Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

user_mobilelogo

Il sole stava tramontando. Un maulvi(1) che aveva preso posto nello stesso scompartimento stava narrando al suo compagno di viaggio, il quale era assorbito nella gioia della sua ricerca, le storie di vari saggi. Il ragazzo era indifferente, non apriva nemmeno gli occhi.  Il maulvi, incuriosito, si avvicinò e gli chiese, “Svami, dove state andando?” Venkataraman: Tiruvannamalai

Maulvi: Anche io vado lì.

Venkataraman: Davvero?

Maulvi: Non esattamente, ma a Tirukkoilur la stazione dopo.

Venkataraman: (Sorpreso) Vi è un treno per Tiruvannamalai?

Maulvi: Naturalmente. Per quale stazione avete comprato il biglietto?

Venkataraman: Per Tindivanam.

Maulvi: Oh accipicchia! Perché per Tindivanam?  Dovete scendere a Villupuram e prendere un altro treno che va a Tirukkoilur e Tiruvannamalai.

Suo Padre stava dando un aiuto a Suo figlio! Se così non fosse, perché il maulvi era capitato nello stesso scompartimento? e perché lo avrebbe avvicinato informandolo di tanti dettagli?

Forse, l’Uno con i capelli arruffati, Shiva, lo guidava. Rallegrato, Venkataraman riprese la sua meditazione.

Dopo un po’ di tempo riaprì gli occhi, era già buio, quando il treno raggiunse la stazione di Tiruchchirapalli. Stranamente il maulvi non si era visto; ed era anche strano che Venkataraman non avesse fame, avere questa sensazione era come se fosse legato ad un dovere. Comprò due mele e iniziò a mangiare, aveva appena dato due morsi che si sentì sazio, anche questo era abbastanza strano perchè normalmente prendeva un pasto sostanzioso; ma in questa occasione poco cibo era sufficiente, e ripiombò nel suo stato beato fino a che il treno non raggiunse la stazione di Villipuram. Venkataraman scese e iniziò a cercare la via per Tiruvannamalai, esitava di chiederla a qualcuno, - Suo Padre continuava ancora nel suo aiuto! - mentre stava camminando, Venkataraman vide dei cartelli uno dei quali indicava “Mambalapattu”, ma non sapeva che Mambalapattu era sulla via per Tiruvannamalai.

Vagava intorno affamato e stanco quando raggiunse un albergo in cui gli fu detto che il cibo sarebbe stato pronto soltanto per mezzogiorno, il ragazzo decise di aspettare, si sedette e sprofondò subito in meditazione. Il direttore dell’albergo stava osservando che il ragazzo che era luminoso, discreto, aveva folti capelli neri e orecchini, senza alcun bagaglio e estraneo al mondo! Chi poteva essere? A mezzogiorno il cibo era pronto, il direttore svegliò Venkataraman e lo servì. Lui voleva pagare il cibo ma il direttore non volle intuendo che il ragazzo avesse pochi soldi. Forse era il modo del Signore di mostrare la Sua grazia!

Con quei pochi soldi Venkataraman comprò il biglietto per Mambalapattu, arrivato che fu alla stazione iniziò a camminare finchè fu buio, fino a raggiungere il tempio di Arayaninallur..

Arayaninallur, conosciuta anche come Sivalankapuri, è un grande centro di pellegrinaggio, su una collinetta vicino al villaggio si trova il tempio di Atulyanatheswara.

Si racconta che: "Il grande poeta-santo Jnana Sambandar stava celebrando la funzione in lode alla divinità Atulyanatheswara e stava, anche, benedicendo un immagine di Arunachaleswara. Quando Sambandar si fu seduto in meditazione, Arunachaleswara gli apparve prima come una colonna di luce e poi come un vecchio bramino, ma Sambandar non riconobbe il vecchio bramino e iniziò a fargli delle domande. Il vecchio rispose che abitava ad Arunagiri e che visitava ogni giorno Arayaninallur per raccogliere fiori per Arunachaleswara. Sambandar chiese al bramino di portarlo ad Arunagiri, ed egli accettò. Durante il cammino, il bramino sparì, una banda di rapinatori circondò Sambandar e il suo seguito derubandoli dei loro effetti personali. Sambandar fu colto di sorpresa e pregò in silenzio il Signore che rivelò se stesso dicendo a Sambandar che i ladri facevano parte del Suo seguito (gana) e gli promise di farlo attraversare se fosse rimasto come ospite a pranzo, e che gli sarebbe stata restituita anche la refurtiva. Di solito Sambandar non mangiava mai senza aver servito prima gli ospiti ma in quell’occasione divenne egli stesso un ospite di Easwara. Come raggiunse Arunachala, e come Sambandar celebrò la lode ad Arunachaleswara è una storia diversa." 

Stanco ed esausto, Venkataraman  raggiunse il tempio, trovando la porta chiusa aspettò l’arrivo del prete.  Il prete arrivò ed iniziò a celebrare la  puja, Venkataraman si sedette in fondo al corridoio, chiuse gli occhi, aprì il suo cuore e mentalmente iniziò la sua  pooja a Easwara. Fu proprio in quello stesso luogo che Jnana Sambandar vide la colonna di luce, quell’esperienza vissuta quando aveva appena sedici anni. 

All’improvviso una luce intensa, da una sorgente sconosciuta avvolse Venkataraman che aprì gli occhi e non vide altro che questa brillante luce pervadere tutto. Pensò che fosse la luce della Divinità e si avviò verso il sanctum sanctorum, ma quando lo raggiunse la luce svanì, il sanctum sanctorum era buio e la luce non poteva venire da li.

Ma da dove veniva? Il suo atma-jyoti splendeva davanti a lui dal suo Cuore? Oppure Easwara lo invitava, proprio come aveva fatto con Jnana Sambandar? Easwara su cui aveva sempre meditato gli concedeva la conoscenza del Se? (Chokkanatha(2) apparve nella forma del maulvi e promise di accompagnare Venkataraman fino a Tirukkoilur – dopo tutto, Arayaninallur faceva parte di Tirukkoilur. Forse la sua giurisdizione finiva lì e quella di Arunachaleswara iniziava dopo – forse venne anche in questa forma per assumersi la responsabilità di proteggere da allora in poi Venkataraman). 

Venkataraman ritornò al posto di prima, nel corridoio, e riprese la meditazione. Il prete terminò la sua puja e ad alta voce chiese: “Chi e’ là? E’ ora di chiudere il tempio, alzati e vai.” Venkataraman destandosi dalla sua meditazione implorò per un pò di prasad, ma Il prete bruscamente rispose: “Qui non c’è cibo pronto per te.” "D’accordo, ma per questa notte lasciami restare,” chiese Venkataraman, il pujari (devoto) del tempio intervenne e disse: “Kilur è a circa un miglio da qui, lì vi è il tempio di Virateswarar e puoi chiedere un po’ di prasad dopo la cerimonia. Affrettati.” Venkataraman fu accompagnato al tempio, appena seduto cadde in meditazione per tutto il tempo della puja. Il prete che stava offrendo la prasad rifiutò di offrirgliene un po’, ma uno dei musicisti del tempio provò pietà per il ragazzo che era cosi affaticato, e propose al prete di dare al ragazzo la sua parte di prasad.             

Qualcuno portò Venkataraman ad una casa lì vicino per farlo bere, ma nemmeno il tempo di raggiungere la casa che egli svenne e nessuno capiva se ciò fosse dovuto a debolezza, a sonno o alla meditazione. Dopo un pò il ragazzo si riprese e comunicò che veniva da un altro luogo, nel mentre si accorse che il cibo rimastogli era sparso a terra e che una folla  si era riunita intorno a lui, osservandolo, Venkataraman raccolse il cibo, bevve un poco d’acqua e si addormentò lì sulla strada.

Il giorno seguente, 31 agosto del 1896, era il Gokula-Ashtami (l'anniversario della nascita di Sri Krishna), era affamato e doveva ancora percorrere venti miglia. Mentre stava camminando vide una casa con la porta socchiusa,  non riusciva a vedere nessuno all’interno, quindi si avvicinò e chiese al proprietario, Muthukrishna Bhagavatar che in quel momento stava facendo il bagno, tanto cibo quanto poteva pagare con i pochi spicci rimasti. Bhagavatar aveva una sorella vedova che si occupava della casa, ma al momento non c'era perchè era andata al fiume vicino a prendere l’acqua, non c’era nessun altro in casa e Bhagavatar gli chiese di aspettare il suo ritorno.

Nel frattempo la sorella, che era di ritorno, vedendo il ragazzo chiedere il cibo, lo considerò Krishna venuto in forma di un Bramino adolescente. Vide dal suo volto la sofferenza per la fame e sebbene avesse cominciato a cucinare intuì che il ragazzo non avrebbe resistito a lungo a stomaco vuoto. Gli disse: “vieni, per il momento ti servirò del cibo che è rimasto.” Venkataraman aveva appena preso due bocconi che la fame svanì, ma la signora non lo lasciò andar via finché non ebbe mangiato tutto il cibo servito. Ma Venkataraman non aveva più energie per camminare ancora.

Non aveva soldi per comprare il biglietto del treno. E se avesse venduto gli orecchini con il rubino? Ma non aveva esperienza di questioni commerciali. Finalmente pensò che la cosa migliore era emettere un prestito quindi si avvicinò a Bhagavatar. Rispose a tutte le domande del Bhagavatar e aggiunse per buona precauzione di aver perduto i bagagli sul treno, gli diede anche il suo vero indirizzo – confidando che a quella distanza nessuna notizia poteva giungere alla sua famiglia. Il Bhagavatar esaminò gli orecchini e si ritenne soddisfatto della loro qualità, stimò il prezzo per venti rupie, ma il ragazzo ne voleva soltanto quattro e non voleva sentir ragioni, al ché Bhagavatar gli diede il denaro richiesto.

Intanto, il cibo era pronto. La signora li invitò entrambi e servì un sontuoso pasto -  era un giorno di festa e la sua gioia non conosceva limiti, lei pensava che il suo ospite non era altri che Krishna. Preparò anche vari dolci come offerta a Krishna, e quella sera ne diede un pacchetto al suo ospite addirittura prima di offrirli a Krishna. Come fu benedetta.

Bhagavatar promise a Venkataraman di rendergli gli orecchini appena possibile. Il ragazzo prese il pacchetto di dolci e si avvio alla stazione. A poca distanza dalla casa, strappò il foglietto su cui vi era scritto l’indirizzo di Bhagavatar – non era più coinvolto alle cose terrene? Raggiunse la stazione e quella notte dormì là. Il treno arrivò la mattina presto e Venkataraman comprò il biglietto per Tiruvannamalai.

Abbiamo parlato diverse volte dell’appetito di Venkataraman, è vero, egli sperimentò la fame, il suo corpo era debole e in diverse occasioni sarebbe anche svenuto, ma quando si apprestava a mangiare poco cibo gli era sufficiente; non vi era una ragione a tutto ciò?.

 

(1) Pandit o teologo musulmano

(2) epiteto di Vishnu