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Per la maggior parte delle persone il primo il primo “darshan” della sacra montagna è un’esperienza che giunge improvvisa ed inaspettata, specialmente per quelli che pensano di essersi messi in viaggio soltanto per visitare l’asramam di Bhagavan Sri Ramana Maharshi.

Invece, quando raggiungono la presenza fisica di Arunachala, la risposta a tutte le domande risuona nel profondo del loro cuore.

Bhagavan considerava Arunachala come il proprio Guru e una volta arrivato alla Montagna, nel 1896, non lasciò mai più la sua presenza fisica.

Se c’era qualcosa a cui il Maharshi si sentiva legato in questo mondo era Arunachala.

Il forte legame tra i due si può notare anche nelle foto scattate durante la sua permanenza sulla Collina: la luce nei suoi occhi assume una speciale brillantezza e il suo portamento regale da un’impressione di immensità.

Nella grotta del cuore si trova a casa. Egli è uno con se stesso.

Arunachala, montagna sacra a Shiva sin da tempo immemorabile, influenza profondamente la maggior parte quelli che in un modo o nell’altro la incontrano sul loro cammino.

A volte l’impatto sui nuovi arrivati può risultare addirittura drammatico, ma il più delle volte la sua influenza è sottile ed elusiva. In ogni caso, prima ancora di capire cosa sia successo si è già attirati nella sua rete. Ci sono persone che, dopo averla vista, sono pronte a passare il resto della loro vita ai piedi della Montagna e quando per una ragione qualsiasi sono costretti a lasciare quel luogo, si sentono perduti.

Al contrario, ci sono persone che rimangono completamente deluse dalla visione della Montagna. Sono quelli che hanno letto o sentito raccontare del miracolo di Arunachala e arrivano con l’aspettativa di rimanere immediatamente impressionate dalla luce spirituale del luogo.

In questo Kali Yuga tutti desideriamo ardentemente che la nostra ricerca abbia risultati immediati, ma questo non sempre accade.

Quando la Collina sorprende le persone con il suo impatto, esse provano un senso di soggezione e comprendono di essere arrivate nel posto giusto, non dimentichiamo però che, in ogni caso, Arunachala lavora in modo molto sottile.

Mentre siamo in attesa dell’effetto della Montagna su di noi e pensiamo che nulla stia accadendo, la Collina è già entrata nelle nostre menti e nei nostri cuori cambiandoci per sempre. Potremmo anche non rendercene conto fino a quando non sarà giunto il momento di partire.

Sono le prime percezioni a creare un profondo contatto tra noi e Arunachala: è il potere inaspettato della sua presenza che cattura la nostra immaginazione placandola.

Se solo per un secondo le nostre menti chiacchierine smettessero di produrre pensieri potremmo davvero sperimentare uno degli attributi della Montagna: la quiete mentale.

Bhagavan vide per la prima volta la cima lontana di Arunchala dal Tempio di Atulyanatheswara vicino a Tirukoilur e si pensa che

sia questo il luogo specifico in cui ha avuto il primo darshan del suo Guru: Arunachala.

Ci si domanda anche se il contatto visivo accadde realmente in quell’occasione o se invece il suo stato di samadhi fosse così profondo da renderlo incosciente dell'accadimento.

Negli ultimi anni Bhagavan diceva di essersi sentito come un granello di sabbia trasportato dalla corrente. 

Sui registri in cui vennero annotate le visite di Bhagavan al tempio si riferisce che l’incontro avvenne per caso. Il Maharshi aveva percorso, dalla stazione di Mambalapattu fino ad Arayaninallur, una distanza di circa sedici chilometri e casualmente si fermò per caso alle porte del tempio per riposarsi dopo il pomeriggio di estenuante camminata sotto il sole. Di lì a poco arrivò un servitore ad aprire il santuario per i riti serali. Bhagavan lo seguì all’interno del tempio e si sedette nella sala colonnata.

 

Immediatamente vide una luce brillante e pensò che provenisse dall’immagine del Dio posta nel santuario interno. Si alzò e camminò lì intorno per rintracciare la sorgente di questa luce, ma questa scomparve misteriosamente così come era venuta. Così comprese di aver visto una luce soprannaturale.

E’ possibile che Bhagavan sia stato informato del significato di quel luogo proprio dal pujari che celebrava i riti. Fu difatti da quel tempio che, secoli prima, uno dei quattro grandi santi Tamil: Tirujnanasambandar, vide per la prima volta il sacro picco di Arunachala. Per commemorare quell’evento sono stati scolpiti dei piedi nella pietra, all’esterno dell’area circostante la vetta.

Anche se non ci sono prove certe, piace pensare che fu il pujari ad indicare a Bhagavan dove posizionarsi per poter vedere Arunachala dallo stesso punto dal quale la aveva osservata il Santo.

Tirujnanasambandar aveva guardato verso quella che allora era una fitta foresta, rimanendo colpito da qualcosa che campeggiava in lontananza: la mitica collina Arunachala.

Nel medesimo modo, quel giorno Bhagavan avrebbe visto l’oggetto della sua ricerca; Arunachala/Shiva. Fu la casualità delle circostanze a condurre Bhagavan alla sua amata Arunachala sullo stesso percorso di Tirujnanasambandar la cui pervasiva influenza è stata così importante nella spiritualità tamil.

Negli ultimi anni Bhagavan fece notare l’importanza di una particolare scrittura sacra: lo Shivabhaktavilasam, in cui in una toccante sezione si narra proprio del viaggio di Tirujnanasambandar verso Arunachala.

Bhagavan era consapevole della ricca eredità lasciata dai santi tamil e la sua conoscenza delle scritture, sia quelle popolari che quelle celate, era profonda.

Anche se ai giorni nostri è più facile arrivare ad Arunachala con l’autobus, con la macchina o col treno in quanto viviamo in un mondo molto diverso da quello del 1896, è proprio quel passato ad aver preparato la strada al rinnovamento della spiritualità tamil caratterizzata dalla lunga serie dei suoi santi.

Le conclusioni della nostra ricerca sono comunque simili in quanto anche noi, dopo averla veduta, consideriamo Arunachala come un rimedio universale.

Arriviamo in questo luogo senza neanche sapere bene cosa ci abbia spinto a farlo, ma sicuramente mossi da un richiamo profondo che abbiamo colto nell’insoddisfazione per la vita condotta nel mondo sensibile. Possiamo difatti constatare come la maggior parte delle persone si muova alla ricerca dello Spirito in quanto delusa del mondo ordinario, mentre quelli che sono ancora attratti dal mondo, dai piaceri e dai beni materiali, non sentono il bisogno o il desiderio di cercare “altro”.

Quando, la mattina presto, prendiamo il lento treno da Villupuram, lungo lo stesso percorso di Bhagavan, possiamo cogliere la viva luce che mette in risalto la solida e rassicurante Montagna con le sue ampie “spalle”.[1]

Un altro approccio visivo ad Arunachala è quello che si può avere dallo Krishnagiri[2]. Vista dalla strada occidentale, la Collina ha una linea che la fa apparire più giovane e definita.

Arrivando invece da nord, sulla strada per Vellore, ci si accorge del potere di Arunachala dall’effetto che provoca il vederla sorgere improvvisamente, svettando verticalmente con le sue enormi rocce nude.

In termini fisici Arunachala è una collina modesta, ma viene chiamata Montagna perché è così che viene considerata nei cuori e nelle menti di chi la ha accostata.

Se riuscissimo ad avvicinarsi ad essa cogliendo il “cuore” della Montagna e vedendo oltre la sua “maschera” fisica, diventeremmo consapevoli di tutto quanto viene celato dall’apparenza che ha assunto nel mondo esterno e comprenderemmo che Arunachala ha davvero il potere di trasformarci.

Solitamente si arriva ad Arunachala viaggiando sulla strada principale ad est di Tindivanam dove circolano insieme i tranquilli torelli che trainano i carri con gli autobus e le auto che corrono veloci come inseguendo qualche urgente scadenza.

Avete mai notato che percorrendo la strada verso Arunachala, via, via che ci si avvicina, si guarda attentamente tra gli alberi che sfrecciano ai lati della carreggiata chiedendosi quando la si vedrà per la prima volta? Vi siete mai domandati come mai questa ricerca quasi compulsiva della visione della Montagna s’impossessa di voi?

Anticamente, viaggiando lungo questa strada, il primo darshan di Arunachala si poteva avere da un piccolo ponte. In quel punto il traffico rallentava e tra gli alberi di tamarindo appariva come in un lampo Arunachala, all’angolo destro della strada. Il sentimento più immediato che provava il viaggiatore era di rassicurazione perché la vicinanza ad Arunachala è come quella che si percepisce accanto alla propria madre che ci accetta incondizionatamente.

Il corpo e lo spirito percepiscono quella risonanza sottile e ciò provoca lo spontaneo rilassamento della mente: ci sentiamo molto più vicini a casa.

Stiamo parlando dei vari aspetti fisici di Arunachala proprio come se la  Montagna fosse viva ed in realtà lo è. Mentre camminiamo su di lei, possiamo sentire le rocce marroni e asciutte sotto i nostri piedi, possiamo toccarle con le mani, eppure ciò che veramente ci affascina continua ad eludere la nostra comprensione.

Uno dei significati mistici del nome Annamalai, l’equivalente tamil del sanscrito Arunachala, è: “Ciò che non possiamo raggiungere”. La sua influenza è così sottile che non possiamo contenerla nelle nostre menti limitate.

Osserviamo come il vocabolo “Sé” sia spesso usato per descrivere la nostra vera natura, ma anche come questo termine possa risultare elusivo e fuorviante potendo essere facilmente confuso con il senso personale dell’io, con “l’Ego”. Rispetto ad Arunachala, però, la descrizione del Sé come la nostra vera natura sembra adattarsi perfettamente, Bhagavan stesso una volta affermò che Arunachala è “noi stessi”.

La “fisicità”  di Arunachala  può anche essere vista in analogia con quella dei suoi devoti: il corpo fisico della Montagna è composto di terra, rocce ed alberi che corrispondono alla pelle, alle ossa ed al sangue dei devoti.

Sebbene possa apparire come un rozzo cumulo di pietre, essa racchiude i nostri sogni, le nostre speranze e tutte le nostre aspirazioni verso qualcosa di più alto delle limitazioni mondane che dobbiamo sopportare.

Fu dunque presso il Tempio di Atulyanatheswarar che Bhagavan ebbe la prima visione di Arunachala: la meta del suo lungo viaggio si stagliava nella luce di quel tardo e afoso pomeriggio.

Si potrebbe anche affermare che fu Arunachala a vedere per prima Bhagavan. Abbiamo la tendenza a considerare la Montagna come qualcosa di inerte, ma l’esperienza ci insegna che invece è viva. Perché dunque non dire che Arunachala è lo sguardo che Shiva rivolge ai suoi devoti? Come disse Bhagavan: “Se il discepolo fa un passo verso il Guru, il Guru farà altri nove passi verso il discepolo”.

La mattina seguente il suo primo darshan della Montagna, Bhagavan decise di procedere nel suo viaggio verso Tiruvannamalai. Quando lasciò Madurai s’incamminò per incontrare non solo il suo destino, ma anche il nostro, perché senza di lui oggi non potremmo seguire quei passi verso la luce della conoscenza.

 

The Mountin Path

Sri Ramanasramam

 


 

[1] Ricordiamo che ogni aspetto della Montagna ha, nella cosmologia di Arunachala, un significato simbolico particolare.

 [2] Montagna (giri) di Krishna