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Vita

L’Alba

Il fiume Kaudinya, conosciuto come il redentore dei peccati, costeggia Tiruchuzhi dai lati nord-est e sud-est.

Durante una carestia, il rishi Kaundinya esegui il tapas di Siva e nacque il fiume. Il re di Malva, Somasila, era lebbroso e quando sentì parlare di questo fiume come redentore dei peccati andò a bagnarsi nelle sue acque. Fedele al suo nome, il fiume lo curò dalla lebbra. Così dice la leggenda: La vasca dell’acqua di Tiruchuzhi aveva una caratteristica peculiare. Il livello dell’acqua nella vasca era più alto del livello del suolo della città; nonostante questo l’acqua non straripava mai.

Di fronte al tempio, c’era uno specchio d’acqua noto come Soola tirtham, la leggenda dice che durante l’inondazione il Signore Siva sollevò questo pezzo di terra con il suo tridente salvandolo dall’essere sommerso. Lo specchio d’acqua si sollevò, tutta l’acqua si riversò in quello spazio di fronte al tempio ed il luogo deve il suo nome a di questo specchio d’acqua Tiru (sacro) chuzhi (mulinello, vortice). Il Soola-tirtham è ad est del mantapa; durante il mese di Magha il livello dell’acqua aumentava un gradino alla volta ed al decimo giorno la vasca si riempiva - Siva, dal mantapa dava il suo abhisheka. Poi, naturalmente, il livello dell’acqua calava nei dieci giorni successivi, questo era un fenomeno che si ripeteva a dispetto dell’intensità delle piogge. Il livello dell’acqua qui non ha nulla a che fare con il livello dell’acqua nei pozzi della città, e bagnarsi nelle acque del Soola tirtham curerebbe numerose malattie della pelle.

Rinascita

Passò un anno, e la vita andava avanti nella maniera consueta. Nel 1895, Nelliappa Iyer lasciò Tiruchuzhi per Manamadurai dove si sistemò come avvocato difensore di secondo livello. Nell’estate del 1896 sia Venkataraman che suo fratello si stabilirono nella casa dello zio. Nel 1896, Nagaswami sposò Janaki Ammal, anche i nuovi parenti acquisiti vivevano a Madurai. Venkataraman aveva diciassette anni ed era al decimo standard, si stava preparando per gli esami pubblici. Sebbene sapesse di non essere uno studioso, non aveva paura degli esami. Trovava piacere nei giochi che lo facevano crescere robusto ed in salute.

Era metà luglio di un pomeriggio, e Venkataraman era sdraiato sul pavimento della stanza al primo piano quando, senza una ragione apparente, ebbe improvvisamente paura di morire; “Stò morendo,” pensò. Anni dopo, Bhgavan raccontò così l’esperienza.

Agonia

Avendo provato la beatitudine del Sé, Venkataraman rimaneva sempre centrato nel Sé, anche se il corpo partecipava in qualche attività, i pensieri potevano andare e venire, ma l'Io continuava come l'interrotta nota di fondo, in questo stato di gioia, perdeva consapevolezza del corpo. Tutto questo accadde naturalmente e senza sforzo. Dimorare nel Sé e la devozione a Lui soltanto erano le due linee guida che governavano la vita di Venkataraman. Per colui che dimora nel Sé, perchè la necessità della devozione a Dio? Molto tempo dopo, ecco come Bhagavan raccontò: "non ero a conoscenza che l’esperienza del Sé fosse stata categorizzata e variamente descritta, non avevo familiarità con i termini filosofici quali “ Brahman”, né  sapevo cosa significasse Verità senza attributi.

Non ero consapevole che il Sé individuale ed Easwara fossero uno. Avevo consapevolezza di Easwara ma non che fosse lo stesso Atma. Non posso dire se il processo pensante (la mente) stesse scomparendo o se fosse sospesa. L’esperienza del Sé era senza sforzo, era dimorare nel Sé. Fu l’esperienza dell’atma ininterrotto nelle parole di Sankara, nello Jnana Vasishta è descritto come "sattva pathi."

Il Comando

Per natura, Venkataraman parlava poco e amava stare da solo. Era molto cambiato e questa trasformazione si notava, ma né i membri della sua famiglia né gli amici potevano supporre cosa gli stesse accadendo. Non giocava più con i suoi amici e non cercava più la loro compagnia. 

Le sue visite al tempio di Meenakshi erano sempre più frequenti e passava la maggior parte del tempo seduto tranquillamente, con gli occhi chiusi in meditazione. La sua precedente sensibilità, le sue pronte reazioni andavano smorzandosi. Lui, che prima era intollerante ad ogni osservazione divenne indifferente ad ogni nota di sarcasmo.

La sua passata sensibilità lasciava posto alla rassegnazione. Riguardo al cibo, da tempo non aveva nessuna preferenza, divenne umile. Continuò ad occuparsi della famiglia, del lavoro abituale, come una meccanica routine. Riprendeva i libri ma la mente era altrove, ed  il suo interesse allo studio, che non era mai stato grande, cominciò a diminuire.

Il Commiato

“Non c’è tempo da perdere. Devo raggiungere il grembo di Arunagireeswara. Come fare? Vorrà mostrarmi la via?”, pensava Venkataraman e si alzò. Suo fratello gli chiese dove stesse andando, “Ho una lezione sull’elettricità alle ore dodici, devo assistervi,” rispose Venkataraman. Il fratello: “Molto bene, ci sono cinque rupie nella scatola al piano di sotto, prendi le chiavi dalla zia e paga la mia rata di iscrizione all’istituto. L’istituto è vicino alla tua scuola.” Il fratello non sapeva che inconsapevolmente stava facilitando il viaggio di Venkataraman, il quale doveva aver pensato che suo Padre stava venendo in suo aiuto. Ciò confermava il suo sentimento che la partenza era dovuta al comando di suo Padre. Scese giù, frettolosamente mangiò il cibo che la zia gli servì e prese i soldi come ordinato da suo fratello.

Il Grande Viaggio

Il sole stava tramontando. Un maulvi(1) che aveva preso posto nello stesso scompartimento stava narrando al suo compagno di viaggio, il quale era assorbito nella gioia della sua ricerca, le storie di vari saggi. Il ragazzo era indifferente, non apriva nemmeno gli occhi.  Il maulvi, incuriosito, si avvicinò e gli chiese, “Svami, dove state andando?” Venkataraman: Tiruvannamalai

Maulvi: Anche io vado lì.

Venkataraman: Davvero?

Maulvi: Non esattamente, ma a Tirukkoilur la stazione dopo.

Venkataraman: (Sorpreso) Vi è un treno per Tiruvannamalai?

Maulvi: Naturalmente. Per quale stazione avete comprato il biglietto?

Venkataraman: Per Tindivanam.

Maulvi: Oh accipicchia! Perché per Tindivanam?  Dovete scendere a Villupuram e prendere un altro treno che va a Tirukkoilur e Tiruvannamalai.

La Meta

“Ho vagato senza aiuto giorno dopo giorno. Ora cerco rifugio in te, vieni a salvarmi”      - Tyagaraja -

Erano le prime ore del mattino, l'oscurità spariva lentamente dal momento che eravamo saliti sul treno. Venkataraman non vedeva l'ora di vedere Arunachala, più ci avvicinavamo e più aumentava il suo entusiasmo.


All'inizio c'era la nebbia che a poco a poco stava svanendo, fu sempre più limpido, finché non apparve in modo esplosivo la cima di Arunagiri, 'il suo centro', le sue pre-colline e la sua base con le torri del tempio che toccavano le stelle. 

Il cuore di Venkataraman era immerso in un oceano di gioia, il suo corpo tremava, i suoi occhi erano pieni di lacrime che gli annebbiavano la vista della sua amata montagna Arunachala. Appena il treno arrivò alla stazione, Venkataraman camminò velocemente verso il Tempio, quasi correva.

Iniziazione

Un Jnani aveva bisogno di fare Tapas? Venkataraman aveva già raggiunto il supremo Sé e non  aveva più bisogno di sforzarsi. Per convenienza useremo i termini Tapas e Iniziazione. I lettori non devono sbagliarsi. Il giorno stesso che Venkataraman lasciò la sua famiglia e si offrì ad Arunachaleswara, tutti i contatti della sua vita vissuta fino a quel momento si ruppero. Ma qualche simbolo rimase. Perché non abbandonare anche quelli? Aveva solo bisogno di raggiungere la beatitudine e la conoscenza del Sé, niente altro. Non tollerava nessun ostacolo al suo cammino che era fatto solo di Tapas, l’unica iniziazione (diksha). I Sastra dicono che per l’iniziazione è necessario un guru. Per Venkataraman il suo guru era Arunachaleswara. Di solito il guru da l’iniziazione toccando le parti del corpo del discepolo e gl’insegna un mantra.

Il Luogo del Tapas

Il tempio di Arunachaleswara è lungo 450 metri e largo 207 metri.  Il museo del tempio è stato costruito da Vellala (conosciuto anche come re Bhallala o Bhalla). La torre a Est è alta 65 metri e ha 11 piani. Ci si potrebbe andare e sedersi. Si dice che questa torre sia stata costruita da Praudda Deva Rayar. Se entriamo da est nel primo perimetro troviamo subito una corte, e in questa se guardiamo verso sud-est c'e' un giardino di fiori e nella parte nord troviamo una corte con 1000 colonne.

Nella parte sud-ovest si scende in una cella dove c'è il Linga di Eswara.

Fino a questo scritto, non è mai stata fatta nessuna puja in questa cella; questo luogo era buio, umido e trascurato. Era il luogo del tapas di Ramana, ma nel 1949 un devoto di nome Taleyarkhan lo fece ripulire, lo fece restaurare e lo fornì di elettricità. Oggi vi troviamo una foto di Sri Bhagavan e le puja si svolgono regolarmente. Nella parte ovest della corte con le 1000 colonne c'è il parcheggio e dietro c'è il giardino dei fiori che per qualche inspiegabile motivo si chiama ‘Vazhaithotam’ (il giardino delle banane).

Nella parte sud della prima area recintata c'è la grande vasca sacra e si dice che sia stata costruita da Sri Krishnadeva Raya. Al suo nord si trovano due santuari - conosciuti come il “santuario di Kambathilayanar” nella parte est e il “santuario di Siragangai Pillayar” nella parte ovest. “Ilayanar” vuol dire il più giovane - il nome di Svami Subrahmanya. “Pillayar” vuol dire Vighneswara.