| Il primo Darshan |
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| Scritto da Sritha |
| Venerdì 05 Marzo 2010 14:33 |
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Il primo Sguardo di Arunachala la sacra montagna è per la maggior parte delle persone, un’esperienza improvvisa ed inaspettata, specialmente per quelli che pensano di essere venuti per visitare soltanto l’ashram di Bhagavan Sri Ramana Maharshi; quando raggiungono la presenza fisica di Arunachala, trovano una risposta risuonare nel profondo del cuore. Bhagavan considerava Arunachala il proprio Guru e una volta arrivato alla Montagna, nel 1896, non lasciò mai più la sua presenza fisica. Se c’era qualcosa a cui era legato in questo mondo era Arunachala. Il forte legame tra i due si può notare nelle foto scattate durante la sua permanenza sulla Collina. La luce nei suoi occhi ha una speciale brillantezza e il suo portamento regale da un’impressione di immensità. Nella grotta del cuore si trova a casa. Egli è uno con se stesso. Arunachala, sacra a Shiva sin da tempo immemorabile, influenza profondamente la maggior parte di noi in un modo o nell’altro. Alle volte colpisce i nuovi arrivati in un drammatico impatto che il più delle volte è sottile ed elusivo. Prima di capire cosa sia successo siamo attirati nella sua rete e ci sono persone pronte a passare il resto della loro vita ai piedi della Montagna. Quando, per una ragione qualsiasi, sono costretti a lasciare il luogo, si sentono perduti. Al contrario, ci sono persone che rimangono del tutto contrariate. Sono persone che hanno letto, o udito del miracolo di Arunachala e arrivano pronte ad essere impressionate dalla luce spirituale. Noi tutti desideriamo ardentemente, in questo Kali Yuga, di avere risultati immediati. Se la Collina li avesse sorpresi con il suo impatto, queste persone avrebbero avuto soggezione, emozione, e avrebbero capito di essere arrivate nel posto giusto; in ogni caso, Arunachala lavora, generalmente, in modo molto sottile. Mentre aspettiamo l’azione d’effetto, e pensiamo che nulla stia succedendo, la Collina è entrata nelle nostre menti e nei nostri cuori cambiandoci per sempre. Possiamo anche non rendercene conto fino a quando non partiremo. Le prime percezioni possono creare un profondo contatto tra noi e Arunachala, è il potere inaspettato della sua presenza che cattura la nostra immaginazione. Se solo per un secondo le nostre menti chiacchierine smettessero di produrre pensieri! Uno degli attributi della Montagna è la quiete mentale. Bhagavan vide per la prima volta la cima lontana di Arunchala dal Tempio di Atulyanatheswara vicino a Tirukoilur. Ci si domanda se accadde realmente o se il suo stato di samadhi era così profondo da non rendersi conto dell'accadimento. Negli ultimi anni ne parlava come se fosse stato un granello di sabbia trasportato dalla corrente. In questo posto specifico potrebbe forse aver avuto il primo darshan del suo Guru, Arunachala. Si dice nei registri, delle visite di Bhagavan al tempio, che accadde per caso. Aveva percorso, dalla stazione di Mambalapattu fino ad Arayaninallur, una distanza di 16 chilometri. Si fermò per caso alle porte del tempio per riposarsi dopo un pomeriggio di estenuante camminata sotto il sole. Di lì a poco arrivò un servitore ad aprire il santuario per i riti serali. Bhagavan lo seguì e si sedette nella sala colonnata. Immediatamente vide una luce brillante e pensò che provenisse dall’immagine del dio posta nel santuario interno. Si alzò e camminò intorno per tracciare la sorgente di questa luce, ma questa scomparve misteriosamente così come era venuta. Capì di aver visto una luce soprannaturale. Forse avrebbe appreso il significato di quel posto dal pujari che celebrava i riti. Fu lì secoli fa, che uno dei quattro grandi santi Tamil, Tirujnanasambandar, vide per la prima volta il sacro picco di Arunachala. Ci sono dei piedi scolpiti nella pietra situati all’esterno dell’area circostante la vetta a commemorare il luogo.
Anche se non ci sono le prove, piace pensare che fu il pujari ad indicare a Bhagavan dove posizionarsi in modo tale da vedere Arunachala dallo stesso punto. Tirujnanasambandar aveva guardato fuori verso quella che era allora una fitta foresta e vide qualcosa capeggiare in lontananza che lo colpì, la mitica collina Arunachala. A sua volta Bhagavan avrebbe visto l’oggetto della sua ricerca. Le circostanze agirono a condurre Bhagavan alla sua amata Arunachala sullo stesso percorso di Tirujnanasambandar la cui influenza pervasiva è stata così importante nella spiritualità Tamil. Negli ultimi anni Bhagavan fece notare l’importanza di una particolare scrittura, lo Sivabhaktavilasam, in cui, in una toccante sezione, si narra del viaggio di Tirujnanasambandar verso Arunachala. Bhagavan era consapevole della ricca eredità dei Santi Tamil, la sua conoscenza delle scritture, sia popolari sia celate, era notevole. Ai giorni nostri è più facile arrivare ad Arunachala con l’autobus con la macchina o col treno. Abitiamo un mondo diverso da quello del 1896, quel passato che preparò la strada ad un nuovo periodo della lunga fila di santi Tamil. I nostri motivi, comunque sia, sono simili per il fatto che consideriamo Arunachala una panacea. Arriviamo con speranza, con ansietà, con fede. Possiamo chiederci quale ricerca spasmodica abbiamo intrapreso senza sapere davvero che cosa ci abbia spinto a farlo. Siamo tutti molto umani ed è certo che siamo insoddisfatti delle nostre vite nel mondo sensibile. Molti, in realtà la maggior parte delle persone, che sono alla ricerca dello spirito, sono delusi del mondo ordinario. È logico che se ci si trova bene con il proprio gruppo, i vestiti firmati, le nuovissime auto, se si ha un buon rapporto in ufficio e con la sua gerarchia, se ci si è adattati e si gode di tutte le forme d’intrattenimento disponibili, allora non si sente il bisogno o il desiderio di cercare qualcos’altro. Coloro che seguono la ricerca spirituale raramente, si trovano a loro agio con ciò che hanno già. Quando la mattina presto prendiamo il lento treno da Villupuram, lungo lo stesso percorso di Bhagavan, cogliamo la viva luce che mette in risalto la solida e rassicurante Montagna con le sue ampie spalle. Ogni aspetto della Montagna ha, nella cosmologia di Arunachala, un significato. Se leggiamo i segni nel modo giusto, ci riveleranno il loro sottile valore. E se siamo perseveranti la risposta alla nostra domanda, arriverà, forse non oggi, ma quando saremo pronti a riceverla. Un altro approccio ad Arunachala è dallo Krishnagiri; vista dalla strada occidentale, la Collina ha una linea più giovane e definita. Da nord sulla Vellore road ci si accorge dell’effetto del potere di Arunachala da come sorge improvvisamente, innalzandosi verticalmente con le sue enormi rocce a nudo. In termini fisici Arunachala è una collina modesta, ma la chiamiamo Montagna perché è così nei nostri cuori e nelle nostre menti. Se al nostro approccio ad essa, guardassimo oltre la maschera, verso il cuore della Montagna, diventeremmo consapevoli di quanto tutto sia celato dall’aspetto mondano esterno. Arunachala ha il potere di trasformarci. Di solito viaggiamo nella strada maestra ad est di Tindivanam dove circolano il tranquillo torello che trasporta il carro e i veloci autobus e macchine come fossero all’inseguimento di qualche scadenza urgente. Avete mai notato sulla strada, verso Arunachala, che, via via che ci si avvicina, guardare attentamente tra lo sfrecciare degli alberi e chiederci quando ci sarebbe stata la prima vista? Vi siete mai domandati come questa ricerca quasi compulsiva s’impossessa di voi? Anticamente, viaggiando lungo questa strada, la prima visione di Arunachala era da un piccolo ponte. Il traffico rallentava e tra gli alberi di tamarindo appariva come in un lampo, all’angolo destro della strada, Arunachala. Il sentimento più immediato era di rassicurazione. Adesso la strada è più dritta e salvo che non si sta in allerta, il primo momento può passare inosservato fino a quando all’improvviso la Collina appare. È come una madre che ci accetta incondizionatamente e lo sentiamo. Il corpo e lo spirito percepiscono una sottile risonanza. Ciò provoca un’involontaria rilassatezza della mente. Ci sentiamo molto più vicini a casa. Parliamo dei vari aspetti fisici di Arunachala come se la Montagna fosse viva. E lo è. Camminiamo su di lei, possiamo sentire le rocce marroni e asciutte sotto i nostri piedi, possiamo toccarle con le mani, eppure ciò che veramente ci affascina continua ad eludere la nostra comprensione. Uno dei significati mistici di Annamalai, l’equivalente Tamil del Sanscrito Arunachala, è “ciò che non possiamo raggiungere”. È così sottile che non possiamo contenerlo nelle nostre menti limitate. La parola “Sé” è spesso usata per descrivere la nostra vera natura, ma si tratta di un termine elusivo e non adatto perché può facilmente essere confuso con il senso personale dell’Io, il nostro ego. Ma rispetto ad Arunachala la descrizione del Sé sembra adattarsi perfettamente. Bhagavan stesso una volta affermò che Arunachala è noi stessi. La Collina è davvero un’analogia con suoi devoti. Il corpo fisico composto di terra, rocce ed alberi corrisponde alla pelle, alle ossa ed al sangue. Guardiamo il mucchio di rocce con i nostri occhi fisici. Stiamo cercando il reale nel profondo di noi stessi, la nostra verità spirituale. E lo facciamo nell’ambito della Collina che è in realtà Il Signore Shiva e il cui impatto, sulla maggior parte delle persone, è sorprendente. Sebbene appaia come un rozzo cumulo di pietre, essa racchiude i nostri sogni, le nostre speranze e tutte le nostre aspirazioni verso qualcosa di più alto delle limitazioni che dobbiamo sopportare. Fu presso il Tempio di Atulyanatheswarar che Bhagavan ebbe la prima visione di Arunachala, l’oggetto del suo lungo viaggio si delineò nella luce di un tardo pomeriggio. Si potrebbe affermare che fu Arunachala a vedere per prima Bhagavan? Abbiamo tendenza a considerare la Montagna come qualcosa di inerte, ma l’esperienza ci insegna che è molto viva e chi può dire che Arunachala non sia lo sguardo di Shiva verso i suoi devoti? Come disse Bhagavan: “Se il discepolo fa un passo verso il Guru, il Guru farà altri nove passi verso il discepolo”. La mattina dopo Bhagavan decise di procedere nel suo viaggio verso Tiruvannamalai. Quando lasciò Madurai s’incamminò per incontrare non solo il suo destino ma anche il nostro, perché senza di lui oggi non potremmo seguire quei passi verso la luce della conoscenza.
The Mountin Path Sri Ramanasramam
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