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Che cosa significa Sri Bhagavan per me? Dopo aver sperimentato per molti anni il dono della sua grazia, posso rispondere: “Per me è ogni cosa. E’ il mio Guru e il mio Dio”. Posso dirlo serenamente, perché se non avessi avuto la sorte benigna di incontrarlo e dopo, quella di stare in stretto contatto con lui, starei ancora brancolando nell’oscurità. Sarei ancora un San Tommaso dubitante.

Come ebbe inizio?

Quando avevo diciotto anni lessi molti libri di Vivekananda e di Swami Rama Tirtha. Queste letture generarono il desiderio in me di diventare  un sannyasin, come gli autori di quei libri. I loro scritti impiantarono in me, anche, l’ideale di una vita semplice, di alti pensieri e dedicata alla spiritualità.

In un modo o nell’altro, il desiderio di diventare un sannyasin, non fu mai realizzato, ma l’ideale di una vita impegnata si imprimeva nella mia mente sempre più profondamente.

All’età di venti’anni ebbi la buona fortuna di contattare il Mahatma Gandhi. I suoi ideali conquistarono il mio cuore e per diversi anni, fedelmente, tentai di porli in pratica.

Stavo facendo i miei doveri al meglio della mia capacità e conducevo, meglio che potevo, una vita pura e impegnata, questo fino all’età di trentotto anni. A quella età lo scetticismo iniziò ad assalirmi e la mia mente divenne la casa di tutte le specie di dubbi. Iniziai a dubitare degli ideali di Gandhiji; iniziai a dubitare dei sadhu e dei sannyasin; dubitai della religione e, persino, iniziai a dubitare dell’esistenza di Dio.

Fu in quell’oscuro periodo della mia vita che ascoltai per la prima volta informazioni su Sri Ramana Maharshi. A quel tempo mi sembrava di dirigermi velocemente verso il totale scetticismo. Il mondo mi appariva pieno di ingiustizia, crudeltà, avidità, odio e altri mali. L’esistenza di tutto ciò, logicamente, mi conduceva a una forte incredulità in Dio. Se –argomentavo tra me e me – Se Egli esistesse veramente, come potrebbero prosperare l'oscurità e la malvagità? Dubbi su dubbi mi assalivano come ombre oscure che ostinatamente mi inseguivano, come conseguenza, persi qualsiasi tipo rispetto. Avevo ancora un minimo di rispetto verso sadhu e sannyasin. Mi stavo allontanando lentamente, ma sicuramente, dall'interesse verso la religione. La stessa parola di Dio, divenne un sinonimo nella mia mente di un astuto trucco per ingannare la credulità del mondo. In breve iniziai a vivere una vita senza ottimismo e senza fede. Non ero felice nella mia incredulità, la mia mente prese l’aspetto di acque turbolente e sentii che tutto intorno me era come un fuoco impetuoso e rovente che credevo bruciasse le mie viscere.

Un giorno, mentre viaggiavo come al solito su un treno per andare in l’ufficio, mi capitò di incontrare un amico che aveva trascorso una decina d’anni in Europa e in America. Non lo incontravo da molto tempo e ogni tanto mi chiedevo dove fosse finito. Rispondendo alla mia domanda sulle sue recenti attività disse che era stato allo Sri Ramanasramam; si lanciò immediatamente nella descrizione del luogoì. Mentre tentava di raccontare la sua esperienza del darshan di Sri Bhagavan tirò fuori dalla sua tasca un piccolo pacchetto che mi porse. Gli chiesi cosa contenesse e mi spiegò che conteneva qualcosa di estremamente prezioso: della vibhuti, sacra cenere portata dall’asramam. Insistette perché l’accettassi. Il suo gentile invito non mi interessava anzi, mi faceva anche sorridere.

Perciò dissi sdegnosamente: “Scusami, ma penso che tutte queste cose siano solo falsità e ipocrisia, ti chiedo di credermi e di  non fraintendermi se rifiuto di accettare”. 

Il mio amico allora rispose che: rifiutando il suo dono non insultavo solamente lui, ma anche la vibhuti.

Pensai che tutto questo fosse piuttosto comico, ma per placarlo replicai: “Bene, se le cose stanno così, per far piacere a te, prenderò un pizzico di queste ceneri a condizione che tu mi permetta di farne ciò che voglio". 

Inaspettatamente annuì con un cenno del capo e mi diede il pacchetto. Mentre mi osservava, un sorriso apparve sulle sue labbra mentre ne prendevo un pizzico. Questo sorriso fu la prefazione per una zelante esposizione su Sri Bhagavan e la sua miracolosa grandezza. Mentre era perso nel suo entusiasmo missionario, furtivamente, lasciai cadere la cenere sul pavimento del compartimento. Per essere del tutto franco fu un sollievo quando il mio amico concluse quel che, allora, considerai essere una puerile e inutile lezione, e alla fine  osservai: “Ho un assoluto disprezzo per questi cosiddetti santi”. 

Il mio amico si rifiutò di cedere, insistette nell'inculcarmi che Sri Ramana non era un cosiddetto santo, ma un autentico saggio riconosciuto tale da tutti i grandi eruditi di tutto il mondo. Mi suggerì, per il mio beneficio, di leggere qualcosa su di lui. Per iniziare, mi diede un piccolo libro intitolato, “Sri Maharshi”  scritto da Sri Kamath, l’editore del Sunday Times di Madras.

Devo confessare che, a dispetto dei miei pregiudizi, il libro evocò in me un certo interesse in Sri Bhagavan. Dopo aver finito questo piccolo libro, mi sentii abbastanza curioso per approfondire questo interesse tanto da farmi prestare un altro suo libro da un amico. Era la seconda edizione del Self-Realisation, la più antica ed estesa biografia di Sri Bhagavan. Da allora il mio interesse crebbe senza che me ne rendessi conto. Poco tempo dopo sentii l’impulso di scrivere allo Sri Ramanasramam per chiedere tutti gli scritti su Sri Bhagavan che erano disponibili in inglese. Come iniziai a studiarli, con grande avidità, trovai che la mia prospettiva della vita iniziava a subire una sottile trasformazione, ma solo parzialmente. Nel fondo della mia mente vi era ancora celato un pesante dubbio, come una nuvola, che maculava lo stato di raccoglimento interiore in cui mi trovavo. Il mio vecchio scetticismo non voleva cedere così facilmente il posto a questa nuova fede che si stava, apparentemente, inculcando nella mia mente. Il mio scetticismo tentava di cambiare la mia nuova fede argomentando: “Ci sono così tanti libri che sono meravigliosi da leggere, ma i loro autori, spesso, non sono così meravigliosi da conoscere. E’ possibile che gli uomini insegnino la verità senza averla vissuta? Che utilità ha dunque questo libro per quanto meraviglioso?"

Per combattere questa incertezza decisi di scrivere direttamente a Sri Bhagavan. Nei mesi successivi gli scrissi diverse lettere, che ebbero tutte risposta dall’asramam con rara puntualità. Sebbene che dalle lettere  si respirasse l’insegnamento del Maestro, difficilmente mi davano la possibilità di avere uno scorcio del vivere quotidiano con lui. A causa di ciò iniziai a essere tormentato dal desiderio di visitare l’asramam per vedere, con i miei occhi, come andavano le cose. Per soddisfare tale desiderio feci la mia prima visita allo Sri Ramanasramam nella festività di Natale del 1938.

All'inizio, fui terribilmente deluso perché nulla sembrava andare nel modo che mi aspettavo. Trovai Bhagavan seduto su un divano, quieto e immobile come una statua. La sua presenza non sembrava emanare nulla di insolito e fui veramente deluso nello scoprire che  non mostrava alcun interesse per me. Io mi aspettavo calore ed intimità, ma sfortunatamente, avevo l’impressione di trovarmi in presenza di qualcuno che mancava di entrambe.

Dalla mattina alla sera sedevo aspettando di intravedere la sua grazia, un suo interesse per me, uno sconosciuto che era venuto da Bombay per incontrarlo, ma non evocai nessuna reazione in lui. Sri Bhagavan, semplicemente, sembrava freddo e insensibile. Dopo aver riposto in lui tali speranze, la sua apparente mancanza di interesse, quasi ruppe il mio cuore. Alla fine decisi di lasciare l’asramam pienamente consapevole che, se lo facevo, sarei stato più scettico e caparbio di prima.

Ogni sera veniva cantato il Veda Parayana alla presenza di Sri Bhagavan. Era uno dei momenti più attraenti del programma giornaliero, ma nel mio stato di depressione, il canto risultò piatto alle mie orecchie. Era la sera del giorno in cui avevo deciso di partire. Il sole stava tramontando come per darmi un triste addio e l’oscurità si diffondeva sopra la collina e nel mio cuore. L’oscurità s’infittì fino a che i contorni delle cose sparirono nella tenebra della notte. Nel mio stato emotivo la luce elettrica che era stata accesa nella sala sembrava simile a una ferita vivente nel corpo dell’oscurità. La mia mente, che era profondamente tormentata, sentiva che l’atmosfera psichica nella sala era afosa e soffocante. Incapace di sostenerla ancora andai fuori, per avere una boccata di aria fresca. Un giovane uomo, chiamato Gopalam, venne da me e mi chiese da dove venivo.

“Bombay”, risposi. 

Mi chiese se ero stato presentato al Maestro e quando risposi di no, fu molto sorpreso. Immediatamente mi condusse nell’ufficio, mi presentò al Sarvadhikari e quindi andammo nella sala dove mi presentarono a Sri Bhagavan. Quando udì il mio nome gli occhi di Sri Bhagavan, scintillando come stelle, si volsero verso di me e mi guardarono dritto negli occhi. Poi con grazia e con un sorriso radioso mi chiese se ero un gujerati. Risposi che lo ero. Immediatamente mandò a prendere delle copie della traduzione in gujerati di Sri Kishorelal Mashruwala della Upadesa Saram, e mi chiese di cantare i versi in gujerati del libro.

“Ma non sono un cantore” risposi, esitando a cantare. Ma quando divenne chiaro che si aspettava che lo facessi, abbandonai la mia iniziale esitazione e iniziai a cantare i versi del libro. Cantavo da circa quindici minuti, quando la campana del pasto serale suonò. Per tutto il tempo che cantai potei sentire il penetrante sguardo di Sri Bhagavan. Sembrava che la luce dei suoi occhi pervadesse la mia coscienza, persino senza che ne fossi consapevole. Il suo sguardo silenzioso portò una sottile, ma definitiva trasformazione in me. L’oscurità, che pochi minuti prima sembrava pesante e insopportabile, gradualmente si illuminò e si sciolse in un ardere di benessere. La tristezza di un tempo scomparve completamente lasciando nel mio cuore un inesplicabile emozione di gioia. Le mie membra sembravano essere state lavate nelle onde di un oceano di libertà.

Quella sera sedetti vicino a Sri Bhagavan nella stanza da pranzo. Nel mio essere in quel momento, il cibo che mangiavo sembrava avere un inusuale gusto senza precedenti. Sentivo, che partecipavo a qualche convivio celeste, alla diretta presenza di Dio. Dopo aver avuto tale esperienza, naturalmente abbandonai tutti i pensieri di lasciare l’asramam quella notte. Rimasi altri tre giorni per approfondire la sacra e straordinaria esperienza che era appena iniziata, un’esperienza di divina grazia che, sentivo, mi avrebbe condotto nella direzione della liberazione.

Durante i tre giorni che rimasi in prossimità del Divino Maestro, scoprii che la mia intera prospettiva era completamente cambiata. Dopo quel breve periodo, del mio vecchio sé era rimasta ben poca traccia, un sé che era stato legato a tutte le specie di preconcetti e pregiudizi. Sentii che avevo perso le catene che avevano incatenato gli occhi della vera visione. Divenni consapevole che l’intera struttura della mia mente era sottoposta a una trasformazione. I colori del mondo sembravano differenti e persino l’ordinaria luce del giorno prese un aspetto etereo. Iniziai a vedere la follia e la futilità nell’aver girato lo sguardo solo sul lato oscuro della vita.

In quei pochi giorni, Sri Bhagavan, il divino mago, mi aprì uno strano nuovo mondo di illuminazione, speranza e gioia. Sentii che la sua presenza sulla terra, da sola, costituiva sufficiente prova che l’umanità, sofferente e ferita a causa della sua ostinata ignoranza, poteva essere innalzata e salvata. Per la prima volta compresi pienamente il significato del “darshan”.

Mentre stavo nel letto, nella stanza degli ospiti dell’asramam, ritornò nella mia mente l’incontro avvenuto sul treno, a Bombay. Ricordai la cieca audacia che mi aveva spinto a gettare per tre volte la santa vibhuti con disprezzo sul pavimento della vettura ferroviaria. Oggi anche un solo granello di quella vibhuti è un tesoro per me.

“O Maestro” - pensavo fra me e me -, che miracolosa  trasformazione è mai questa! Perché ho dovuto passare metà della mia vita prima d'incontrarti? Metà del tempo della vita trascorso tra errori e cadute su cadute. Ma io penso, Maestro mio, che tu voglia dire che il tempo è un concetto mentale. Perché sento che, nella tua visione, i tuoi Bhakta sono sempre stati con te e vicino a te".

Mentre questi pensieri stavano passando nella mia mente, caddi lentamente in un sonno profondo. La mattina successiva mi alzai in uno stato di ringiovanimento; c’era un nuovo vigore nelle mie membra e consapevolezza di avere il cuore permeato di luce. Il terzo giorno dalla mia visita, dovetti tristemente lasciare Sri Bhagavan. Ero ancora abbastanza umano, ancora preso nel senso del tempo e dello spazio, il congedo mi lasciò con un senso di dolore e di vuoto nel cuore, ma non ci fu disperazione. Qualcosa mi assicurò che sarei ritornato ai piedi del Maestro, più presto di quanto potessi immaginare.

La mia intuizione si rivelò corretta. Negli anni che seguirono feci ripetute visite all'asramam e ciascuna visita approfondì l'esperienza di luce interiore, tonificò i miei nervi e soffuse i miei sensi con una crescente euforia.

Nel 1945 decisi di chiudere la mia tipografia a Bombay per stabilirmi allo Sri Ramanasramam. Non avevo un piano prestabilito per chiudere la mia attività; semplicemente cercai appoggio in Sri Bhagavan. Egli rispose alle mie devote preghiere.

Nella prime ore del mattino, mentre ero ancora nel mio letto e sveglio solo per metà, ebbi una visione in cui mi apparve Sri Bhagavan. Al suo fianco stava un signore che riconobbi come un mio amico. Egli non era mai stato all’asramam e non aveva mai mostrato alcuna fede in Sri Bhagavan o in me.

Bhagavan:”Vuoi vendere la tua stamperia, non è vero?”

Io: “Si, Bhagavan, ma devo trovare un acquirente”.

Bhagavan (mostrando il mio amico che stava al suo fianco): “Qui c’è l’acquirente. Lui vuole comprare la tua tipografia, tu vendigliela.

Io: “Dal momento che Sri Bhagavan è stato così gentile da mostrarmi l’acquirente, potrebbe anche favorirmi indicandomi la somma per effettuare la vendita?

Allora Sri Bhagavan mi mostrò cinque figure sul muro di fronte che brillavano come un’insegna al neon. La somma indicata era del tutto ragionevole, né bassa, né eccessiva.

Sri Bhagavan e il mio amico sparirono dalla mia vista e la visione ebbe termine. In sé e per sé la visione fu abbastanza sbalorditiva, ma accadde  altro.

Quando quel giorno entrai nella mia stamperia, alle undici del mattino, l’amico della visione era lì che mi stava aspettando. Naturalmente  era venuto per parlarmi di altri lavori, non aveva idea che era stato scelto come futuro acquirente. Sentendo che era Sri Bhagavan ad avermelo mandato, gli parlai della visione che avevo avuto poche ore prima. Egli mi ascoltò con molta attenzione. Quando terminai il mio racconto semplicemente commentò: “Comprerò la tua stamperia al prezzo indicato dal tuo Guru”.

Non ci fu limite alla mia gioia. Il mio desiderio di vendere era stato realizzato per mezzo della grazia di Sri Bhagavan e la vendita fu completata in meno di un minuto.(Continua)