Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

user_mobilelogo

Il bambino Venkateswara era unico, raramente parlava o litigava. C’era un parente, più o meno della sua età, di nome Meenakshi, e Venkateswara non voleva poppare se anche Meenakshi non veniva allattato; era anche  indifferente riguardo l’alimentazione. Aveva un sorriso dolce e gentile ma dietro questo sorriso si notava determinazione. Giunto il tempo per l’ammissione a scuola, il suo nome venne registrato come Venkataraman e questo nome rimase. Lakshmana Iyer un parente prossimo della famiglia era molto portato per il Telugu, e si rivolgeva al bambino chiamandolo Ramana, oppure in certe occasioni come “Nayana Ramani”. “Nayana” in telugu letteralmente significa padre ma è anche usato come espressione d’affetto.

Il bambino adottò la tradizione Telugu e a differenza di altri bambini si rivolgeva al padre chiamandolo Nayana, e con il tempo anche gli altri membri della famiglia adottarono questo nome per rivolgersi a lui. Questo appellativo si estese anche agli estranei, così tutti cominciarono a rivolgersi a Sundaram Iyer come "Nayana."

Venkataraman aveva sempre un suo modo personale di esprimersi. Un giorno Sundaram Iyer mentre stava uscendo di casa per andare al lavoro prese due cuscini e li mise sul carretto, nel mentre  il bambino osservò: ”Nayana, il primo cuscino cadrà” ma il padre lo ignorò e andò via. Di lì a poco la profezia del bambino si avverò e Sundaram Iyer rimase stupefatto — come poteva il ragazzo saperlo?. Verso gli otto anni, Venkataraman ebbe la sua upanayana (iniziazione). Imparò subito, dall’antico modo tradizionale, a dire: "Io Venkateswara Sarma porgo i miei ossequi."

La scuola in cui Venkataraman fu ammesso era un mantapa e il direttore era Madhura Nayagam Pillai. Fino alla quinta standard veniva insegnato solo il Tamil. Sundaram Iyer desiderava che i suoi figli venissero educati anche nella lingua inglese così da poter entrare nel servizio governativo, ma a Tiruchuzhi nessuno insegnava l'inglese.

Sundaram Iyer aveva due fratelli più giovani, il più grande dei due, Subbu Iyer, era impiegato presso il Sub- Registrar's office (ufficio del registro, anagrafe, archivista) a Dindigul. A Dindigul c’era una scuola Hindu dove veniva insegnato l’inglese. Nagaswami fu mandato in quella scuola e anche anche Venkataraman vi fu mandato nel 1891 per frequentare il sesto standard.

I due fratelli erano come Rama e Lakshmana; Rama e Lakshmana che avevano l’appoggio delle scimmie, i due fratelli avevano l’appoggio di un gruppo di ragazzi! Nagaswam e Venkataraman erano amichevoli ed in salute. Nagaswami  era esperto nel saltare sui rami degli alberi, ed il suo sopranome era “monkey” (scimmia), Venkataraman  vinceva sempre e divenne famoso come uno dal tocco dorato o mano d’oro (thanga-kai  uno dei molti nomi di Siva),  e come "Hiranyabahu" (dalle braccia d’oro). I fratelli erano versati alla ginnastica, alla lotta ad al calcio. Venkataraman  seguiva semplicemente suo fratello, non aveva preferenze particolari, ma se provocato alla lotta non aveva pietà, per questo anche quelli più grandi di lui lo lasciavano stare, egli  non ebbe mai il timore di venir picchiato.

Venkataraman aveva il sonno pesante. A Dindigul abitavano in Abhirami Amman Kovil street. Il giorno del compleanno di Srinivas, figlio di Subbu Iyer, dopo il pasto serale, lui e il resto della famiglia andarono al tempio e lasciarono Venkataraman a badare alla casa, ma prima di addormentarsi il ragazzo  chiuse bene porte e finestre. La famiglia tornò a notte inoltrata, bussò ma non vi fu alcuna risposta, batterono forte contro la porta e fecero tanto di quel rumore da far arrivare anche i vicini, ma tutto fu inutile. Ognuno si chiedeva che cosa poteva essere accaduto a Venkataraman. Dopo diversi tentativi riuscirono ad aprire la porta. A quel punto si raccolsero intorno a Venkataraman e provarono a svegliarlo in vari modi ma senza risultato. Tutti si meravigliavano della profondità del suo sonno tanto che lo collegarono al leggendario Kumbhakarna. Venuti a conoscenza di questa sua particolarità, alcuni compagni di scuola che erano stati precedentemente picchiati da Venkataraman ma avevano paura di vendicarsi, approfittando del suo sonno profondo lo portavano in un posto isolato, lo picchiavano e lo riportavano nel suo letto. Il giorno seguente, Venkataraman indovinava dalle loro parole e dagli indizi lasciati, che cosa era accaduto la notte precedente. 

La Sakti (potere) è di due tipi: uno è mentale, l’altro pratico. Durante il sonno profondo questi rimangono latenti nel corpo e non si dissipano come nello stato di veglia. Questa è la ragione per cui il corpo diventa dinamico non appena si desta. Per volontà del sadhaka la sakti non viene dispersa all’esterno attraverso gli organi di senso; viene rivolta all’interno vero il Sé. Il sonno profondo è involontario ed è quindi uno stato di ignoranza. D’altra parte, il Samadhi è volontario ed è uno stato di conoscenza. Nel caso di Ramana, negli ultimi anni, il corpo era in grado attraverso questo stato di sonno profondo, a sostenere uno stato di tapas.

Nessuno dei fratelli era particolarmente interessato agli studi. Forse il più grande andava un po’ meglio. Il più giovane, d’altra parte, ricordava che esisteva una cosa chiamata istruzione solo quando vedeva il volto dell’insegnante! Ad ogni modo aveva la capacita di imparare a memoria qualunque cosa ascoltata anche una sola volta. Ma si curò particolarmente di memorizzare i poemi Tamil. Non aspirò mai a divenire uno studioso e nessuno si aspettò mai che lo diventasse.

Subbu Iyer fu trasferito a Madurai nel 1891. Anche i fratelli andarono con lui. Furono ammessi alla Scott Middle School in North Avani Street. La loro abitazione era in North Chitrai Street.