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(L’Influenza di Arunachala)

Il seguente articolo ci è stato trasmesso dietro nostra richiesta da Eric Ford. Eric è uno studente di Fisica del Massachusetts Institute of Technology di Boston. E’ sempre rincuorante leggere come un giovane ricercatore della Verità attraversi il mondo in cerca della Luce e poi faccia la scoperta che soddisfa pienamente il suo desiderio, indirizzandolo sulla strada regale della perfezione.

Ripensando al mio viaggio in India, e in ultimo al Ramanasramam, mi chiedo quando il mio viaggio in realtà sia iniziato. Due anni fa, mentre ero ancora alla scuola superiore, l’idea di andare stava iniziando a prendere forma. Ma in modo ancor più sottile – ma innegabilmente reale -, tutto, nella mia vita, mi guidava verso quell’avventura, quell’esperienza

Lungo il mio viaggio mi guidava, mi conduceva una forza tangibile. Eppure il Suo operato mi era oscuro; non capivo dove mi stesse guidando. Prima di lasciare gli Stati Uniti, e persino mentre viaggiavo per l’India, non ero consapevole della vera natura dei miei spostamenti. Qualcuno mi chiese, "Perché stai andando in India?" Ed io non trovai risposta. La ragione per cui stavo viaggiando sembrava un mistero. L’opportunità si era presentata da sé; cosa avrei potuto fare se non coglierla? Non conoscevo Colui che guida, né dove venivo guidato, nemmeno che venivo guidato. Il mio viaggio, sembrava, fosse interamente dovuto alla comprensione di questo. Ora, dopo alcuni mesi, il proposito del viaggio sembra così chiaro.

Era giusto questo: fare esperienza del Ramanasramam. Fui condotto là senza alcuna mia volontà. Tutto accadde come se fosse stato preordinato da Colui che è più alto di questa mente. Tutto fu la benedizione del Bhagavan. Forse questo è l’aspetto più eclatante del mio viaggio: lo iniziai senza sapere cosa stavo facendo o dove stavo andando, ma alla fine fui condotto nel luogo dove avevo bisogno di andare. All’inizio, il fatto di visitare l’India non aveva nulla a che fare con l’andare a Tiruvannamalai.

Avevo prenotato un biglietto aereo prima che seppi l’esistenza del Ramanasramam. Ma mentre si avvicinava la data della partenza, venni a sapere del Bhagavan. Dal quel momento iniziai a conoscere sempre di più, e poco a poco il Ramanasramam divenne il mio scopo innegabile. Alla fine fu evidente che il mio viaggio in India e il mio viaggio ad Arunachala erano la stessa cosa.

Sono venuto a nutrirmi di Te, ma Tu ti sei nutrita di me; ora sono in pace, O Arunachala.

- Marital Garland of Letters, v. 28

 

Il 25 Dicembre 1989 mi trovai a Bombay, alcune migliaia di chilometri da dove dovevo essere – Nuova Delhi – ma ciononostante sul mio cammino. Il mio viaggio era iniziato. Viaggiai abbastanza prima di fermarmi, alla fine, al Ramanasramam – e ogni sosta offriva una nuova lezione che mi conduceva verso l’obiettivo. Prima tappa fu Nuova Delhi; poi fu la volta di Hardwar e Rishikesh. Là trascorsi alcuni giorni visitando molti luoghi, e un giorno feci un bagno nel (freddo) Gange. Presto fui in cammino per Benares. Mi fermai là quasi una settimana, e gradualmente sviluppai una grande affinità con il luogo. Fu quando ero là, credo, che iniziai davvero a capire dove il mio viaggio mi stava portando.

"6 Gennaio 1990 – ieri ho capito che ad un livello il mio viaggio qui serve solo a saziare i sensi (come per i miei compagni turisti). Ho visto un cartello che diceva: 'Le cose migliori e più belle non possono essere viste o toccate, ma solo sentite con il cuore.' L’aspetto sensoriale del mio viaggio non mi soddisfa più. Il viaggio incontra mete di cui non ho bisogno. Ma in un altro senso, la mia ricerca va oltre una nuova ed esotica esperienza dei sensi. E’ una ricerca per cose che possono essere sentite con il cuore. E’ una ricerca per la mia anima. E’ questo che l’India ha da offrire. E’ per questo che ora voglio andare al Ramanasramam."

E fu la volta del Ramanasramam. Dopo un breve soggiorno a Calcutta, alcuni lunghi viaggi in treno, e sette giorni, arrivai.

"14 Gennaio 1990 – sono arrivato. Sono qui! Qui dove il Bhagavan visse (e penso ancora viva, in un modo non fisico). Questo posto è davvero speciale. Mi sento a mio agio. E’ come se in un senso questa fosse la mia casa. Forse la parte migliore, ora mi è chiaro, è che starò qui per un po’ di tempo. Ossia, fino alla fine del mio viaggio." Credo che la parte importante della mia storia sia finita. Ero arrivato; cos’altro può essere detto? Ciò nonostante, ho il dovere di dire alcune parole sul mio soggiorno di due settimane qui.

Molte cose straordinarie accaddero al Ramanasramam. Le esperienze di ciascuna persona arrivano in accordo al punto di evoluzione in cui ci si trova. Per quanto mi riguarda, la mia mente era costantemente rivolta all’interno. Questo fu molto importante e produsse molti benefici.

"23 Gennaio 1990 – Gli ultimi dieci giorni sono stati quasi una continua meditazione. Il solo fatto di essere qui mi mette in uno stato in cui sono pieno di quiete. L’intera giornata è una lunga ricerca. Trascorro ora dopo ora ad acquietare la mente e a cercare la sorgente dell’Io."

Poco tempo dopo essere arrivato, ho incontrato Dennis. Stava al Ramanasramam per tre o quattro mesi, e parte di questo tempo ha coinciso con il mio soggiorno. Averlo lì è stato molto utile. La maggior parte della prima settimana l’ho passata leggendo della vita del Bhagavan e visitando molti dei luoghi dei quali avevo letto: il tempio di Arunachaleswara, Gurumurtam, luoghi sulla Montagna, etc. Presto ho iniziato ad incontrare alcuni dei molti devoti, alcuni di loro erano lì già al tempo del Bhagavan. Questo era davvero molto speciale e lo considero un momento di benedizione.

"Il Darshan del maturo jnani costituisce l’acme della purificazione con bagni presi in acque sacre, celebrazioni delle divinità, mantra-japa, austerità spirituale, atti caritatevoli e celebrazioni devozionali del Signore Siva stesso. Cercare e ottenere accesso alla sacra presenza di tale jnani è la più fortunata delle opportunità che si possano mai ottenere in questo mondo”.

- Ribhu Gita Ch. 19 v. 11 – tradotto dal Professor N.R. Krishnamoorti Aiyer in The Essence of the Ribhu Gita, No. 33, p. 10"

Circa una settimana dopo il mio arrivo partecipai al noto viaggio in carro intorno ad Arunachala.

"19 Gennaio 1990 – ho appena finito Giri Pradakshina. Ho iniziato dopo colazione, alle 7:30 del mattino, e sono andato in giro ritornando qui alle 11:00. Ho camminato per la maggior parte del tempo a piedi nudi, sebbene abbia indossato i sandali per alcuni tratti lungo la parte dissestata della strada. I miei piedi non sono felici, ma io si." Il mio soggiorno al Ramanasramam continuò e gradualmente volse al termine. Presto sarei ripartito.

"25 Gennaio 1990 – oggi sono salito su Arunachala. E’ così grande! Non mi ero reso conto dell’altezza della sommità – circa mezzo miglio. Alcune parti erano piuttosto scoscesema il sentiero era facile da seguire. Seppi che ero vicino alla cima quando iniziai a vedere gusci spezzati di noci di cocco (lasciati dai Deepam festival). La cima è tutta nera per via dei molti lumini deepam, e oleosa, per le noci di cocco delle numerose offerte puja. Guardando giù ho potuto vedere tutta Tiruvannamalai e anche Adi Annamalai, così come la strada pradakshina e i gopuram del tempio qui al Ramanasramam ... Beh, domani devo lasciare questo posto."

Ogni cosa fu preordinata in modo che quando venne il tempo di partire dal Ramanasramam, ero preparato a farlo. Ero davvero venuto per sentire, oltre le parole, che Arunachala non è un luogo dell’India del Sud. E’ sempre e in ogni luogo, e non c’è un vero andare e tornare.

Essendo stato guidato al Ramanasramam e incoraggiato dal mio soggiorno qui, sono pronto a continuare la mia sadhana – ora in un’altra parte del mondo.

In questi giorni, continuo sempre (il lavoro interiore). Non ci sono più interruzioni, non più distrazioni. Continuo fino alla vera fine; finché il vero viaggio sarà finito e non ci sarà più nessuno qui a scrivere storie; finché Egli mi assorbirà completamente.

 

Tradotto da: Dennis Hartel Dr. Anil K. Sharma 

September/October 1991 Vol. 1 - No. 5