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“Non c’è tempo da perdere. Devo raggiungere il grembo di Arunagireeswara. Come fare? Vorrà mostrarmi la via?”, pensava Venkataraman e si alzò. Suo fratello gli chiese dove stesse andando, “Ho una lezione sull’elettricità alle ore dodici, devo assistervi,” rispose Venkataraman. Il fratello: “Molto bene, ci sono cinque rupie nella scatola al piano di sotto, prendi le chiavi dalla zia e paga la mia rata di iscrizione all’istituto. L’istituto è vicino alla tua scuola.” Il fratello non sapeva che inconsapevolmente stava facilitando il viaggio di Venkataraman, il quale doveva aver pensato che suo Padre stava venendo in suo aiuto. Ciò confermava il suo sentimento che la partenza era dovuta al comando di suo Padre. Scese giù, frettolosamente mangiò il cibo che la zia gli servì e prese i soldi come ordinato da suo fratello.

Come conoscere la strada? Non se la sentiva di chiederlo a qualcuno.

Anni dopo, un compagno di classe di Bhagavan, Ranga Iyer, ebbe il suo darshan, e prostrato di fronte a lui gli chiese: “Perché non dicesti neanche a me che stavi per lasciare la tua casa?” la risposta fu: “Veramente non sapevo nemmeno io che stavo lasciando casa”.

Venkataraman consultò un vecchio atlante e notò che Tindivanam, sulla linea ferroviaria Villupuram-Madras, era il capolinea più vicino ad Arunachala. Ma la stazione di Tiruvannamalai era sulla linea ferroviaria Villupuram-Katpadi che era stata progettata anni prima e quindi non c’era nel vecchio atlante. Il prezzo per Tindivanam era di tre rupie. Prese soltanto l’importo che gli serviva e mise le due rupie nella scatola. Scrisse una breve nota indirizzandola a suo fratello, la mise vicino alla scatola e s’imbarcò per il suo viaggio. Ecco quello che lasciò scritto:

“Sono in cerca di mio Padre e in obbedienza al suo comando partirò da qui. E’ un imbarco per un impresa virtuosa. Pertanto nessuno si addolori per 'questo'. Non c’è bisogno di spendere denaro per rintracciare 'questo'.

P.S. La tua tassa d’iscrizione non è stata pagata. Sono incluse due rupie.

Alcuni dicono, che questa lettera è segno della costante crescita di consapevolezza del Sé. Fu così? L’io iniziale, non indica l’identificazione di Venkataraman con il corpo, sminuirebbe la sua già acquisita realizzazione della distinzione tra il corpo e il Sé. Il non firmare la lettera, non fu dovuto all’assenza dell’agente, dopotutto egli aveva scritto la lettera, egli era immerso nell’entità senza forma. Perciò non sembra corretto supporre che non avesse coscienza di Venkataraman l’individuo. Nella frase “tua…iscrizione” la distinzione tra ‘me’ e ‘te’ è abbastanza ovvia. Le sole cose che sono chiare nella lettera sono la conoscenza del Sé come distinto dal corpo, le azioni prendono posto senza alcuna intenzione particolare, la preoccupazione verso i suoi congiunti affinché non si disturbassero per lui è un nobile tratto distintivo.

Quel giorno il treno doveva arrivare alle 12, ma ebbe un ora di ritardo. Se fosse arrivato in orario Venkataraman l’avrebbe perso, perché gli ci volle tempo per raggiungere a piedi la stazione. Venkataraman pensò che fosse un ulteriore prova di Dio che lo attraeva come un magnete e risolveva tutti gli inconvenienti che si presentavano durante il cammino. Comprò il biglietto per Tindivanam pagando poco meno di tre rupie. Se avesse visto poco più sotto al prezzo del biglietto si sarebbe accorto che la linea Villupuram-Katpadi arrivava a Tiruvannamalai. Ma la sua mente era concentrata solamente su Arunachala e così non osservò niente altro che la sua meta. Era in uno stato di eccitazione e non aveva alcun interesse a contattare alcuno. Salì sul treno e sedette tranquillo. Il treno correva, e lui non si girò indietro a guardare la bella città di Madurai, a quei cari luoghi che facevano parte della sua infanzia. Venkataraman sedeva con gli occhi chiusi dimentico del suo corpo fisico o era il suo corpo che stava volando nel “cielo interiore”?

Lungo le alture del Sud scorreva il fiume Vaigai, c’erano verdi campi,  piantagioni di cocco e di mango, tutta la generosità della Natura si mostrava come un dipinto. Non era questa terra meravigliosa una manifestazione di Easwara? Poco dopo si presentò il forte di Dindigul dove Venkataraman nei suoi anni giovanili giocava; c’era soltanto un gioco per Venkataraman, quello di dimorare nell’oceano di nettare della beatitudine! Tale era lo stato di Venkataraman; come poteva guardare la bellezza della Natura o i suoi ritrovi favoriti dei tempi che furono?