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A partire dal settimo fino al nono secolo d.c. apparve nel sud dell’India un crescente fervore mistico che trasformò completamente le inclinazioni religiose e le pratiche della regione. Vaishnava e Saiva bhaktas furono pervase da uno spirito religioso che enfatizzò la devozione estatica verso una divinità personale piuttosto che verso i riti e i rituali più sobri del Brahmanismo vedico. Si trattava al tempo stesso di una rivolta populista Hindu, poiché esprimeva lo scontento della gente verso le gerarchie di casta, (1) e una dimostrazione di disprezzo verso le filosofie aliene del Jainismo e del Buddhismo che avevano a quel tempo permeato delle larghe aree del Sud dell’India.

I leader del movimento erano i vari santi che viaggiavano per le campagne cantando delle canzoni in preghiera rivolte ai loro Dei personali. Il linguaggio di queste canzoni era deliberatamente semplice, perché dovevano essere cantate da devoti ordinari sia da soli che in gruppi.

Sebbene sia vero che le divinità verso le quali queste canzoni erano indirizzate erano per esempio Vishnu e Shiva, principali rappresentanti del pantheon del Nord India, il modo di espressione ed il contenuto filosofico di questi poemi era unico, essendo espressione dello spirito e della cultura indigena Tamil.  Questo fu il primo dei grandi movimenti bhakti a prendere piede nella tradizione Hindu attraverso l’India nei secoli successivi, ed ebbe un tale successo nel trasformare il cuore e le menti della popolazione del Sud dell’India che un commentatore si spinse a dire che questi santi-poeti “cantarono il Buddhismo ed il Jainismo del Sud dell’India” (2). 

La rinascita di Saiva in questa Era deve molto a quattro santi-poeti a cui ci si riferisce spesso con il nome collettivo de “i quattro” (Nalvar). Appar, il primo ad emergere, ebbe il suo successo tra la fine del sesto secolo fino alla metà del settimo. Tirujnanasambandhar, il successivo a fare la sua comparsa, era un suo più giovane contemporaneo. Essi vennero seguiti da Sundaramurti (fine del settimo secolo inizi dell’ottavo) e da Manikkavachagar, che si pensa visse nel nono secolo. (3)

Appar, il primo dei Nalvar, spiegò nei famosi versi che qui seguono l’essenza dell’approccio alla religione e come questa differisca dalle idee convenzionali prevalenti sul soggetto:
 
Perché bagnarsi nelle correnti del Ganga o Kaveri?

Perché andare a Comorin nella terra di Kongu? 

Perché cercare le acque del mare che le circonda? 

La pace è loro e solo di coloro che possono chiamare

In ogni dove il Dio di tutti.

 

Perchè cantare i Veda, ascoltare il sapere dei sastra?

Perché insegnare ogni giorno i libri della giustizia?

Perché le sei Vedangan dicono ancora e ancora?

La pace è loro e solo di coloro il cui cuore non si allontanerà

Mai dal pensiero del Signore.

 

Perché vagare nella giungla, e vagare attraverso le città?

Perché colpire la vita con la dura sofferenza?

Perchè non mangiare carne e guardare alla tristezza?

La pace è loro e solo di  coloro che gridano incessantemente 

la saggezza del Signore. 

 

Perché digiunare e fare penitenza, perché soffrire austeri dolori?

Perché scalare le montagne facendo dura penitenza?

Perché bagnarsi nelle acque vicine e lontane?

La pace è solo e solo di coloro che chiamano

sempre il Signore di tutto. 4)

 

Gli inni spontanei di questi primi bhakta Saiva furono infine raccolte e registrate in una serie di libri chiamati Tirumurais. I primi sette -sono dodici in tutto- sono dedicati esclusivamente alle canzoni di Appar, Tirujnanasambandhar e Sundaramurti, mentre l’ottavo contiene due lavori EXTaNT di Manikkavachagar. Questi dodici Tirumurais, insieme al successivo Meykanda Sastra, divennero i lavori canonici della parte Induista meridionale Saiva. Questo sistema di credenze e pratiche prevale ancora nelle religioni del Sud dell’India.

Dettagli biografici sulle vite di Appar, Jnanasambandhar e Sundaramurti si possono trovare nel Periyapuranam, l’antologia delle vite di sessantatrè dei più antichi santi Saiva, opera che fu composta circa un secolo fa.

La vita di Manikkavachagar non è inclusa. Per sapere della vita di Manikkavachagar bisogna rivolgersi ad altre fonti: la Tiruvilaiyatal Puranam, che riporta gli eventi divini e miracolosi associati a Madurai e al suo tempio, e Tiruvadavur Adigal Puranam, resoconto poetico della vita di Manikkavachagar che fu probabilmente scritto intorno al 1400 a.d.

Il Tiruvilaiyatal Puranam contiene quattro capitoli (58-61) sulla vita di Manikkavachagar, e la versione più antica si pensa sia datata del dodicesimo secolo. Ciononstante il testo è chiaramente basato su di una traduzione molto più antica dato che gli scritti di Manikkavachagar del nono secolo fanno riferimento a varie storie che furono poi riportate in questo Puranam.

Il Tiruvadavur Adigal Puranam va oltre questa precedente narrativa aggiungendo ulteriori elementi che sembrano formare parte di una tradizione orale, e fa anche uso di materiale tratto dal Tiruvachakam l’opera più famosa di Manikkavachagar.

Il Tiruvachakam è, ed è stato per più di cento anni, l’opera meglio conosciuta e più amata della letteratura devota Tamil, ed è così apprezzato che alcuni suoi brani vengono cantanti ogni giorno in molti templi del sud dell’India. Parti del Tiruvachakam venivano cantati regolarmente nei primi giorni nel Sri Ramanasramam, e nella sera in cui morì sua madre, Ramana Maharshi chiese a tutta l’assemblea riunita di trascorrere la notte cantando l’intera opera. La più che meritata fama di Manikkavachagar e la sua reputazione si devono quasi esclusivamente all’eminenza di questo lavoro.

Dovrei menzionare che Manikkavachagar arrivò a Tiruvannamalai durante un lungo pellegrinaggio, e mentre era lì compose Tiruvemavai, il settimo inno della collezione Tiruvachakam. Questo poema –la tradizione sostiene che fu composto ad Adi-Annamalai mentre l’autore svolgeva pradakshina- è uno dei lavori più famosi della lingua Tamil. Esiste una vasta letteratura intorno a quest’opera e recentemente la sua popolarità si è ancora accresciuta grazie alle attività di Sankaracharya di Kanchipuram, Sri Chandrasekharendra Saraswati Swami.

Tiruvembavai era uno dei suoi favoriti e durante la sua vita fece molto per incoraggiare la sua popolarità. Oggi, come risultato degli sforzi entusiastici di Sankaracharya, il poema è cantato dappertutto nel mondo Tamil durante il mese Tamil del Margazhi (tra metà dicembre e metà gennaio) e durante questo periodo vengono tenute varie riunioni e conferenze in tutto lo stato per discutere ed espandere il significato di questo poema. 

Il testo che qui riporto è la traduzione completa del Tiruvadavur Adigal Puranam, la più elaborata e dettagliata delle due biografie di Manikkavachagar. La traduzione è di Robert Butler, ed alcuni altri suoi lavori compaiono altrove nel sito. È la prima volta che questo lavoro appare nella traduzione in inglese. Qui sotto è riportato un sommario insieme ai versi corrispondenti nel testo.

 

INVOCAZIONE

CAPITOLO UNO: IL MINISTRO DEL RE

La storia ha inizio con un racconto sulla nascita e l’infanzia di Manikkavachagar. Dopo essersi dimostrato un bambino prodigio che eccelleva in tutte le branche della conoscenza, all’età di sedici anni fu eletto capo ministro del regno di Pandyan. Sebbene avesse ricevuto tutti gli accountrement del potere temporale, realizzò il vuoto della vita terrena e segretamente desiderava incontrare un insegnante che gli potesse mostrare la vera conoscenza. L’opportunità di incontrare un simile Guru si presentò quando il re Pandyan, venuto a sapere che dei cavalli di valore erano disponibili al porto di Perunturai, mandò Manikkavachagar a comprarli per lui.

 

CAPITOLO DUE: SANTO PERUNTURAI

Il capitolo inizia sul Monte Kailas con vari dei che offrono i loro sacrifici a Shiva. Shiva allora annuncia che era giunto il momento per lui di andare nel mondo degli uomini e diventare il Guru di Manikkavachagar. Ordinò a molti esseri celestiali di seguirlo sotto le spoglie di devoti terreni e si diresse a  Perunturai, il porto sulla costa Tamil dove Manikkavachagar era stato mandato per comprare dei cavalli per il suo re.  Shiva attese il suo arrivo in un boschetto di alberi.  Quando la prima guardia della scorta di Manikkavachagar informò il capo ministro che un grande saggio era seduto sotto un albero di Kuruntha in un boschetto, egli si recò immediatamente sul posto sperando che questa guida potesse garantirgli la liberazione. Manikkavachagar porse i suoi rispetti e chiese a Shiva di far scendere la vera conoscenza su di lui. Sebbene Shiva fosse celato sotto un aspetto terreno, Manikkavachagar seppe intuitivamente che si trattava di Shiva che aveva preso l’aspetto di un Guru umano. Shiva lo accettò come suo discepolo e si fecero dei grandi preparativi per la cerimonia di iniziazione. Manikkavachagar celebrò un elaborato rituale alla fine del quale Shiva posò il suo piede sulla testa di Manikkavachagar offrendogli la liberazione. Manikkavachagar espresse profusamente il suo ringraziamento e la sua gratitudine. Shiva fece allora un lungo discorso nel quale riassunse la filosofia Saiva e quando la spiegazione si concluse, Manikkavachagar espresse il suo amore e gratitudine donandogli tutti i tesori che il re aveva dato a lui per comprare i cavalli. Dichiarò di voler restare con Shiva e che non sarebbe tornato a Madurai. L’accompagnatore di Manikkavachagar tornò a casa per informare il re di quanto era successo.

Il re, come è logico, era estremamente arrabbiato con Manikkavachagar. Gli mandò un messaggio scritto chiedendogli di far immediatamente ritorno a Madurai.  Manikkavachagar si rifiutò di leggere il messaggio di persona, lo diede ad uno degli emissari che lo lesse per lui. Una volta ascoltate le parole che il re aveva scritto, Manikkavachagar diede il messaggio a Shiva chiedendogli cosa avrebbe dovuto fare. Shiva decise che avrebbe portato i cavalli in un giorno stabilito, e diede anche a Manikkavachagar un preziosissimo rubino come regalo da presentare al re e gli chiese di tornare a Madurai.  Al suo arrivo a Madurai, Manikkavachagar diede al re il rubino e gli assicurò che i cavalli sarebbero arrivati il giorno indicato da Shiva. Il re inizialmente accettò la sua storia. Comunque, alcune delle persone che avevano accompagnato Manikkavachagar dissero al re di essere state testimoni a Perunturai, e di aver visto Manikkavachagar dar via tutti i tesori del re ad una guida spirituale. Il re mandò dei messaggeri a Perunturai per vedere se c’erano davvero dei cavalli che sarebbero dovuti andare a Madurai, e quando questi emissari riferirono che non ce n’erano, ordinò che Manikkavachagar fosse sbattuto in cella. Come ulteriore punizione fu fatto stare fuori sotto il sole cocente e da qui lanciò un appassionato appello a Shiva affinché lo salvasse.

 

CAPITOLO TRE: LA CONSEGNA DEI CAVALLI

Nel giorno in cui i cavalli avrebbero dovuto essere consegnati, Shiva trasformò tutti gli sciacalli locali in cavalli e li diresse verso Madurai. Shiva ed i suoi si trasformarono in venditori di cavalli in modo da poter consegnare i cavalli personalmente. Quando il re fu informato che i cavalli promessi erano arrivati, liberò Manikkavachagar dalla prigione e lo restituì alla sua antica posizione.  Il re dopo aver premiato Shiva con un costosissimo vestito di seta ricamato in oro, ordinò ai suoi esperti di esaminare i cavalli. Tutti si pronunciarono estremamente soddisfatti.

Più tardi quella sera, dopo che Shiva avesse consegnato i cavalli e che fosse ripartito, tutti i cavalli si ritrasformarono in sciacalli e la cosa terrorizzò la città. Allora gli sciacalli si moltiplicarono fino a diventare milioni attaccando le persone e gli animali di Madurai. Subito dopo che il re fu informato sugli ultimi sviluppi, Shiva fece sparire tutti gli sciacalli. Il re arrestò Manikkavachagar di nuovo e ripeté la punizione facendolo restare fuori tutto il giorno sotto il sole cocente. Il capitolo termina con l’appello di Manikkavachagar a Shiva perché lo aiuti di nuovo.

 

CAPITOLO QUATTRO: IL NAVVY

Shiva rispose facendo si che il Fiume Vaigai allagasse Madurai. Quando le sue preghiere affinchè il fiume si fermasse non vennero ascoltate, il re chiese al suo consigliere se ci fosse qualcosa che egli aveva fatto tale da provocare questa catastrofe. I ministri gli consigliarono di liberare Manikkavachagar dalla prigione; il re acconsentì dicendo che anche lui aveva pensato a questo rimedio.  Quando Manikkavachagar fu portato al suo cospetto, il re gli chiese perdono e gli domandò di risolvere il problema. Manikkavachagar pregò Shiva, e Shiva rispose facendo rientrare le acque. Per prevenire ulteriori inondazioni Manikkavachagar ordinò che venisse costruito un argine.  A tutti i cittadini venne data una porzione della riva e venne detto di costruire una barriera di terra in modo da prevenire futuri allagamenti.

Una anziana signora di nome Santi era troppo debole per fare la sua parte di lavoro.  Si appellò allora a Shiva dicendo di non poter trovare nessun lavoratore forte che potesse aiutarla. Shiva decise di apparire a lei con l’aspetto di un lavoratore e fece il lavoro per lei. Quando apparve Santi gli offrì un dolce di riso per ripagarlo, e Shiva accettò il lavoro. Ciononstante quando Shiva iniziò il lavoro lo fece in modo molto disorganizzato, e di ciò che doveva fare concluse veramente poco.

Manikkavachagar chiese ai suoi subordinati di ispezionare l’argine del fiume per assicurarsi che tutto il lavoro fosse stato svolto correttamente. Quando uno degli ispettori scoprì che la sezione affidata a Shiva non era stato svolta come si doveva, questi venne consegnato alla persona successiva nella catena di comando.

La guardia colpì Shiva con un bastone come punizione per non aver lavorato bene; ma appena il bastone toccò la schiena di Shiva svanì nell’aria, e simultaneamente ogni essere nel mondo e nei cieli  percepì il dolore di quel colpo.

La guardia corse da Manikkavachagar a dirgli quel che si era verificato, e Manikkavachagar capì cosa era successo. Andò nel punto in cui Shiva si era manifestato e si lamentò di non essere stato in grado di avere il darshan di Shiva mentre lavorava sulla riva. Mentre Manikkavachagar esprimeva questi sentimenti, Shiva fece prosciugare il Fiume Vaigai completamente.

Il re realizzò finalmente che tutti questi eventi erano stati opera di Shiva. Ricompensò Manikkavachagar e si scusò per averlo trattato così duramente. Si offrì di restituirgli il suo antico lavoro ma Manikkavachagar rifiutò dicendo che preferiva stare con Shiva. Lasciò Madurai e tornò a Perunturai, dove trovò Shiva ed i suoi devoti seduti sotto lo stesso albero.

Shiva informò Manikkavachagar che sarebbe tornato a Kailas da solo,  e che tutti  sarebbero dovuti restare sulla terra ancora per altro tempo. Gli disse che sarebbero dovuti rimanere nei pressi dell’albero kuruntham, sostenendolo fino a quando non sarebbe apparso un grande fuoco nel vicino deposito. Quando questo sarebbe successo avrebbero dovuto saltare tutti nel fuoco.

Shiva iniziò ad allontanarsi e Manikkavachagar lo seguì. Shiva gli disse che quando il fuoco sarebbe apparso nel deposito egli non avrebbe dovuto saltare insieme agli altri devoti. Avrebbe dovuto invece andare nei vari e famosi tempi di Shiva. Gli fu promesso che in ognuno di questi posti avrebbe avuto una visione di Shiva. A Manikkavachagar fu detto che il suo destino era di sconfiggere un maestro Buddista in un dibattito a Chidambaram, dopo del quale si sarebbe riunito con Shiva.

 

CAPITOLO CINQUE: LA DIVINA HALL

Quando Manikkavachagar chiese istruzioni Shiva gli disse che avrebbe ottenuto la sua liberazione finale a Chidambaram dove quest’ultimo avrebbe ballato la sua danza cosmica. Poi Shiva gli diede una breve lettura sul significato della danza cosmica. Quando Shiva partì, Manikkavachagar raggiunse gli esseri celestiali che stavano celebrando Shiva sotto l’albero di Kuruntham.

Mentre era lì compose alcuni degli inni che appaiono nel Tiruvachakam. Dopo pochi giorni, come Shiva aveva predetto, apparve un fuoco nel deposito. Tutti i devoti di Shiva, eccetto Manikkavachagar, saltarono dentro cantando il nome di Shiva.

Gli esseri celestiali che avevano preso forma di devoti umani ritornarono al loro aspetto originale quando emersero dal fuoco e raggiunsero Shiva. Quando emersero Shiva spiegò loro che gli aveva chiesto di restare sulla terra un po’ più a lungo per alleviare il dolore della separazione che Manikkavachagar stava provando. Aggiunse poi che il fuoco era necessario per bruciare qualsiasi contaminazione che avrebbe potuto derivare come risultato della loro breve visita nel mondo degli uomini.

Manikkavachagar iniziò a meditare sotto un albero ed ebbe una visione nella quale vide tutto ciò che Shiva aveva fatto durante la sua visita a Madurai e Penturai, e tutte le azioni che lui stesso era a destinato a compiere nel futuro. Quando tornò alla coscienza compose molti altri inni Tiruvachakam. Poi seguì le istruzioni di Shiva e cominciò a visitare tutti gli SANTUARIOS in cui gli era stato chiesto di andare. Continuò a comporre inni Tiruvachakam, e in ogni posto che visitò ebbe una visione di Shiva. Il pellegrinaggio si concluse nel tempio di Chidambaram dove Shiva gli apparve di nuovo. Dopo aver visitato tutti in posti di Chidambaram associati a Shiva e ai suoi devoti, e dopo aver composto numerosi altri inni Tiruvachakam, si stabilì in un piccolo HUT nella periferia della città.

 

CAPITOLO SEI: LA VITTORIA SUI BUDDISTI NEL DIBATTITO

Il capitolo inizia con un devoto di Shiva che si reca nello Sri Lanka e canta le preghiere di Chidambaram e della Sala Dorata dove Shiva risiede. Il re dello Sri Lanka sente parlare di lui e gli ordina di apparire alla sua corte. Il sadhu vi si reca e fa un discorso al re nel quale declama la grandezza di Chidambaram. Un maestro buddista che era lì presente si arrabbia e dice che sarebbe andato a Chidambaram, avrebbe convertito tutti i Saivaisti ed avrebbe posto una statua di Buddha nel tempio. 

Il re, che aveva una figlia muta, decide di andare anche lui a Chidambaram con la speranza di poterla curare.  Al loro arrivo, il maestro buddista impegna i devoti di Shiva in un dibattito, dicendo che li avrebbe attaccati negli argomenti ed avrebbe provato che le loro credenze erano sbagliate. La sfida viene accettata e si decide che il dibattito si sarebbe svolto alla presenza dei due re.

Durante la notte precedente al dibattito Shiva appare in sogno a tutti i sacerdoti del tempio e dice loro di recarsi alla capanna di Manikkavachagar per chiedergli di essere il loro rappresentante nel dibattito. Manikkavachagar accetta di andare dal re il giorno dopo per confutare gli argomenti buddisti.

Quando il dibattito prende il via sia il maestro Buddista che Manikkavachagar criticano e ridicolizzano il punto di vista dell’altro.

Ad un certo punto Manikkavachagar si arrabbia e dice che ciò che veniva dalla bocca del Buddista erano menzogne. Chiama Saraswati, la dea della parola, affinchè porti via la lingua del Buddista così che questi non avrebbe più detto nessuna falsità. Quando Saraswati compie la sua richiesta il maestro e i suoi associati diventano tutti muti.  Il re dello Sri Lanka, impressionato dalla sua azione, si prostra di fronte a Manikkavachagar e lo informa che sua figlia è muta. Aggiunge che se Manikkavachagar l’avrebbe curata si sarebbe convertito a Saiva. 

Manikkavachagar chiama la figlia e le chiede di refutare pubblicamente gli argomenti che il maestro buddista aveva sostenuto. La figlia acconsente e, parlando per la prima volta, dà una lettura erudita che rifiuta la posizione Buddista. Il re, colmo di gioia, diventa un Saiva e chiede a Manikkavachagar di curare i maestri Buddisti affinché non siano più muti. Manikkavachagar acconsente, e i Buddisti, dopo aver capito che la loro visione era sbagliata, si convertono anche loro al Saivismo.

 

CAPITOLO SETTE: LA CONQUISTA DEI PIEDI (FEET) DIVINI

Il capitolo finale inizia con Manikkavachagar che vive a Chidambaram, e canta i restanti inni del Tiruvachakam. Shiva allora prende la forma di un bramino erudito e si reca al HUT di Manikkavachagar. Dice a Manikkavachagar di essere arrivato per imparare gli inni Tiruvachakam da lui e gli chiede di recitarli mentre lui scrive le parole. Quando Manikkavachagar finisce di recitare e Shiva di trascrivere, Shiva gli chiede di comporre un altro lavoro, il Tirukovai, che avrebbe espresso il viaggio verso Shiva sottoforma di poema il cui tema apparente è l’amore tra l’uomo e una donna. Manikkavachagar compone questo secondo lavoro e Shiva lo trascrive tutto. Shiva scompare portando i poemi con sé. Manikkavachagar allora realizza che si trattava di Shiva in persona che era venuto per avere traccia di tutti i suoi poemi. Shiva, nel frattempo, porta i poemi nel suo regno celeste e li legge a tutti gli dei riuniti. Alla fine del Tirukovai scrive: “Questo lavoro, pronunciato ad alta voce dal vero devoto Vadavurar [Manikkavachagar] è scritto dalla mano di colui che danza nella Sala Dorata.”

Shiva allora posa l’intero manoscritto sui gradini fuori dal santuario interno del Tempio Chidambaram, dove viene ritrovato quando il giorno dopo i sacerdoti aprono il tempio per svolgere i rituali del mattino. Essi realizzano immediatamente che Shiva aveva lasciato questo manoscritto affinché lo leggessero. Lessero tutto il lavoro, e quando arrivarono alla fine, lessero la parte in cui Shiva diceva di aver trascritto le parole di Manikkavachagar.

La gente di Chidambaram andò tutta a casa di Manikkavachagar e gli chiese di narrare tutte le storie che riguardavano l’intervento di Shiva nella sua vita.  Manikkavachagar raccontò loro tutta la storia. Poi gli chiesero di spiegare loro il significato nascosto dei poemi che Shiva aveva scritto. Manikkavachagar accettò di farlo nella Sala Dorata. Quando entrò nella Sala Dorata, con tutti i devoti che si affollavano intorno, indicò Shiva e disse: “Egli solo è il significato di tutte le parole”. Manikkavachagar allora scomparve per non riapparire mai più. Questa fu la sua unione finale ai piedi di Shiva.  

 

 

1) nel Periyapuranam, le cronache delle vite dei 63 santi devoti di Shiva, le ultime 30 furono di non-bramini e una fu di un fuori casta.

2) Inni alla Danza di Shiva di Glen Yocum, 1982, p. 40.  Adi-Sankaracharya, che insegnò nell’India del Sud nel nono secolo, vinse con successo i Gianinisti e i Buddisti in dispute filosofiche, ma a livello popolare fu il canto dei Santi che riconvertì le masse all’Induismo.

3) Sono consapevole che molti studiosi competenti non saranno d’accordo con alcune o tutte di queste date. In mia difesa dirò che le ho tratte  dal  K. V. Zvelebil’s  Handbook della Tamil Literature, che è largamente considerata la più accurata e affidabile cronaca della storia della letteratura Tamil.

4) Versi 2, 4, 6 e 8 del patikam 99 dal quinto Tirumurai, tradotto da F. Kingsbury and G. E. Philips in Hymns of the Tamil Saints, 1921, p. 57. Sebbene sia una traduzione libera, il suo ritmo dolcemente cantato cattura lo spirito dell’originale.

 

 http://davidgodman.org/tamilt/mkv.shtml

 

Tamil Translation