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Si narra (e la storia, se storicamente vera o no, non è meno significativa) che, dopo il conseguimento dell’Illuminazione, il primo impulso del Buddha fu di dimorare nello splendore della Beatitudine senza tornare indietro per trasmettere l’incomunicabile all’umanità. Egli poi rifletté: “Ci sono alcuni che sono chiaroveggenti e non necessitano del mio insegnamento, altri i cui occhi sono così annebbiati dalla polvere che, benché dato, non gli daranno attenzione, ma, fra questi due, ci sono anche altri con poca polvere nei loro occhi che possono essere aiutati a vedere, per amore di questi io ritornerò fra l’umanità e insegnerò”.

E’ per quelli con poca polvere negli occhi che questo giornale è destinato.

Il suo obbiettivo è di mostrare che c’è uno stato più soddisfacente di quello dell’ignorante che è confuso, senza guida e di frustazione dell’uomo moderno, e uno più alto, più soddisfacente e più duraturo in alternativa a quello dato dalle ricchezze o dal lusso, dall'arte o dalla musica, o dall'amore fra uomo e donna; un tale stato può essere raggiunto nella propria vita e, "che lo scopo di tutte le religioni è di condurre gli uomini verso Quello, benché in differenti vie”.
Dico “verso” piuttosto che “a” perché, anche se il supremo stato può non essere realizzato in questa vita, il semplice approccio ad esso può portare una pace alla mente e ai sensi; uno stato di benessere non altrimenti realizzabile.

I mistici hanno avutospesso visioni spontaneedi un più alto o del più alto stato coscienziale; quelli che di natura psichica hanno esperienze di fuoriuscita dal corpo e altre precluse all’uomo ordinario ma, tutte, sono di poca importanza dinanzi alla ricerca della realizzazione. Tali poteri o esperienze possono essere un aiuto, in una certa fase e in certi tipi di percorso, ma esse possono essere di ostacolo e distrazione. Simili al brano delle sirene, nell'Odissea) che Ulisse udì, ma, contro cui, creò dei tappi per le orecchie della sua ciurma. Se i piaceri del mondo fisico sono seducenti, quelli del mondo sottile, certamente, non sono da meno.

Cristo disse che se un uomo raggiunge il regno dei cieli tutto il resto gli sarà datò ma ciò dopo averlo conseguito. Se egli prima cerca tutto il resto verosimilmente non lo otterrà. Egli è sicuro di avere le proprie orecchie tappate.

La ricerca non è più breve e non meno ardua per coloro che hanno tali poteri e esperienze rispetto a coloro che non li hanno.
La Realizzazione non è qualcosa come la musica per cui alcuni sono, per natura, più dotati che altri; è fondamentalmente differente, dal momento che la musica richiede lo sviluppo di una facoltà che è più forte in alcuni e più debole in altri, laddove la realizzazione è la scoperta di un'identificazione con il Sé che possiede le facoltà.
E molto difficile, forse impossibile, dire chi può e vuole comprendere. Non ha certamente nulla in comune con le abilità intellettuali, come comunemente intese. In verità le scritture delle varie religioni concordano nell’avvertire che né l’intelligenza, né la cultura sono una qualificazione. Esse possono essere anche un ostacolo.

“Sono piuttosto salvati gli incolti che quelli, a dispetto della loro cultura, il cui ego non ha ancora ceduto*”.

“La modesta conoscenza di sé stesso è una sicura via a Dio più che le profonde ricerche secondo la scienza**"

" Uno scienziato può fallire nel comprendere le scienze spirituali, un filosofo essere non recettivo alla Philophia Perennis, uno psicologo rimanere ignorante di ciò che sottostà alla mente. In altre parole un maestro spirituale può o non può essere un intellettuale: Ramana Maharshi lo era, ma Sri Ramakrishna era un estatico con la mente di un contadino più che di un filosofo, mentre San Ignazio di Loyola era, per temperamento, così avverso allo studio che gli occorse un grande sforzo per ottenere la laurea, senza cui, la Chiesa, non permetteva di insegnare, e arrivò alla mezza età prima di poterlo fare."

* (Collected Works of Ramana Maharshi, Supplementary Forty Verses, v. 36. Rider and Sri Ramanasramam)
** ( The Imitation of Christ by Thomas Kenpis)

Un Maestro può sentire chi è la sua gente e condurla da lui, ma, persino questo, non è una buona garanzia del risultato della ricerca.
Giuda era fra i più stretti discepoli di Cristo e Devadatta fra quelli del Buddha, mentre a Maometto è detto nel Corano: “Tu non puoi salvare quelli che vuoi ma quelli che Dio vuole”.

Ciò che è richiesto è piuttosto la buona volontà di aprire le proprie orecchie alla verità, di abbandonare sé stesso, rinunciare al proprio ego, concepire la possibilità della sua non esistenza, rinunciare alla propria vita per amore di Cristo. Questo il perché nel Corano si parla degli infedeli più come perversi che come ignoranti, dicendo che, se persino un angelo del cielo verrebbe a spiegare a loro, essi non ascolterebbero.

La comprensione intellettuale non è abbastanza. Né il credere, nel senso di una convinzione, che questo o quello accadrà dopo la morte. Quel che è necessario è mettere le proprie mani all’aratro, come Cristo fece, per intraprendere la vera alchimia, trasmutando i rifiuti nella propria natura in oro. Questa è la cerca del Sangraal, la ricerca dell’elisir della vita, l’eterna giovinezza dello Spirito. E’ la via degli eroi, la via dalla banalità alla grandiosità. La sua realizzazione è come svegliarsi da un sogno nella sempre esistente Realtà.

 

Arthur Osborne