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Passò un anno, e la vita andava avanti nella maniera consueta. Nel 1895, Nelliappa Iyer lasciò Tiruchuzhi per Manamadurai dove si sistemò come avvocato difensore di secondo livello. Nell’estate del 1896 sia Venkataraman che suo fratello si stabilirono nella casa dello zio. Nel 1896, Nagaswami sposò Janaki Ammal, anche i nuovi parenti acquisiti vivevano a Madurai. Venkataraman aveva diciassette anni ed era al decimo standard, si stava preparando per gli esami pubblici. Sebbene sapesse di non essere uno studioso, non aveva paura degli esami. Trovava piacere nei giochi che lo facevano crescere robusto ed in salute.

Era metà luglio di un pomeriggio, e Venkataraman era sdraiato sul pavimento della stanza al primo piano quando, senza una ragione apparente, ebbe improvvisamente paura di morire; “Stò morendo,” pensò. Anni dopo, Bhgavan raccontò così l’esperienza.

 

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”Non c’era nessuna ragione di pensare così. Non sapevo nemmeno che cos’era quello stato e nemmeno perché avevo paura. Non mi è venuto in mente di consultare un medico o i famigliari o gli amici. L’unico problema per me era che cosa significasse la morte e come poterla evitare. Decisi di risolverlo lì e subito. Morte significa che gli arti si irrigidiscono, le labbra si contraggono, gli occhi si chiudono ed il respiro si ferma. Pensando intensamente, sperimentai tutto questo. Ma né la memoria né la consapevolezza scomparvero. In altre parole gli organi di senso cessarono di operare esternamente ed uno sguardo rivolto interiormente stabili se stesso. Anche se il corpo muore il senso dell’”Io” non se ne và. La consapevolezza dell’individualità era tutto li. Quando il corpo verrà portato al campo crematorio e ridotto in cenere ”Io” non perirò perché “Io” non sono il corpo.

"Il corpo era inanimato e senza consapevolezza ma io ero consapevole. Quindi la morte è per il corpo mentre l’”Io” è imperituro ed è consapevolezza. "La Consapevolezza che si era presentata, quando il corpo ed i sensi hanno cessano di funzionare, non fu un' esperienza sensibile, la Consapevolezza dell’”Io” era diretta, auto risplendente e non il prodotto di un pensiero. L’entità che sopravvisse alla morte fu la Consapevolezza."

Così, d'improvviso, Venkataraman focalizzò l'attenzione su se stesso come una potente magia. Sebbene l’esperienza fu descritta passo passo, tutto accadde in un attimo. Senza la guida di un guru, né di nessun abhyasa, chi altri hanno ottenuto quella conoscenza?

La Bhagavad Gita dice:

manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye! Yatatam api siddhanam kascin mam vetti tattvatah (tra migliaia di uomini a malapena uno si sforza di ottenere la perfezione e di quelli che fanno lo sforzo ed hanno successo, a mala pena uno in verità Mi conosce)

— Tr. Swami Chidbhavananda

Quella conoscenza è senza precedenti. Una tale persona è nata con un compito, è un avatar ed un maestro.

Sulla conoscenza dell’Atman, Katha Upanishad dice:

Nayamatma pravacanena labhyo na medhaya na bahuna srutena Yamevaisa vrnute tena labhyah tasyaisa atma vivrnute tanu svam- (2.23)

(Questo Atman non può essere ottenuto tramite lo studio delle scritture, ne tramite un fine intelletto, nemmeno con l’ascolto; Quello è ottenuto da colui che da Quello viene scelto — a lui questo Atman rivela la Sua vera forma).— Tr. Swami Rangananthananda

E’ giusto che quest’evento miracoloso sia avvenuto al cospetto della consorte di Shiva e della sorgente di tutto, Sakti Meenakshi. La Bhagavad Gita dice che para-prakriti sakti disperde l’ingnoranza. Ramana divenne consapevole di Sè per grazia del potere divino. Madurai è conosciuta come dvadasanta mahasthali (il luogo delle Divinità che presiedono alle dodici sorgenti di potere, i chakra.)

Tramite questa percezione diretta Venkataraman ebbe una rinascita e dalla Conoscenza ottenne la liberazione (moksha) simultaneamente. Realizzò di essere l’imperituro "Aham" (Io Sono) e ogni paura della morte lo abbandonò.

Molto più tardi Bhagavan disse nell’Ulladu Narpadu (Quaranta Versi sulla Realtà), "Quando coloro che temono la morte cercano rifugio ai piedi del Signore Supremo, immortale e senza nascita, l'ego e gli attaccamenti muoiono con loro, ora, immortali, non pensano più alla morte."

— Tr. K. Swaminathan