanto possa apparire superficialmente.

Arunachala – Aruna (luce) più achala (montagna), significa il tejolinga(simbolo della luce) di Siva. Il suo significato, per l’individuo, è che quando va oltre la consapevolezza-corpo, il Sé interiore brilla puro e chiaro.

L’ordinaria perdita della consapevolezza-corpo, in violenta emozione, deriva soltanto dall’oscurità, causata volontariamente con lo scopo della realizzazione del Sé, termina nell’illuminazione del Sé, solo attraverso la grazia di Dio.

L’illuminazione distrugge l’ego, e favorisce il completo abbandono di sé al Supremo. Il Supremo è eterno; il senso di eternità è beatitudine (nettare).

 

Proprio come il germoglio del loto, che vive in un acquitrino,  sboccia al sorgere del sole, così il Cuore, dietro la mente macchiata, brilla davanti per la grazia di Dio che è il Sé di tutti e che è eternamente visibile come Arunachala. Ma questo sole, dopo essere sorto non tramonta più e il Cuore dell’anima realizzata fiorisce una volta per tutte.

 

2. Oh Arunachala! in Te si forma il quadro dell’universo, ha la sua permanenza, e si dissolve; questa è la sublime verità. Tu sei il sé interiore,  che danzi nel Cuore come ‘Io’. ‘Cuore’ è il Tuo nome, Oh Signore!.  

-  Questo sloka si riferisce a Dio prima come creatore, preservatore e distruttore, e poi al realizzato dall’illuminato.

Il liberato dice che Dio è la permanenza dell’universo, così come il Cuore è dell’individuo. La parte deve essere della natura dell’intero; l’intero (Dio) è immensità. Tuttavia, non c’è distinzione tra il Cuore e Dio. Dio è consapevolezza, come il Cuore. Il Sé che tutto include e sublima, si manifesta come il sé individuale accompagnato da una forza caratterizzata percettibile come ‘ego’ o ‘Io’. Dicono che, se si facesse risalire l’ego, si percepirebbe una vibrazione dal Cuore, che significa il reale Sé.

 

3.  Colui che  si rivolge all’interno con mente tranquilla per cercare dove sorge la coscienza dell’’io’, realizza il Sé e riposa in Te, Oh Arunachala! come il fiume che si immerge nell’oceano.

-  Questo sloka concerne il jnana marga, il cammino della conoscenza, seguito da chi indaga e da chi cerca la verità. E’ uno dei tre o quattro sentieri per la realizzazione del Sé. Le vie sono jnana, yoga, bhakti e karma.

L’oceano, il contenitore di tutte le acque, evapora, le nubi si formano, la pioggia cade, i fiumi appena formati diventano irrequieti, come se dovessero trovare durante il corso la loro origine, e riposano soltanto dopo essersi scaricati nell’oceano. Ugualmente, l’individuo scaturito dal Cuore è irrequieto, e quando diventa adulto trova la sua propria sorgente. La via è la traccia dell’’ego’ nel Cuore. 


4. Rinunciando al mondo dei fenomeni, controllando mente e respiro, nell’interiore meditare su di Te, lo yogi vede la Tua luce, Oh Arunachala! E trova in Te la sua gioia.

-  Questa stanza concerne lo yoga marga, descritto nello Yoga Sutra di Patanjali.

Mentre il jnani cerca all’interno la sorgente dell’ego ed è liberato rintracciandolo nel Cuore, lo yogi, brama di vedere la gloria di Dio, si allontana da altre ricerche e si concentra su di Lui (nella forma o nome di Arunachala). Il colle, anche se di materia nella forma apparente, diventa pieno di vita e percepibile nella visione trascendentale dello yogi, come la gloriosa luce universale, lo stesso Sé.

 

5. Colui che rivolge la sua mente a Te e, vedendo Te, contempla sempre l’universo come Tua immagine, colui che in ogni istante Ti glorifica e Ti ama come non differente dal Sé, è il maestro senza rivali, essendo uno con te, Oh Arunachala, e si perde nella Tua beatitudine!

- La prima parte di questa stanza si riferisce al bhakti marga.

Glorificando Dio con immenso amore, si va oltre il samsara felici di essere assorbiti in Lui. Questa e’ bhakti. La visione trascendentale rivela Arunachala come proprio maestro,  e così le ripetute esperienze convincono dell’immanenza di Dio. Il risultato è il completo Abbandono di sé e ciò che rimane è il tutto-pervadente, e il sempre-presente glorioso Essere-Consapevolezza. La trascendenza rimuove i nomi e le forme e il risultato è infinità, eternità.

- La seconda parte della stanza si riferisce al karma marga.

Sentendo ovunque l’immanenza di Dio, ci si considera non agente, ma strumento per servire Dio. Ci sono tre aspetti di Dio in accordo alla propria realizzazione. Essi sono: Sat (Essere), Chit (Coscienza), Ananda (Beatitudine). L’aspetto Sat è enfatizzato dagli jnani che riposano nell’Essere dopo l’incessante ricerca, dello stesso, e della perduta individualità nel Supremo.

L’aspetto Chit è per gli yogi che si esercitano al controllo del respiro per quietare la mente e vedere poi la gloria (Coscienza di Essere) di Dio come la sola luce che illumina tutte le direzioni.

L’aspetto Ananda è per i devoti che diventano intossicati del nettare dell’amore di Dio e si perdono nell’esperienza della beatitudine. Riluttanti a lasciarla essi rimangono per sempre immersi in Dio.

I quattro sentieri non si escludono l’uno con l’altro. Ognuno è descritto separatamente in parole classiche soltanto per dare un’idea dell’appropriato aspetto di Dio ed interessare l’aspirante in accordo alle sue predisposizioni. Questo stotra, anche se breve, è compatto e può essere ampliato anche, agli interessi degli studenti e dei filosofi.

Arunagiri Ramana, per il beneficio di questo mondo, ha donato con gioia, nel dolce venbas Tamil, “Arunachala Pancharatna,” la saggezza concentrata del Vedanta, che fu rivelata, inizialmente, in sanscrito.

Possa il potere del nome di Arunachala, che generosamente dona la grazia, vivere per sempre!.

Possano i cinque inni mantenere sempre vivo il Suo nome! Possano i piedi del lodato Ramana, dalla cui parola sono fioriti i cinque inni, vivere per sempre!

Possano i virtuosi devoti che dimorano fermamente in questi piedi vivere per sempre.[1]


 
[1] Composto da Muruganar.