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Vita

Passò un anno, e la vita andava avanti nella maniera consueta. Nel 1895, Nelliappa Iyer lasciò Tiruchuzhi per Manamadurai dove si sistemò come avvocato difensore di secondo livello. Nell’estate del 1896 sia Venkataraman che suo fratello si stabilirono nella casa dello zio. Nel 1896, Nagaswami sposò Janaki Ammal, anche i nuovi parenti acquisiti vivevano a Madurai. Venkataraman aveva diciassette anni ed era al decimo standard, si stava preparando per gli esami pubblici. Sebbene sapesse di non essere uno studioso, non aveva paura degli esami. Trovava piacere nei giochi che lo facevano crescere robusto ed in salute.

Era metà luglio di un pomeriggio, e Venkataraman era sdraiato sul pavimento della stanza al primo piano quando, senza una ragione apparente, ebbe improvvisamente paura di morire; “Stò morendo,” pensò. Anni dopo, Bhgavan raccontò così l’esperienza.

 

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Uno o due mesi dopo Venkataraman s'imbattè per caso nel Periapuranam (la grande epica) che Subbu Iyer aveva preso in prestito da qualcuno. L’epopea fu originata nelle seguenti circostanze: "Il sovrano del territorio Chola , Anapaya Chola, era un Jainista ed un tormentatore degli Shivaiti, il poeta Sekkizhar era tra coloro che subivano queste molestie:

"Tirunavukkarasar (Appar) non distribuì in carità tutto il suo patrimonio e si diede al Jainismo? e poi non si riconvertì allo Shivaismo grazie alle attenzioni di sua sorella? Perché una cosa del genere non accade al Rè? Questa è la terra di Shiva, ci sono dodici kshetra, sei kumarasthana, cinque linga uno per ogni elemento e 1008 Sivasthana. I grandi Nayanmar dedicarono le loro vite a lodare Shiva, godendo nel pensiero della Sua magnifica forma e guardando a se stessi come ad un granello di polvere ai Suoi piedi; esaltavano Shiva cantando lodi che recano grande gioia alla gente comune.

Per natura, Venkataraman parlava poco e amava stare da solo. Era molto cambiato e questa trasformazione si notava, ma né i membri della sua famiglia né gli amici potevano supporre cosa gli stesse accadendo. Non giocava più con i suoi amici e non cercava più la loro compagnia. 

Le sue visite al tempio di Meenakshi erano sempre più frequenti e passava la maggior parte del tempo seduto tranquillamente, con gli occhi chiusi in meditazione. La sua precedente sensibilità, le sue pronte reazioni andavano smorzandosi. Lui, che prima era intollerante ad ogni osservazione divenne indifferente ad ogni nota di sarcasmo.

Avendo provato la beatitudine del Sé, Venkataraman rimaneva sempre centrato nel Sé, anche se il corpo partecipava in qualche attività, i pensieri potevano andare e venire, ma l'Io continuava come l'interrotta nota di fondo, in questo stato di gioia, perdeva consapevolezza del corpo. Tutto questo accadde naturalmente e senza sforzo. Dimorare nel Sé e la devozione a Lui soltanto erano le due linee guida che governavano la vita di Venkataraman. Per colui che dimora nel Sé, perchè la necessità della devozione a Dio? Molto tempo dopo, ecco come Bhagavan raccontò: "non ero a conoscenza che l’esperienza del Sé fosse stata categorizzata e variamente descritta, non avevo familiarità con i termini filosofici quali “ Brahman”, né  sapevo cosa significasse Verità senza attributi.

“Non c’è tempo da perdere. Devo raggiungere il grembo di Arunagireeswara. Come fare? Vorrà mostrarmi la via?”, pensava Venkataraman e si alzò. Suo fratello gli chiese dove stesse andando, “Ho una lezione sull’elettricità alle ore dodici, devo assistervi,” rispose Venkataraman. Il fratello: “Molto bene, ci sono cinque rupie nella scatola al piano di sotto, prendi le chiavi dalla zia e paga la mia rata di iscrizione all’istituto. L’istituto è vicino alla tua scuola.” Il fratello non sapeva che inconsapevolmente stava facilitando il viaggio di Venkataraman, il quale doveva aver pensato che suo Padre stava venendo in suo aiuto. Ciò confermava il suo sentimento che la partenza era dovuta al comando di suo Padre. Scese giù, frettolosamente mangiò il cibo che la zia gli servì e prese i soldi come ordinato da suo fratello.