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Shankara - 1 -

Il secolo che vide la nascita di Shankara non fu dissimile dal nostro. L'India era, a quel tempo, divisa politicamente e turbata socialmente. L'odio generava odio e la pace era sacrificata sull'altare dell'egoismo e della cupidigia. C'erano coloro che si attenevano alla lettera delle scritture, non riuscendo a capirne lo spirito; c'erano nichilisti e iconoclasti, che erano pronti a distruggere tutto ciò che era sacro e antico. Il conflitto regnava tra le scuole filosofiche e l'ostilità dominava tra le diverse sette religiose. Sia i religiosi che i laici sembravano aver dimenticato l'insegnamento fondamentale dei Veda: che la Realtà è Una. Tanto i capi quanto i seguaci delle varie fedi usavano la religione come mezzo di sopraffazione anziché trovare in essa il conforto della vita.

Fu in un tale periodo di crisi e confusione che Shankara nacque. Egli dedicò l'intera sua breve vita terrena a rimarginare le ferite del cuore e della mente degli uomini e a indicare il cammino per la liberazione. Diagnosticando la malattia, che distruggeva gli organi vitali della società, nella separatività, Samkara prescrisse quale unico mezzo di guarigione la conoscenza dell'Unità, la filosofia upanishadica dello Spirito non-duale. Questo rimedio, potente in tutte le epoche, ebbe una speciale rilevanza nel periodo di Shankara come lo ha per il nostro.

Fu come se Shiva stesso scegliesse il luogo, la famiglia e il tempo della sua nascita. Kalati è un tranquillo villaggio sulle rive del fiume Cúrnà, nel Kerala, a circa sei miglia dalla città di Alwaye.  L'antico manoscritto Shankara-vijaya di Anandagiri, disponibile nella Biblioteca Taraka Mutt a Benares, descrive Kalati come un bel villaggio, un ornamento al Kerala.

In esso viveva una pia coppia Nambútiri, Shivaguru e Aryamba. Fino ai tempi recenti sono stati i Nambútiri del Kerala a preservare meglio la cultura Vedica.

Shivaguru fu mandato, all'età giusta, da un guru-kula. Completati gli studi, egli mostrò avversione al matrimonio e ad organizzarsi in una vita familiare; voleva, piuttosto, dedicare la sua vita allo studio intenso e alla pratica delle discipline spirituali. Ma, quando tornò a casa, i suoi genitori lo persuasero ad accettare la proposta di matrimonio. Aryamba fu scelta come moglie. Dopo la solenne cerimonia, la coppia devota dimorò come ideali capi di famiglia adempiendo i doveri prescritti dalla Scrittura e aiutando tutti coloro che avevano bisogno del loro aiuto. 

Shivaguru e Aryàmbà erano stati favoriti dalla vita: possedevano virtù e ricchezza, cultura e umiltà, grande sincerità e altruismo. Ma, nonostante il passar degli anni, essi non venivano benedetti dalla nascita di un figlio. Un giorno Shivaguru espresse il suo rincrescimento ad Axyàmbá. La pia donna consolò suo marito e gli disse: « Cerchiamo rifugio in Shiva che è l'albero della realizzazione del desiderio universale ». Entrambi si recarono nel vicino Shiva-kshetra, ora chiamato Trichúr, per celebrare ciò che è localmente conosciuto come bhajanam. La parola deriva da una radice che significa « servire, adorare ». Coloro che celebrano il bhajanam a Trichúr si trattengono in quel luogo per un certo numero di giorni o mesi, si bagnano giornalmente nel fiume sacro, visitano il tempio e adorano il Signore Shiva, per la realizzazione dei loro legittimi desideri. Il tempio è situato su un terrapieno, nel centro della città, chiamato Vrishachala « la Collina del Toro Sacro ». Il nome più popolare della città è « Tirusiva-perur » che significa « la propizia grande dimora di Shiva » e del quale « Trichur » è un'abbreviazione. Shivaguru e Aryamba si recarono in questo luogo e celebrarono il bhajanam per un tempo considerevole.

Compiaciuto della pietà ed austerità di Shivaguru. ed Aryàmbá, il Signore Shiva nelle sembianze di un vecchio, apparve loro in sogno e s'informò se essi volessero avere molti figli, di scarso ingegno, che vivessero a lungo, o un solo figlio, di brillante intelligenza, ma che sarebbe vissuto poco. La coppia rimase perplessa e lasciò la scelta al Signore stesso. Questi disse che Egli sarebbe nato come loro figlio e li invitò a tornare a Kálati. Grandemente compiaciuti, essi tornarono al loro villaggio. Shivaguru compì atti di generosità verso la gente bisognosa e fece feste e doni a tutte le persone pie del luogo. La devota coppia partecipò al pasto solo dopo che gli ospiti ebbero mangiato, e si dice che il divino splendore del Signore Shiva entrò nel corpo dì Aryámbà attraverso il sacro cibo che ella mangiò dopo che esso era stato santificato dal Brahmana-bhajana. A tempo debito, Aryámbà rimase incinta e brillò di una nuova aura perché era il Signore stesso, la Luce delle luci, che l'aveva scelta come sua madre.

Il tempo scelto per il divino evento fu il più propizio: mezzogiorno della quinta giornata della metà luminosa del mese lunare di Vaigákha (aprile-maggio), sotto la costellazione Punarvasu. Gli Samkaravijaya danno brillanti descrizioni della tranquilla bellezza della natura al tempo della nascita di Shankara. Gli alberi e i rampicanti sorridevano con mazzi di fiori. Il cielo era limpido. Perfino tra gli animali, quelli nemici per natura fraternizzavano.

La data esatta della nascita di Shankara è difficile a stabilirsi. La tradizione indica l'anno del Nandana, il mese lunare di Vaddkha e il giorno sukla-panchami. Ma quale anno del Nandana? Secondo alcuni studiosi la nascita di Shankara dovrebbe essere situata nel 700 d.C., perché nel Brahma-sutra-bhashya (IV, II, 5) è fatto cenno alla città di Pataliputra, distrutta dal l'erosione del fiume intorno al 750 d.C., ed anche a Púmavarnam (II, I, 18), probabilmente il re buddista di Magadha, citato da Hieuen Tsiang, che governò intorno al 590 d.C. Un manoscritto sanscrito fornisce la data della nascita e della morte di Shankara Kali 3889 e 3931, che corrispondono al 788 e 820 d.C. La stessa data di nascita, Kali 3889, si ritrova nell'opera Shankara-mandara-saurabha.

La gente di Kàlati vide il figlio neonato nella casa di Shivaguru, dice Anandagiri, e pensò che fosse veramente Shambu (Shiva) venuto in qualità di avatara Gli astrologi che furono chiamati, com'era d'uso, per calcolare l'oroscopo, dichiararono che il bambino era perfetto sotto ogni punto di vista (sisur-esha-purnah). L'undicesimo giorno al bambino fu dato il nome «Shankara », le cui lettere indicano il giorno, la quindicina e il mese della sua nascita. Shivaguru scelse questo nome per suo figlio non facendo alcun riferimento al suo significato; invece esso si dimostrò significativo poiché Shankara fu un avatara di Shiva, e nacque col proposito specifico di fare il più grande bene al mondo.

I fatti più rilevanti della vita di Shankara sono citati così in un verso sanscrito: « All'età di otto anni egli si era reso padrone dei quattro Veda; a dodici anni era versato in tutti gli sastra; a sedici terminò la compilazione del suo Bhashya e a trentadue lasciò questo mondo ». Shankara fu un bambino prodigio e spiegò una notevole intelligenza e apertura di cuore fin dalla più tenera età. Anandagiri dice che Samkara apprese le lingue prakrita, magadhi e sanscrita durante la sua infanzia. Secondo il Madhaviya-Samkara-vijaya, a un anno imparò l'alfabeto sanscrito e la lingua madre; a due, apprese a leggere; a tre, studiò i Kavya e i Purána e, intuitivamente, capì molte loro parti.

Prima che l'upanayana (investitura col cordone sacro) potesse essere eseguita, Shivaguru morì. L'upanayana fu compiuta quando Shankara aveva cinque anni. Egli fu mandato da un gurukuIa per gli studi Vedici. Si rese padrone della saggezza contenuta nelle sei branche ausiliarie dei Veda, quanto degli altri sastra; in un tempo molto breve. Egli visse, secondo l'usanza, come un brahmacarin vivendo d'elemosina e servendo il suo istruttore.

La tradizione riferisce un miracolo accaduto mentre Shankara era studente. Come brahmacarin, egli andò un giorno a chiedere l'elemosina alla casa di un brahmana indigente. Questi era uscito alla ricerca di qualche mezzo di sussistenza, e là moglie, vedendo Sanikara, fu estremamente desolata che non fosse rimasto del cibo in casa da offrirgli. Dopo aver a lungo cercato ella scoprì un piccolo frutto ammalata e lo mise nella ciotola delle elemosine di Shankara esprimendo la sua impossibilità a dare qualcosa di più. Il compassionevole Shankara rimase molto commosso dalla devozione della donna - uno degli appellativi di Shiva è « asu-tosha », « facilmente compiaciuto » - e pronuncio una preghiera a Lakshmi, la Dea della Ricchezza, implorandola di benedire la coppia brahmana. Questo fu il primo inno composto da Shankara ed è conosciuto come il Kanakadhara-stotra (preghiera per una pioggia d'oro). In risposta alla sua preghiera ci fu una pioggia di amalaka d'oro. La pia donna e suo marito, ch'era allora tornato a casa, rimasero meravigliati e adorarono il divino fanciullo. Il primo atto del ministero di Shankara fu così la rimozione della povertà.

Shankara completò la sua educazione formale prima di compiere otto anni. Un verso del Madraviya-Shankara-vijaya dice: « Egli divenne molto versato in tarka (logica); acquistò una conoscenza profonda sul darsana Sámkhya; guadagnò la prodigiosa padronanza dello Yoga di Pataííjali; apprese la complicata dottrina della Bhatta Mímànsa. La gioia che risulta dalla conoscenza di queste discipline è contenuta nella beatitudine suprema dell'Advaita-vidya; può il beneficio che proviene da un pozzo oltrepassare il beneficio che dà l'oceano?... La conoscenza adorna coloro che la coltivano, ma nel caso di Shankara, fu la conoscenza ad essere adornata da lui » (IV, 20, 34).

Completata la sua istruzione, Shankara lasciò il guru-kula e riprese a vivere con la madre. Un giorno, Aryámbá si sentì debole e malata; tuttavia andò a piedi, come al solito, a fare il bagno nel fiume che era a una certa distanza dalla sua casa. Lungo la strada del ritorno ella svenne. Quando Shankara lo seppe, si affrettò a raggiungere il luogo e portò sua madre a casa. Affinché questo non accadesse di nuovo, egli pregò che il fiume Cúrná cambiasse il suo percorso e scorresse vicino casa: il giorno successivo, il miracolo avvenne. Questo incidente rivelò il lato intensamente umano della personalità del Maestro. Nei suoi scritti più recenti lo stesso Samkara manifesta la sua profonda riverenza verso l'aspetto madre. Nel commento alla Brihaddranyaka upanishad, ad esempio, egli descrive sua madre come la perfetta istruttrice (putrasya samyag-anusastri, anusasana-kartri).

Quando Shankara stava per compiere nove anni, un gruppo di saggi gli fece visita a casa. Shankara e sua madre ricevettero gli ospiti con la dovuta riverenza e con grande gioia. I saggi furono profondamente compiaciuti dell'ospitalità loro offerta e delle divine eccellenti doti che erano manifeste nel ragazzo. Essi spiegarono ad Aryàmbá le condizioni sotto le quali Shankara era nato, e le dissero che sebbene in conformità al piano originario egli dovesse vivere per soli otto anni, quel periodo sarebbe stato ora raddoppiato. Dopo aver benedetto la casa, i saggi partirono. Aryámbá rimase molto afflitta nel sapere che suo figlio avrebbe avuto una vita breve, ma Shankara cercò di consolarla spiegandole la natura fenomenica della vita empirica. La nascita contemporanea di anime in vari gradi di parentela, come genitore e figlio, egli disse, era come l'incontro temporaneo di viaggiatori.

Notando tendenze ascetiche in suo figlio, Aryámbá ne volle preparare la mente ai doveri e alle responsabilità domestiche. Così, ella prese accordi per farlo sposare presto. Ma Shankara era nato con la più grande missione che una persona possa avere nella vita cioè guidare l'umanità alla gioia di una ineguagliabile pace, offrendo senza compenso la sua totale esperienza al mondo intero. Così, egli volle rinunciare alla vita domestica, e ad un'età in cui la maggior parte dei bambini non abbandona neanche i propri giocattoli. Ma la madre non voleva dare il suo consenso. Quale madre potrebbe volontariamente accettare di perdere suo figlio? Perciò, doveva accadere un miracolo!

Un giorno, Shankara andò al fiume che scorreva vicino alla sua casa ed entrò in acqua per fare il bagno. Un coccodrillo lo afferrò per una gamba e cominciò a trascinarlo verso il fondo. Udendolo gridare, Aryámbá fu sopraffatta dalla paura e dall'ansia e vide suo figlio nel fiume che lottava per la vita. Il coccodrillo non voleva lasciarlo. Egli supplicò sua madre di permettergli di entrare nel samnyása-ásrama. La rinuncia formale, quando si è in estrema difficoltà o quando si è in punto di morte (apatsamnyasa), è una procedura riconosciuta. Poiché samnyása segna una nuova nascita, il pericolo poteva passare senza prendere il tributo della vita di Shankara. Aryámbá, con gli occhi pieni di lacrime, disse a suo figlio che voleva che egli vivesse e che, se diventando samnyása avesse salvato la sua vita, avrebbe accettato ciò con immensa gioia. Appena ottenuto il consenso della madre, Shankara abbracciò mentalmente lo stato di samnyàsin e il coccodrillo lo lasciò libero all'istante.

Nella sua gioia per la miracolosa salvezza del figlio dalle fauci del coccodrillo, Aryámbá aveva dimenticato che, col suo consenso, egli era ora diventato samnyásin. Ella pensava che Shankara sarebbe tornato ad essere il figlio di un tempo, ma egli le ricordò che ora tutte le donne che gli avessero fatto l'elemosina sarebbero state per lui delle madri; gli insegnanti che gli avessero impartito la conoscenza sarebbero stati per lui dei padri; i discepoli che avessero cercato la saggezza sarebbero stati per lui dei figli. Così, tutto il mondo, e non la casa di Kalati, era ora la sua casa.

Shankara chiese alla madre il permesso di lasciare il villaggio degli antenati per cercare il proprio guru che lo avrebbe iniziato nel samnyása formale, ma, prima di partire, egli assicurò ad Aryámbá un adeguato sostentamento e protezione. Dichiarò che sarebbe tornato da lei ogni qualvolta ci fosse stato bisogno della sua presenza e che lui stesso avrebbe compiuto gli ultimi riti dopo la sua morte. L'amorosa madre non ebbe alternativa, diede il suo consenso per la partenza del figlio da Kalati. Dopo averle reso atto di deferenza, Shankara partì per la sua missione. (continua)

 

Estratto da « Samnkaracarya » (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi.

Vidya - Aprile 1974 - Shankara - Nascita e giovinezza