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Nel 1908, Seshadri fece una visita al Maharshi che si trovava nella grotta dell’albero di Mango, trascorse il tempo osservando molto da vicino il Maharshi, cercava di leggere la sua mente. 
Siccome non riusciva a farlo si abbandonò in un gesto di esasperazione e disse: non riesco a comprendere ciò che il Maharshi pensa. Il Maharshi non rispose. Seshadri continuò: “E’ sufficiente venerare Arunachaleswara. Egli concederà la liberazione.”

Maharshi: Chi è colui che venera e chi è il venerato? Seshadri scoppio in una forte risata e disse: “Non è chiaro, questo è il problema”. Al che Bhagavan iniziò un lungo discorso, sull’esperienza advaita, che Seshadri ascoltò attentamente.

Alla fine disse: “Non sono in grado di dire nulla, tutto ciò è incomprensibile per me, c’è un vuoto. Per quanto mi riguarda, sono contento di essere sempre chi venera.”

Poco dopo si prostrò quindici volte al Colle e lasciò il luogo. Sembrava preferisse adorare la cima del Colle come simbolo di Arunachaleswara, l’Onnipotente.

Molte persone avevano una simile opinione. Per loro, il colle era la forma di Arunachaleswara, la colonna di fuoco e il ricordo del nome “Arunachala” o il darshan del colle avrebbe cancellato tutti gli attaccamenti.

Per dieci giorni, nella festività del Krittikai, viene innalzata una colonna di fuoco al tempio di Arunachaleswara per ricordare che il colle rappresenta lo Jyotirlinga. La colonna, nel tempio, viene accesa nello stesso momento in cui viene accesa la luce sul picco del Colle. La luce che brilla sul Colle si vede anche da lontano con i suoi raggi che allargandosi giustificano il nome, Arunachala. Quella colonna di fuoco è anche simbolo della luce dentro la cavità del Cuore. Lo sthala-purana descrive Arunachala come il centro del mondo e anche come Kasi[1] del sud.

Si dice che fare la pradakshina intorno al Colle equivale alla visita di tutti i luoghi di pellegrinaggio  della terra, simbolizza anche la pradakshina dello stesso Parameswara. Narra la legenda che Vinayaka vinse su Kumarasvami (Subrahmanya) con il semplice stratagemma di girare intorno ad Easwara,[2] questo è il potere del giripradakshina. Anche il Maharshi faceva la pradakhina, non per sua utilità ma come esempio ai suoi devoti.

Intorno al colle ci sono numerosi templi, vasche, mantapam e samadhi. Lungo la strada ci sono aree di riposo e alberi enormi la cui ombra è molto gradita ai passanti.

Ognuno compie la pradakshina a suo modo. Alcuni passeggiano semplicemente, altri si dondolano da una parte all’altra, altri sostano in ogni luogo sacro, compiono riti, poi si fermano e si prostrano davanti al colle. Generalmente si completa la pradakshina in tre ore.

Il Maharshi faceva la pradakshina almeno una volta alla settimana, normalmente, si proponeva di andare la mattina così che sarebbe stato di ritorno all’asramam al calar della sera. Similmente, se partiva la sera sarebbe stato di ritorno per l’ora di colazione il giorno dopo. In qualche occasione la pradakshina prendeva due o tre giorni. Il Maharshi camminava molto lentamente come stabilito dalle scritture e per tutto il tempo era nello stato di samadhi, il corpo si muoveva meccanicamente. Il Maharshi era solito riposarsi un poco dopo ogni miglio, nei mantapam i devoti lo fermavano per offrirgli cibo e bevande, competevano fra loro per offrire ospitalità a Bhagavan.

Il comportamento di coloro che seguivano Bhagavan nella pradakshina, variava da persona a persona. Alcuni erano silenti, altri suonavano strumenti musicali o cantavano con estasi bhajan. I devoti, che conoscevano bene la musica, in slanci di devozione cantavano in modo eccellente recando piacere agli ascoltatori.

Gajanan che accompagnava il Maharshi danzò per tutto il tempo lungo la via cantando versi del sacro testo Bhagavata. Voleva dare l’impressione che Lord Nataraja accompagnasse Bhagavan.  Alcuni devoti cantavano i 108 nomi di Bhagavan o cantavano  gli inni da Lui composti o scritti da altri, essi sentivano che il Signore stesso era tra loro e così si esprimevano senza alcuna inibizione.

Il Maharshi era immerso in un silenzio molto profondo e qualcuno si chiedeva se avesse parlato. Quando parlò le sue parole erano chiari cristalli di saggezza.

Bhagavan compose vari inni durante le sue numerose pradakshina, in quei momenti era nell’akasa dove non c’è mente, né parola, né veggente, né l’atto del vedere, né l’adoratore né l’adorato; ma soltanto l’uno-Atma.

 
 

[1] La Splendente – L’antico nome della città di Benares.

[2] Una volta Madre Parvati ed Ishwara chiamarono Vinayaka e Subrahmanya suo fratello minore, e gli consigliarono di fare il giro per il mondo, dicendo che chi fosse arrivato per primo avrebbe ricevuto in premio un frutto (phala). Con questa gara si intendeva dimostrare al mondo la grandezza di Vinayaka. Il fratello minore, Subrahmanya, si immerse immediatamente nell'azione. Ma Vinayaka non si mosse e restò seduto al Suo posto. Ishwara chiese: "Figlio mio caro! Perché non sei partito per il Tuo giro intorno al mondo?" Vinayaka a questa domanda rise e rispose: "Oh, Padre! Non ho bisogno di andare da nessuna parte. Il frutto di tutto il Mio giro intorno al mondo è davanti a me." Così dicendo, Vinayaka fece un giro attorno a Suo padre e a Sua madre (il Signore Ishwara e Sua madre Parvati) e poi si sedette tranquillo. Quindi rivendicò la vincita della gara. Questo episodio avvenne a Palani, nello Stato del Tamil Nadu.