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Il Maharshi

Aneddoti, ricordi, rimembranze, dialoghi...

Sri Ramana Maharshi è noto fra coloro che ricercano l’accesso ad elevati livelli di consapevolezza. In India, è considerato uno jnani, Conoscitore, Colui che è giunto alla conoscenza del Sé supremo attraverso l’auto-conoscenza. Affascina il non provenire ad alcun lignaggio iniziatico conosciuto, il non essersi riconosciuto in alcuna religione e l’essere vissuto sulla sacra collina di Arunachala.

Soddisfa, sotto molti aspetti il bisogno di chi confonde l’intolleranza in una pratica spirituale disciplinata con l’anelito di chi brama l’Assoluto. D’altra parte il degrado delle società moderne denuncia il ritiro dei lignaggi sapienzali qualificati a cui guardare, appartenenti all’unica tradizione universale metafisica, a cui Sri Ramana Maharshi si volge attraverso il ramo del Vedanta Non-duale (advaita).

Lo Jnani mira alla Conoscen­za del Reale-Assoluto e in questo suo obiettivo non può servirsi di strumenti di natura relativa, come la mente empiri­ca analitica (manas), che ope­rano nel relativo, con dati ir­reali e secondo una modalità condizionata da diversi fattori, o limitati come i sensi, ecc.

Il finito non conduce all’Infinito, il falso non porta al Vero. La Conoscenza-jnana non si persegue con la proiezione mentale, né attraverso la mente analitica, ma con l’intui­zione, la comprensione e la consapevolezza.

Domanda: Quando sono impegnato nell'indagine sulla sorgente da cui nasce l' "io" arrivo ad uno stadio di immobilità della mente al di là del quale mi trovo incapace di procedere. Non ho alcun tipo di pensiero e c'è un vuoto. Una luce leggera mi pervade e sento di essere incorporeo. Non ho né cognizione, né visione di corpo e forma.

L'esperienza dura circa mezz'ora ed è piacevole. Sarebbe corretto concludere che tutto ciò di cui c'è bisogno per assicurarsi eterna felicità, cioè libertà o salvezza o comunque la si chiami, sia il continuare la pratica fino a che questa esperienza possa essere mantenuta per ore, giorni, mesi ?

Teorie sulla Creazione

Sri Ramana aveva scarso interesse per l’aspetto teorico della spiritualità. Il suo principale interesse era portare le persone a una consapevolezza del Sé e, per raggiungere questo fine, sostenne sempre che la pratica era più importante della speculazione.

Scoraggiava le domande di natura teorica rimanendo silente quando venivano formulate o chiedendo all’interlocutore di trovare la sorgente dell’”io” che stava ponendo la domanda. Occasionalmente si addolciva e dava dettagliate esposizioni di vari aspetti della filosofia, ma se i suoi interlocutori insistevano troppo nei loro quesiti o se la conversazione si dirigeva verso uno sterile intellettualismo, cambiava argomento e dirigeva l’attenzione dei suoi interlocutori su questioni più pratiche.

“L'essenza degli insegnamenti di Sri Ramana è contenuta nelle sue frequenti asserzioni che c'è una singola realtà immanente direttamente sperimentata da tutti, che è simultaneamente la sorgente, la sostanza e la reale natura di tutto ciò che esiste. Egli le diede numerosi nomi differenti, esprimendo in ciascuno un differente aspetto della stessa indivisibile realtà. (...)

 

IL SE'

Questo è il termine che egli ha usato più frequentemente. Lo ha definito dicendo che il vero Sé o vero “Io”, contrariamente all'esperienza percepibile, non è un'esperienza dell'individualità, ma una consapevolezza non personale, onnicomprensiva. (…) Egli asserì che il Sé reale è sempre presente e sempre sperimentato, ma enfatizzò che siamo realmente consapevoli di come è soltanto quando le tendenze autolimitanti della mente sono cessate. La permanente e continua consapevolezza del Sé è nota come auto-realizzazione.