| 14. Il Regno dello Yoga |
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| Scritto da Pingali Surya Sundaram |
| Domenica 25 Gennaio 2009 18:44 |
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Venkataraman venne conosciuto con il nome di Brahmana Paradesi. Nella regione del Tamil Nadu, gli Shivaiti che non erano Bramini, prendevano i voti di Sannyasa e giravano in centinaia per la montagna Arunachala, mentre i Sannyasi Bramini erano pochi e vennero soprannominati Bramana Paradesi. Il nuovo Paradesi si mise a meditare nella corte delle 1000 colonne. L'inverno stava arrivando e i monsoni non erano ancora finiti. Non aveva vestiti per coprirsi ne un tappeto dove sedersi. Non cercava mai la compagnia degli altri e se qualcuno arrivava, si spostava più in là. Di solito stava seduto in silenzio con gli occhi chiusi. Anche quando passeggiava non parlava con nessuno. Non ha mai chiesto cibo e se qualcuno glielo offriva, quando era sveglio, lo accettava.
Restava sempre concentrato nel Sé, manteneva i sensi prigionieri e la mente controllata. Gioiva nel Regno dello yoga.
Questo ragazzo non ha mai cercato niente. Però, anche quando non cercava la compagnia degli altri, erano gli altri che lo cercavano. Per loro lui era oggetto di curiosità, o da ridicolizzare o da incolpare, solo per pochi Lui era un oggetto di rispetto
Era in un posto nuovo, senza aiuto, e senza protezione? Ma era veramente senza protezione? Il suo solo rifugio era ai piedi di Shiva ma quello Shiva non apparve mai di fronte a lui!
Questo ragazzo diventò il mirino dei monelli locali che pensavano fosse matto. Quattro anni prima anche il ‘Matto Seshadri’ arrivò ad Arunachala e come a lui, gettarono le pietre o cocci di vasi anche a Venkataraman. Quando gettavano i loro missili ( le pietre) lo facevano da lontano, per paura che il ‘matto’ si vendicasse. Il risultato fu che sbagliarono la mira e non riuscirono a colpirlo, ma disturbarono la sua meditazione. Per evitare tutto questo, Venkataraman si spostò a meditare nella Pathala lingam, la cella. I monelli avevano paura di entrare là. Ora erano gli insetti e altre creature della fauna, fino a quel momento padroni della cella, che trovarono fra loro un competitore. Mentre stava seduto in posizione padmasana gioiendo la beatitudine dell'atma, gl'insetti gustavano il suo sangue.
Nel suo stato di meditazione lo Swami non era conscio di ciò che succedeva. Fra quelli che visitarono il posto durante il deepam festival alcuni ammirarono la disciplina severa del ragazzo. Una di loro era Ratnammal, moglie di Velayudha Chetty. Gli portò del cibo e poi commossa dalla sua condizione fisica lo pregò di andare a stare a casa sua. Ma l'attenzione dello Swami era altrove. Sentì appena cosa gli fu detto. Aveva accettato? Ratnammal anche se delusa, gli lasciò un pezzo di stoffa da usare per coprirsi o da usare come tappeto. Lo Swami meditava e rimase in quella posizione, anche il pezzo di stoffa rimase dove lo lasciò la donna.
Come faceva Ramana, concentrato nel tapas, a procurarsi da mangiare?
Il giorno che raggiunse Arunachala, Ramana non aveva mangiato nulla. Il giorno seguente, mentre si trovava nella sala delle 1000 colonne, Maunaswami del santuario di Gopura Subrahmanya, un Malayalee, visitò la sala e osservando il ragazzo completamente esausto, chiese a uno dei suoi seguaci , di portargli un pò di cibo. Del cibo fu portato - quello ottenuto come offerta. Consisteva in riso grezzo, un pò di sale e sottaceti. Fu offerto al ragazzo e da quel momento ciò che riguardava il suo sostentamento se ne occupò Maunaswami.
Le seccature dei monelli non smisero, continuarono a gettare roba nella cella. Il Paradesi non aveva paura di essere ferito - era al di là della paura.
Una volta un ragazzo mussulmano si unì al gruppo dei monelli e cercò di entrare nella cella ma la paura lo fermò. Per cui l'unica cosa che potevano fare era gettare roba. In quel momento Venkatachala Mudaliar passò di lì. Sapeva che Swami era nella Pathala Linga. Immediatamente staccò un ramo da un albero e corse verso i monelli. Vedendolo arrivare scapparono tutti. Dal Pathala linga uscì Swami Seshadri pieno di polvere e quando Mudaliar gli chiese ansioso se fosse ferito, Swami Seshadri disse che era Swami Chinna dentro la cella , che aveva bisogno di attenzione e se ne andò. Mudaliar entrò nella buia cella e all'inizio non vide nessuno, ma poi intravide la siluette di Swami -coperta di polvere e seduta in posizione padmasana, che divenne sempre più visibile.
Mudaliar andò subito al Vazhaitholam dove si trovava Palaniswami con i suoi discepoli. Chiese loro aiuto e ritornarono alla cella. Alzarono lo Swami , lo portarono fuori e lo fecero sedere, solo allora lo Swami riprese i sensi.
‘E' un peccato disturbare il tapas di uno come lui’, pensarono e se ne andarono.
In seguito il Paradesi divenne Brahmana Swami. Finchè Brahmana Swami stava al Gopura Subrahmanya shrine, Maunaswami che abitava lì, lo accudiva. Fin dal primo giorno, si accertò che il ‘silenzioso giovane Brahmin' avesse cibo da mangiare. Divideva il cibo con lui, specialmente frutta e latte che prendeva dopo l’abhishekam a Uma Devi. Il latte era un misto di acqua, tumeric, zucchero, pezzi di frutta e canfora. Brahmana Swami non aveva preferenze e divorava qualsiasi cosa gli fosse offerto. Uno dei preti anziani notò questo miscuglio dato allo Swami, e dispiaciuto, ordinò di offrirgli solo latte dopo l’abhishekam senza aggiungere altri ingredienti. Se qualche volta c'era un ritardo, qualcuno correva dove si trovava il Brahmana e gli procurava da mangiare – questa offerta si chiama bhiksha. Passarono così due mesi.
Nandanavanam: Il giardino Vazhai era nella parte ovest della corte delle 1000 colonne. Come abbiamo già notato, era un giardino di fiori e non un giardino di banane come suggerisce il nome stesso. C'erano delle piante rampicanti di fiori rosa conosciuti come Kasturi patte. Brahmana Swami dal tempio si spostò lì. Cominciò la sua meditazione sotto un pergolato e quando la meditazione terminava si trovava sotto un altro pergolato. Con il passare del tempo il suo perizoma si era consumato e alla fine del 1896 era completamente senza vestiti , a questo le autorità fecero una eccezione.
Vahana Mantapam (Sala dei Veicoli): Questo era il luogo che Swami aveva scelto per il suo tapas. Anche qui durante la meditazione, il corpo dello Swami si spostò per ritrovarsi fra le ruote di due carri. Passava la maggior parte del tempo vicino a un muro nella semi-oscurità.
Più tardi, passò del tempo vicino alla vasca Sivaganga, prima sotto l'albero di bilva e poi sotto l'albero di un Ippa. Era arrivato l'inverno. Era gennaio-febbraio dell'anno 1897. Swami non aveva niente con cui coprirsi e faceva abbastanza freddo. L'unico posto dove poteva stare era ai piedi di un albero con il cielo sopra di lui e la polverosa terra sotto, bagnata di rugiada. Si dice che i rishi di yore facevano il loro tapas in mezzo all'acqua? Il tapas di Swami non era meno severo!
Al villaggio chiamato Tirumani, vicino a Vandavasi, viveva uno Shivaita chiamato Uddandi Nayanar. Non volendo abitare con la sua famiglia, decise di stare in un monastero. Più tardi studiò numerosi testi di filosofia Tamil ma ciò non gli diede né la pace né la conoscenza del Sé. Visitò Arunachala nel Dicembre del 1896 e durante la pradakshina notò il giovane asceta assorto in profondo tapas. Nayanar fu colpito e pensò: “Questo è tapas. Questo è dimorare. Se questa austerità non porta a conoscere il Sé, che cos’altro lo fa’? Se mi dedico al Suo servizio, anch’io posso sperimentare il Sé.” Ci credeva fermamente. Così Nayanar decise di stare vicino all’asceta e dedicarsi completamente a lui. Molto più tardi Swami descrisse Nayanar come una persona che aveva raggiunto il distacco.
Tranne quando doveva uscire all’aperto per cucinare, Nayanar passava il resto del tempo a sorvegliare lo Swami e impediva ai curiosi passanti di fermarsi a guardarLo meditare. Non era facile- i monelli riuscivano a dare noia allo Swami quando Nayanar usciva per comperare il cibo. Una volta , quando Swami era solo e non consapevole della sua natura corporea, un monello particolarmente dispettoso, urinò sulla schiena di Swami e scappò complimentando sé stesso. Quando Swami riprese coscienza, capì cosa era successo. Che cosa poteva fare Nayanar in quella circostanza? Swami era l’esempio di tolleranza personificata ma Nayanar non poteva sopportare l’abuso fatto a Swami ed era molto addolorato.
Nayanar aveva anche un altro dolore: non parlava a Swami se non quando Swami parlava prima a lui. D’altra parte Swami non apriva mai gli occhi. Nayanar si sedeva non lontano da lui, studiando testi sacri come Jnana Vasishtam, Kaivalya Navaneetam e non aspettava altro che la benedizione del suo Swami.
Nayanar fu il primo attendente dello Swami.
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