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“L'essenza degli insegnamenti di Sri Ramana è contenuta nelle sue frequenti asserzioni che c'è una singola realtà immanente direttamente sperimentata da tutti, che è simultaneamente la sorgente, la sostanza e la reale natura di tutto ciò che esiste. Egli le diede numerosi nomi differenti, esprimendo in ciascuno un differente aspetto della stessa indivisibile realtà. (...)

 

IL SE'

Questo è il termine che egli ha usato più frequentemente. Lo ha definito dicendo che il vero Sé o vero “Io”, contrariamente all'esperienza percepibile, non è un'esperienza dell'individualità, ma una consapevolezza non personale, onnicomprensiva. (…) Egli asserì che il Sé reale è sempre presente e sempre sperimentato, ma enfatizzò che siamo realmente consapevoli di come è soltanto quando le tendenze autolimitanti della mente sono cessate. La permanente e continua consapevolezza del Sé è nota come auto-realizzazione.

 

 

SAT-CIT-ANANDA (Essere-Coscienza-Beatitudine)

(…) Sri Ramana insegnò che il Sé è puro essere, una consapevolezza soggettiva di “Io sono Quello”. Non ci sono soggetti od oggetti nel Sé, c'è soltanto la consapevolezza di essere. Poiché questa consapevolezza è conscia, è chiamata anche coscienza. L'esperienza diretta di questa coscienza è, secondo Sri Ramana, uno stato di ininterrotta felicità, così per descriverla viene usato anche il termine 'ananda' o beatitudine. 

Questi tre aspetti, essere, coscienza e beatitudine, sono sperimentati come un tutto unico e non come attributi separati del Sé. Sono inseparabili allo stesso modo in cui l'umidità, la trasparenza e la liquidità sono proprietà inseparabili dell'acqua.

DIO (Brahman, Shiva)

(…) Il Dio di Sri Ramana non è un Dio personale, è l'Essere senza forma che sostiene l'universo. Non è il creatore dell'universo, l'universo è semplicemente una manifestazione del Suo potere intrinseco; Egli è inseparabile da esso, ma non è influenzato dal suo apparire o scomparire.

IL CUORE (Hridayam)

Parlando del Sé, Sri Ramana usò frequentemente la parola sanscrita 'hridayam'. Solitamente è tradotta come “il Cuore”, ma una traduzione più letterale sarebbe: “questo è il centro”.
Nell'usare questo termine particolare egli non implicava che vi fosse un particolare luogo o centro stabilito per il Sé, stava semplicemente indicando che il Sé è la sorgente dalla quale si sono manifestate tutte le apparizioni.

JNANA (Conoscenza)

(…) La vera conoscenza o 'jnana' non è un oggetto di esperienza, né la comprensione di uno stato differente e separato dal soggetto conoscitore; è una conoscenza conscia e diretta di quell'unica realtà in cui i soggetti e gli oggetti hanno cessato di esistere. Colui che si è stabilito in questo stato è conosciuto come 'jnani'.

TURYA E TURYATITA
La filosofia Indù postula tre livelli di coscienza relativa che si alternano – veglia, sogno e sonno profondo. Sri Ramana affermò che il Sé è la realtà base che sostiene l'apparizione degli altri tre stati temporanei. A causa di ciò, a volte chiamò il Sé 'turya avastha', o il quarto stato.
Occasionalmente utilizzò anche la parola 'turyatita' che significa “trascendente il quarto”, per indicare che in realtà non ci sono quattro stati, ma soltanto un unico vero stato trascendente.

ALTRI TERMINI
(…) Sri Ramana enfatizzò spesso che il Sé è il proprio reale e naturale stato d'essere e, per questa ragione, occasionalmente impiegò i termini 'sahaja sthiti', che significa 'stato naturale', e 'swarupa', che significa 'forma reale' o 'natura reale'.
Egli usò anche la parola “silenzio” per indicare che il Sé è uno stato silente libero dal pensiero, di pace indisturbata e totale tranquillità.”


Tratto dall'Introduzione curata da David Godman al capitolo 1 del libro “Sii ciò che sei”, Ed. Il Punto d'Incontro.