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Ramanasram

L'istituzione che si formò intorno a lui e che volle guidata dai suoi familiari.

Si presenta in video, la celebrazione del Karthikai Deepem che ogni anno si rinnova da tempi immemorabili nel sacro  suolo di Arunachala. Il Karthikai Deepem ad Arunachala è una festa di dieci giorni che celebra l'apparizione del Dio Shiva come colonna di luce a Tiruvannamalai – la quale si condensò poi nel Linga noto come Colle Arunachala. 300 anni fa, la luce veniva accesa sulla cima del Colle per un solo giorno; nel tempo, mettendo insieme una serie di altre celebrazioni, questo rito si è esteso a dieci giorni per la festività principale. A tutt’oggi sono compresi ben 17 giorni di funzioni;  tre giorni di cerimonie preparatorie all'inizio e quattro giorni di piccole liturgie alla fine:http://www.sriramanamaharshi.org/portfolio/ashram-events/

Una breve nota su N. Subramanyan

il Bramino più anziano dell’asramam

Per i devoti e per i regolari visitatori dell’asramam, Appichi Maamaa è una figura preminente. Ogni giorno lo si osserva, compiere l’abhishekam o l’archana sia nella Samadhi hall di Bhagavan che nello Shrine della Madre, a rispondere alle lettere dei devoti o ad aiutarli alle intenzioni della preghiera; lo sentiamo cantare mantra al Mahanasya settimanale o al Vedaparayana. E’ raro che un visitatore vada all’asramam e non lo trovi celebrare attentamente le cerimonie con la sua solita dignità e fede e i riti che ha imparato, come egli dice, attraverso l’osservazione e, senza dubbio, attraverso la Grazia di Bhagavan.

Egli giunse a Bhagavan nei primi anni 40 per studiare nella Vedapadasala.

Sembra che il giovane Subramanyan aveva una predilezione per le cose dolci e gli snacks e così gli studenti più grandi gli daranno il sopranome di ‘Appichi’, questa parola in Tamil significa “dolci”. In Tamil, ’Appichi’, è indirizzato ai bambini e agli infanti ma è anche usato come diminutivo per, ‘baby’ ‘miele’ o ‘cuore dolce’. ‘Maamaa’, in Tamil significa ‘zio’, è un titolo di cortesia di rispetto e di stima.

Una comunicazione speciale al di là delle scritture; nessuna dipendenza da parole o lettere; puntare direttamente al cuore dell’uomo; scrutare nella propria natura e ottenere la Liberazione.

Queste sono le riflessioni di un viaggiatore sulla Via della Montagna.

La dottrina senza parole del Maharshi è diversa dagli insegnamenti soliti. Non ci sono credi da elaborare, perciò non c’è bisogno di prediche. Non c’è niente da teorizzare per la mente o da filosofeggiare. Ciò che è necessario è la comprensione immediata e intuitiva che parte dal cuore. "Si dice che l’intricato labirinto della filosofia delle varie scuole chiarisca gli argomenti e sveli la Verità, ma di fatto crea confusione laddove non è necessario. Per capire qualsiasi cosa ci deve essere il Sé. Il Sé è ovvio. Quindi, perché non limitarsi al Sé? Che bisogno c’è di spiegare il non-Sé?" (1)

Celebrazione del 131mo Jayanti di Bhagavan Sri Ramana Maharshi.

23 Dicembre 2010

Anche quest’anno centinaia di devoti si sono recati in pellegrinaggio all’asramam per raccogliersi ai Piedi del Maestro e rendergli omaggio. Dopo il pranzo si è svolta l’esecuzione musicale del Ramanajali di Bangalore. La mattina presto, nel giorno del Jayanti, i devoti entusiasti attendevano con impazienza al canto di uno dei brani del Tamil Parayana. Si creò immediatamente una atmosfera sublime quando ebbe inizio il canto di Ramana Sadguru, quell’immutabile brano originale scritto da Satyamangalam Venkatarama Iyer, eseguito con grande fervore.

Nel 1980 è stato celebrato, in India e all’estero, l’anniversario per il centenario dalla nascita di Sri Ramana Maharshi. E’ stata una grande occasione segnata da una elevata consapevolezza, in tutto il mondo, di questa personalità unica, nata in un remoto villaggio dell’India del Sud cent’anni fa. Uno dei più durevoli e ispirati tributi all’amato saggio è questo Ramana Smrti ricordo, pubblicato come offerta durante le celebrazioni. L’articolo principale di questo numero (COME LO VIDI-5) è un estratto da questo libro. Ci sono molti altri articoli come questo, che danno una nuova visione di come il Maharshi istruiva i suoi intimi devoti – per la maggior parte donne – ai più alti principi di spiritualità attraverso i semplici atti  della vita quotidiana.