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A - "Io sono Quello", affermano le scritture della tradizione metafisica, ma io sono anche Questo... Due parole, una dualità, un unica vita.  Il concetto (stesso) io sono (qualunque cosa) e' un illusione! La dualità sorge in noi in quanto ci identifichiamo come enti autonomi! Nei momenti di non attenzione, siamo talmente presi nell'agire, che ricadiamo nel senso di separazione. Credo sia comune a tutti, sperimentare questo altalenarsi della coscienza! A meno che non ci si stabilizzi nella tanto sospirata  "liberazione". Nisargadatta insegna che nessuna persona può essere "liberata", ma è "dalla" persona (con la quale ci identifichiamo) che bisogna liberarsi!

B - Presentandola così, è inutile anche parlare....con le parole che abbiamo cerchiamo di esprimere ciò che sentiamo e pensiamo, per questo si usano spesso immagini o simboli, per permettere alla coscienza di "avere una visione" e di non attaccarsi rigidamente ai termini...

Così è per l'immagine di radice-tronco-albero o di albero-riflesso-acqua, ma anche per quelle "classiche" del tipo corda-serpente o anche per quelle matematiche del tipo 1/2+1/2=1  ....altrimenti come fai a comunicare? Poi, perché < il concetto "io sono" è un'illusione? >, o meglio < chi è che afferma che il concetto io sono è un'illusione>? L'<io affermo>? Come vedi, si può andare avanti all'infinito oppure tacere....il processo verso la consapevolezza richiede sadhana e pazienza....

C - Forse può non essere comunicabile verbalmente l'esperienza metafisica (anche perché quella parvenza di io che la espone, non era esistente durante la stessa nel caso di una esperienza puntuale), può però, se continuativa, essere usata per stimolare la coscienza dell'aspirante. Dicono anche che la Ragion Pura, jnana, possa condurre alla liberazione dall'individualita'.

Potremmo considerare, per amore di esattezza linguistica, che l'Io sono non si riferisce all'io sono qualcosa, ma al seguente passaggio dialettico:

Individuo = essere individuato = io sono questo o qualcosa

(L'opinione di essere qualcosa è l'individuazione.)

Risoluzione dell'individuazione  = essere non individuato, ossia essere o atman o pura realtà.
(Tradotto pure come "Io sono", data l'impossibilita' di esporre il concetto di essere senza un soggetto).

In realtà lo stato atmico implica la consapevolezza di essere, ossia di esistenza, non c'e' un soggetto percipiènte, ma esiste la percezione in sé dell'essere. Nello stato detto bramanico o Realta Assoluta non c'è percezione, infatti se ne "parla" nel dopo, quando ritornati nello stato atmico, l'essere afferma di essere Realta' Assoluta o Quello.
Nel caso del jivan muktha, gli stati sono tutti presenti in contemporanea, e li' si' che diviene ardua la descrizione se non con le metafore.

Come esempio ne possiamo citare una:
Le onde del mare sono i singoli jiva, le individualità. E' l'acqua che afferma "sono un'onda"  vedendo se stessa e le altre onde.
Quando citta (mente) si acquieta, le onde scompaiono e si riconoscono identiche alla superficie del mare. E' l'acqua che si riconosce tale perché è ancora nella manifestazione, ossia sulla superficie, c'è la percipiènza data proprio dalla manifestazione e dall'esistenza stessa.
Quando l'acqua si perde nella profondità del mare, cessa anche la percezione, la distinzione, la possibilità di dire  sono questo o quest'altro, ma  finanche la possibilità di dire "Io sono" proprio perché non essendoci alcuna differenziazione non c'è alcuna percezione, nemmeno di esistenza, dato che per definirla occorre un minimo di differenziazione anche su un piano universale.

A quel punto il linguaggio non soccorre più, Tat Tvam Asi, Quello Io sono, è  la semplice testimonianza verbale (a chi la richiede, al discepolo) della Realtà Assoluta.

E' il jivan mukta che mantiene e conferma la Tradizione unica universale.

D - Come accade che per formulare pensieri la mente ha come supporto il cervello fisico, così per la liberazione, mentre la mente guidata dall'Io Sono procede nel suo percorso "neti neti", "non questo , non quello", viene compiuto in parallelo un lavoro da parte dei deva e della Gerarchia. Infatti come ci sono deva preposti alla costruzione del cervello fisico con il quale stai in questo momento leggendo o ascoltando  queste parole, così esiste tutto un sistema di liberazione "oggettiva" dei veicoli mediante i quali il tuo (solo le parole umane possono dire "tuo" in questi casi...) Io Sono vive e si esprime nella materia - secondo polo dell'assoluta unità - mentre procedi nel lavoro "soggettivo" psichico personale della liberazione. Vale a dire che la liberazione è nello stesso tempo un lavoro personale e collettivo. "Karma" e "fratellanza"...

E se per liberazione si intende l'uscita da questo stato fenomenico grossolano per uno migliore o sottile, quanto affermi sopra ha una sua ragion d'essere. 

Se per liberazione si intende la cessazione degli aspetti individuali, per riconoscersi pura Realtà (atman) e poi Realtà Assoluta (Brahman), pur usufruendo di eventuali influssi da parte delle manifestazioni più coscienti del Divino (ciò che vengono chiamati deva e Gerarchia) e' preferibile non credervi, ossia non farne punto fermo da sviluppare, in quanto si incorrerebbe nel rischio di indulgere nella molteplicità piuttosto che centrarsi in ciò che si è, "Quello" che fa dire che non esiste alcuna nascita o morte, alcun stato di indigenza o alcuna liberazione o alcuno che di debba liberare.
E' opportuno in fondo ricordare che la dialettica e la semantica per quanto alte o ispirate che siano non rappresentano la verità verso cui indirizzano, Quella non è esprimibile né comunicabile con la parola.

 

Vidya Bharata 

Newsletter Maggio 2002

Adattamento di un tread del Novembre 2000, dalla Mailing List  Advaita Vedanta