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In “Bodhananda 0007 – La brocca” è fatto accenno a come Sri Ramana usasse distinguere due tipi di nirvikalpa samadhi, e in effetti questa distinzione è chiaramente riscontrabile nei resoconti delle conversazioni svoltesi con i vari ospiti dello Sri Ramanasramam.
(…) La classificazione usata generalmente da Sri Ramana divide il samadhi nella seguente triplice divisione (*) :
1) Sahaja nirvikalpa samadhi. Questo è lo stato del 'jnani' che ha definitivamente e irrevocabilmente eliminato il suo ego. 'Sahaja' significa “naturale” e 'nirvikalpa' significa “nessuna differenza”. Un jnani in questo stato è in grado di agire naturalmente nel mondo, proprio come fa qualunque ordinaria persona. Sapendo di essere il Sé, il 'sahaja jnani' non vede differenze fra sé e gli altri e nessuna differenza fra se stesso e il mondo. Per una tale persona, ogni cosa è una manifestazione dell'invisibile Sé.
2) Kevala nirvikalpa samadhi. Questo è lo stato che precede la realizzazione del Sé. In questo stato c'è una consapevolezza del Sé temporanea, ma priva di sforzo; però l'ego non è stato eliminato definitivamente. E' caratterizzato da un'assenza di coscienza corporea. Sebbene in questo stato si abbia una temporanea consapevolezza del Sé, non si è in grado di percepire le informazioni sensoriali o di funzionare nel mondo. Quando la coscienza corporea torna, l'ego riappare.
3) Savikalpa samadhi. In questo stato particolare, la consapevolezza del Sé viene mantenuta dallo sforzo costante. La continuità del samadhi dipende totalmente dallo sforzo compiuto per mantenerlo. Quando l'attenzione sul Sé vacilla, la consapevolezza del Sé viene a essere oscurata. (...)
[dall'Introduzione al cap. 14 curata da David Godman, tratta da 'Sii ciò che sei', Ed. Il Punto d'Incontro]
Qualche chiarimento sui tre tipi di samadhi.
(…) D: Posso avere una chiara idea della differenza tra 'savikalpa' e 'nirvikalpa'?
R: Aggrapparsi allo stato supremo è 'samadhi'. Quando avviene con sforzo a causa di disturbi mentali, è 'savikalpa'. Quando questi disturbi sono assenti, è 'nirvikalpa'. Rimanere permanentemente nello stato primordiale senza sforzo è 'sahaja'.
D: Il 'nirvikalpa samadhi' è assolutamente necessario prima del conseguimento del 'sahaja'?
R: Dimorare permanentemente in uno qualunque di questi samadhi, 'savikalpa' o 'nirvikalpa', è 'sahaja' (lo stato naturale). Che cos'è la coscienza corporea? E' il corpo insenziente più la coscienza. Entrambi devono avere la loro base in un'altra coscienza che è assoluta e non influenzata e che rimane sempre così com'è, con o senza coscienza corporea.
Cosa importa allora se la coscienza corporea sia persa o mantenuta, purché si sia aggrappati a quella pura coscienza? L'assenza totale della coscienza corporea ha il vantaggio di rendere il samadhi più intenso, sebbene non faccia differenza rispetto alla conoscenza del supremo.
Differenze tra kevala e sahaja nirvikalpa samadhi.
(…) D: Può il meditante essere influenzato da disturbi fisici durante il 'nirvikalpa samadhi'? Il mio amico e io siamo in disaccordo su questo punto.
R: Entrambi avete ragione. Uno di voi si riferisce al 'kevala' e l'altro al 'sahaja samadhi'. In entrambi i casi la mente è immersa nella beatitudine del Sé. Nel primo, i movimenti fisici possono causare disturbi al meditante, perché la mente non è completamente morta. E' ancora viva e può, come dopo il sonno profondo, ritornare attiva in qualunque momento. Viene paragonata a un secchio che, sebbene completamente immerso sott'acqua, può essere tirato fuori da una corda cui è ancora attaccato.
Nel 'sahaja' la mente è completamente sprofondata nel Sé, come il secchio che è affondato nelle profondità del pozzo insieme alla sua corda. Nel 'sahaja' non rimane nulla che possa essere disturbato o tirato indietro nel mondo. Le proprie attività allora assomigliano a quelle di un bambino che succhia il latte di sua madre nel sonno ed è a malapena consapevole del pasto.
D: Come si può adempiere alle proprie funzioni nel mondo in tale stato?
R: Chi si abitua naturalmente alla meditazione e gioisce la beatitudine della meditazione non perderà il suo stato di samadhi qualunque lavoro esterno faccia, qualunque tipo di pensiero gli possa venire. Quello è il 'sahaja nirvikalpa'.
Il 'sahaja nirvikalpa' è 'nasa' (totale distruzione della mente), laddove il 'kevala nirvikalpa' è 'laya' (temporanea sospensione della mente). Coloro che sono nello stato di 'laya samadhi' dovranno riportare la mente sotto controllo di volta in volta. Se la mente viene distrutta come nel 'sahaja samadhi' non germoglierà più. Qualunque cosa venga fatta da tali persone è soltanto casuale, essi non scivoleranno mai dal loro alto stato.
Coloro che sono nello stato 'kevala nirvikalpa' non sono realizzati, sono ancora cercatori. Coloro che sono nello stato 'sahaja nirvikalpa' sono come una fiamma in un luogo senza vento, o l'oceano senza onde; in loro non c'è movimento. Non possono trovare nulla che sia differente da loro stessi. Per coloro che non raggiungono quello stato, ogni cosa appare come differente da loro stessi.
D: L'esperienza del 'kevala nirvikalpa' è la stessa del 'sahaja', sebbene si ritorni da essa al mondo relativo?
R: Non c'è né venire, né andare – colui che va e che viene non è reale. Nel 'kevala nirvikalpa' c'è il secchio mentale ancora esistente sotto l'acqua, e può essere tirato fuori in qualunque momento. Il 'sahaja' è come il fiume che si è collegato con l'oceano da cui non c'è ritorno. Perché poni tutte queste domande? Continua a praticare fino a che avrai tu stesso l'esperienza. (**)
Il nirvikalpa samadhi del raja yoga e il sahaja samadhi.
(…) D: Il samadhi, l'ottavo stato del 'raja yoga', è lo stesso samadhi di cui parli tu?
R: Nello yoga il termine 'samadhi' si riferisce a qualche tipo di trance e vi sono vari tipi di samadhi. Ma il samadhi di cui parlo è differente. E' il 'sahaja samadhi'. Qui hai 'samadhana' (stabilità) e rimani calmo e composto anche quando sei attivo. Realizzi che sei mosso dal più profondo Sé reale all'interno. Non hai preoccupazioni, non hai ansietà, non hai problemi, poiché vieni a realizzare che non c'è nulla che ti appartiene. Sai che ogni cosa viene fatta da qualcosa con cui sei in cosciente unione. D: Se questo 'sahaja samadhi' è la condizione più desiderabile, non c'è necessità del 'nirvikalpa samadhi'?
R: Il 'nirvikalpa samadhi' del 'raja yoga' può avere la sua utilità, ma nel 'jnana' questo 'sahaja sthithi' (stato naturale) o 'sahaja nishtha' (dimorare nello stato naturale) è esso stesso lo stato 'nirvikalpa'. In questo stato naturale la mente è libera da dubbi. Non ha alcun bisogno di oscillare in un'alternanza di possibilità e probabilità. Non vede 'vikalpa' (differenze) di nessun tipo. E' sicura della Verità, perché sente la presenza del reale. Anche quando è attiva, sa di essere attiva nella realtà, il Sé, l'essere supremo.
Alcuni concetti errati sul nirvikalpa samadhi.
(…) D: Ho letto in un libro di Romain Rolland su Ramakrishna che il 'nirvilalpa samadhi' è un'esperienza terribile e terrificante. E' così terribile il 'nirvikalpa'? Stiamo attraversando tutti questi tediosi processi della meditazione, della purificazione e della disciplina solo per finire in uno stato di terrore? Stiamo per trasformarci in cadaveri viventi?
R: Le persone hanno ogni tipo di idea sul 'nirvikalpa'. Perché parlare di Romain Rolland? Se coloro che hanno a disposizione tutta la tradizione delle 'Upanisad' e del 'Vedanta' hanno opinioni fantastiche sul 'nirvikalpa', chi può biasimare un occidentale per simili idee?
Attraverso degli esercizi respiratori alcuni yogi cadono in uno stato catalettico molto più profondo del sonno senza sogni, in cui non sono consapevoli di nulla, assolutamente di nulla, ed essi lo glorificano come 'nirvikalpa'. Altri pensano che una volta sprofondati nel 'nirvikalpa' si diventi un essere completamente diverso. Altri ancora considerano il 'nirvikalpa' conseguibile solo attraverso uno stato di trance in cui la coscienza del mondo è totalmente obliterata, come nello svenimento. Tutto ciò è dovuto alle loro considerazioni intellettuali.
Il 'nirvikalpa' è 'cit', coscienza senza sforzo né forma. Da dove viene il terrore, e dov'è il mistero nell'essere se stessi? Per alcune persone la cui mente è diventata matura a causa di una lunga pratica nel passato, il 'nirvikalpa' avviene improvvisamente come una piena, ma per altri avviene nel corso della loro pratica spirituale, pratica che lentamente fiacca i pensieri che ostruiscono e rivela lo schermo della pura consapevolezza “io-io”. La pratica ulteriore rende lo schermo manifesto in modo permanente.
Questa è la realizzazione del Sé, 'mukti', o 'sahaja samadhi', lo stato naturale privo di sforzo. La sola non percezione delle differenze ('vikalpa') esterne, non è la vera natura del 'nirvikalpa' stabile. Sappi che solo il non sorgere delle differenze ('vikalpa') nella mente morta è il vero 'nirvikalpa'.
D: Quando la mente comincia a sprofondare nel Sé, c'è spesso una sensazione di paura.
R: La paura e il tremare del proprio corpo mentre si sta entrando nel samadhi è dovuta alla debole coscienza dell'ego che ancora rimane. Ma quando questo muore completamente, senza lasciare la minima traccia, si dimora come il vasto spazio della pura coscienza dove prevale solo la beatitudine, e il tremare di paura cessa. (…)
[Dialoghi tratti da: 'Sii ciò che sei', a cura David Godman, Ed. Il Punto d'Incontro, pag. 186 e segg.]
E per concludere...
Il 6 Aprile 1937, in risposta a Swami Lokesananda, un sannyasi in visita all'asram che gli chiedeva delucidazioni sul samadhi, Sri Ramana glielo descrisse enumerandone così le caratteristiche essenziali:
"(1) Aggrapparsi alla Realtà è 'samadhi'. (2) Aggrapparsi alla Realtà con sforzo è 'savikalpa samadhi'. (3) Assorbirsi nella Realtà e rimanere inconsapevoli del mondo è 'nirvikalpa samadhi'. (4) Assorbirsi nell'Ignoranza e rimanere inconsapevoli del mondo è il sonno. (5) Rimanere nell'originario, puro stato naturale senza sforzo è 'sahaja nirvikalpa samadhi'.”
[da 'Talks with Sri Ramana Maharshi', Talk 391]
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(*) Nelle “Letters from Sri Ramanasramam” di Suri Nagamma, nel corso della conversazione (163) intitolata “Sei tipi di samadhi” e avvenuta in data 3 dicembre 1947, Sri Ramana spiega a uno dei suoi interlocutori che Adi Sankara aveva descritto i sei tipi di samadhi nei suoi “Vivekachudamani” e “Drigdrisyaviveka” e, nel corso di questa stessa conversazione, Bhagavan elenca e descrive brevemente la divisione dei sei samadhi in due categorie principali (savikalpa e nirvikalpa) e le loro ulteriori suddivisioni.
(**) Dalla lettura del capitoletto si può notare come parlando del 'kevala nirvikalpa samadhi' Sri Ramana illustri ripetutamente questo tipo di samadhi servendosi dell'immagine del secchio calato nel pozzo per mezzo di una fune ben ancorata al bordo del pozzo stesso. In “Talks with Sri Ramana Maharshi”, Talk 187, questo stesso esempio viene descritto accompagnato da uno schema esemplificativo che evidenzia le differenze tra lo stato di 'sonno', quello di 'kevala' e lo stato di 'sahaja samadhi'.
om namo bhagavate sri ramanaya Tratto da http://www.pitagorici.it/forum/viewtopic.php?f=22&t=731#p12937
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