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Cos’è lo jnana-marga (la via della conoscenza)?

R. La concentrazione men­tale è, in un certo senso, comune alle due vie della conoscenza e dello yoga. Lo yoga mira all’unione dell’individuale e dell’universale: la realtà. Questa realtà non può essere nuova. Essa deve già esistere, esiste in questo stesso momento. Di conseguenza, la via della conoscenza cerca di sapere come la separazione (viyoga) è po­tuta sopravvenire. Se c’è separazi­one, non può che essere dalla realtà.

D. Santi quali i grandi Sri Caitanya e Sri Ramakrishna versavano molte lacrime davanti a Dio e hanno raggiunto le più alte vette spirituali. È forse questa la strada da seguire?

R. Sì. C’era in essi una grande forza (shakti) che li trasci­nava a passare attraverso tutte le esperienza. Abbiate fede in questa enorme Potenza e nella sua capacità di condurvi al fine. Si pensa spesso che le lacrime siano un segno di de­bolezza. I grandi personaggi non erano certo de­boli. Tutte queste manifestazioni erano soltanto presso di loro sintomi passeggeri della grande corrente che li trasportava nella sua corsa. Oc­corre considerare il risultato finale. [28.45]

D. Come si possono conciliare il Vishnuismo (culto di Visnu e l’advaita (non dualità)?

R. I vishnuiti si attribuiscono l’epiteto di vishishtadvaitin. È lo stesso per l’advaita. Così come l’individuo comprende l’anima, l’ego e il corpo grossolano, Dio comprende a sua volta Paramâtman, il mondo e gli individui.

D. La via della devozione (bhakti) non im­plica la dualità?

R. “Sva svarupanusandhanam bhaktiri­tyabhidheate”, vale a dire: la riflessione sul proprio Sé si chiama bhakti. La bhakti e la ricerca di Sé sono una sola e medesima cosa. Il Sé degli advaitin è identico al Dio dei bhakta.

D. Esiste una gerarchia spirituale fra i fonda­tori delle religioni che vegliano sul benessere dell’umanità?

R. Poco importa che questa gerarchia esis­ta o no. O meglio, non è che un’ipotesi inverificabile. Capite piuttosto che l’Atman è pratyaksha (evidente in sé). Prendetene co­scienza e finitela con tutte le speculazioni. Alcuni ammettono l’esistenza di una gerar­chia spirituale, altri no. Ma nessuno può con­testare l’esistenza dell’Atman.

D. Che cosa pensa Sri Bhagavan del pravrit­ti-marga e del nivritti-marga?

R. Sì. Queste due vie sono menzionate nelle Scritture. Dunque?

D. Quale delle due è la migliore ?

R. Se vedete il Sé puro e indifferenziato, è la via del nivritti. Se vedete allo stesso tempo il Sé e il mondo, è la via del pravritti. In al­tri termini, il mentale introvertito (antarmukhi) è nivritti. Il mentale estrovertito (bahirmukhi manas) è pravritti. Ma in verità queste due vie sono identiche, perché niente è separato dal Sé. Lo stesso è per la gerarchia spirituale. Essa non può esistere al di fuori del Sé. Si trova in seno al Sé e non ne può essere separata. Per tutti il solo scopo è la realizzazione del Sé. [238.216]

[K.K.V. Iyer:] D. Non ho scoperto alcun sen­tiero interiore pur avendo fatto ricorso alla meditazione.

R. Dove siamo in questo stesso momento, se non su quel sentiero? È la nostra stessa es­istenza

D. Se è così, perché l’ignoriamo?

R. Che cosa ignoriamo? e chi è ignorante? Si tratta forse dell’ignoranza del Sé? Ci sarebbero allora due Sé?

D. Non ci sono due Sé. La sensazione di es­sere limitati non può essere negata. E per via dei limiti...

R. I limiti non esistono se non nel vostro mentale. Li avvertivate nel vostro sonno? Eppure esistevate in quello stato. E non potete negare la vostra esistenza quando vi ci trovate. È lo stesso Sé che è presente nel vostro sonno e allo stato di veglia. Adesso voi affermate che ci sono dei limiti. Dunque esiste una differenza fra questi due stati. Essa è dovuta al mentale. Quando dormivate il vostro mentale era assente, mentre adesso si manifesta. In assenza del vos­tro mentale il vostro Sé nondimeno esiste.

D. Lo si comprende in teoria, ma non si per­viene a realizzarlo.

R. Grazie alla meditazione, la realizzazi­one si farà gradualmente.

D. La meditazione si attua con la mente. Perché allora distruggere la mente per rivelare il Sé?

R. La meditazione è concentrazione su un solo pensiero. Questo pensiero unico esclude tutti gli altri pensieri. La distrazione mentale è il segno della debolezza. La medi­tazione costante gli dà forza, vale a dire che i pensieri fuggitivi cedono il posto a una tela di fondo durevole, libera da ogni pensiero. Questa vasta distesa denudata di ogni pensi­ero è il Sé. Il mentale puro è il Sé. Ognuno di noi afferma “Io sono il mio corpo”. Lo dice il Saggio così come l’ignorante. Ma l’ignorante crede che il Sé sia racchiuso, contenuto, nel corpo, mentre il Saggio sa che il corpo fisico non può essere separato dal Sé. Per il Saggio, il Sé è infinito e comprende anche il corpo.

D. In presenza del Maharshi provo una grande pace e questa sensazione dura ancora qualche tempo dopo che l’ho lasciato. Perché questa sensazione non è durevole?

R. Questa pace profonda è la vostra vera natura. Tutti i vostri pensieri contrastanti si sovrappongono ad essa. Se arrivate a realiz­zarla diventerete un vero bhakta, un vero yogin e un vero jnanin. A rigore, potete sostenere che questa pace si sviluppi grazie alla pratica di una disciplina spirituale che fa sparire a poco a poco le vostre false idee. È tutto quello che potete dire, perché la vostra natura è eterna. Queste prese di coscienza, questi chiarori fuggitivi sono i segni precursori della rivelazione del Sé... Il cuore è il Sé. Esso non è né interiore né esteriore. Il mentale è la sua shakti. Non appena il mentale si mani­festa, l’Universo fa la sua apparizione e il corpo sembra esservi incluso. Ma in verità tutti questi fattori: mentale (creatore), universo (creazione), e corpo (creatura) fanno parte del Sé e non hanno un’esistenza indipendente da Lui. [257.240-41].

 

Ramana Maharshi, Talks, Traduzione (dall’edizione francese) a cura di Bua