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Il Maharshi

Aneddoti, ricordi, rimembranze, dialoghi...

Quaranta Versetti in Lode di Sri Ramana

È ben nota la grande devozione del poeta-veggente Ganapati Muni per il suo guru Sri Bhagavan Ramana Maharshi.  Bhagavan ricambiava la venerazione di Muni riversando continuamente la sua grazia su di lui e guidandolo alla contemplazione del Sé. La storia della genesi dei “Quaranta Versetti in Lode di Sri Ramana” di Ganapati (Sri Ramana Chatvarimsat) è stata meravigliosamente descritta da Sri K. Natesan nel, ‘Il Sentiero della Montagna’ (Jayanti Issue, 2000).

I "Quaranta Versetti", che vengono recitati quotidianamente presso la tomba del Maharshi, sono un’effusione di devozione dal profondo del cuore da parte di un discepolo del più alto grado per il suo guru, Sri Ramana.

Si spera che la seguente traduzione letterale renderà i devoti in grado di raggiungere una visione più profonda nella Divina manifestazione del Maharshi, come altamente affermato da un profeta unico nel ventesimo secolo.

"vande sri ramanarser acharyasya padabjam - yo me'darsayadisam bhantam dvantamatitya - vande"

Mi inchino, sri ramanarser - di Rishi Sri Ramana , acharyasya – del maestro spirituale, padabjam – piedi di loto, yah- che, me - mi, adarsayad – ha mostrato, isam - Signore, bhantam - splendente, dhvantam - oscurità, atitya - trascendente

Mi inchino ai piedi di loto del maestro spirituale, Rishi Sri Ramana, che mi ha mostrato il Signore, splendente, trascendente l’oscurità.

La Voce Registrata del Maharshi

Un devoto in visita allo Sri Ramanasramam portò con sé un registratore con l’intento di registrare la voce del Bhagavan. Fin dal primo momento in cui il visitatore entrò nell’atrio con il registratore, si preoccupò che Bhagavan o qualcun altro, non gli permettesse di farlo. Così entrò nell’atrio, posizionò il registratore davanti a Bhagavan, fece le consuete pranam (prostrazioni) e provò ad ottenere il permesso per registrare.

Con la sorpresa del devoto, Bhagavan iniziò a fare domande, sollecitando alcune informazioni tecniche sui meccanismi dell’operazione. Mentre dava le informazioni richieste, il devoto si sentì sollevato al pensiero che Bhagavan fosse interessato e acconsentisse alla registrazione della sua voce.

Quando le spiegazioni furono terminate, il devoto si rivolse agli altri presenti invitandoli a mantenere il silenzio. Bhagavan osservava attentamente tutto quello che succedeva.

Il devoto posizionò il microfono vicino a Bhagavan e accese il registratore, spostandosi silenziosamente a breve distanza. Da quel momento scese il silenzio… si poteva udire soltanto il sibilo dell’avvolgimento della bobina nel registratore. Dieci o quindici minuti passarono così, in quasi assoluto silenzio.

Disorientato e senza sapere esattamente cosa fare, il devoto si avvicinò a Bhagavan, spense il registratore e, a bassa voce, Gli chiese come mai non avesse parlato. Aggiunse che, se non avesse parlato, la sua voce non avrebbe potuto essere registrata.

Bhagavan replicò: "Perché pensi così? La mia voce, in realtà, è stata registrata. Il mio linguaggio è quello del silenzio, ed esso è stato registrato. Non è così?" Sentendo ciò, il devoto si sentì confuso.

Stabilizzare lo Jnana

D.- E' possibile perdere la jnana dopo averlo conseguito?

M.- La jnana, una volta rivelato, ci mette del tempo a stabilizzarsi. Il Sé è certamente alla portata dell'esperienza diretta di ognuno, ma non come s'immagina. Esso è semplicemente così com'è. E' l'esperienza del 'samadhi'. 

Il Saggio di Arunachala

Sri Ramana Maharshi (30.12.1879 - 14.04.1950)

Attraverso la storia dell’umanità sono apparsi, in circostanze molto rare, giganti spirituali per esemplificare la più ‘Alta Verità’. Guidare i seguaci in ogni momento delle loro vite; Bhagavan Sri Ramana Maharshi fu quel gigante. Unico nel nostro tempo, personificò perfettamente la verità ultima della realizzazione del Sé, o completo assorbimento nel Supremo Sé-Stesso.

Attirato dalla Sua casa dal potere di Arunachala all’età di 16 anni, rimase ai Suoi piedi per tutto il resto della Sua vita e fu conosciuto come il Saggio di Arunachala. Scrisse molto poco, ma sappiamo che ha tradotto e corretto importanti opere per il beneficio dei devoti. Preferì comunicare attraverso il potere schiacciante del Silenzio, un silenzio così profondo e potente da quietare le menti degli ardenti cercatori che furono attratti da Lui da ogni parte del mondo.

Bhagavan l'Atiasrami

Nel 1930 un devoto chiamato Perumal Svami, che aveva diretto lo Sri Ramanasramam prima del 1922, citò in giudizio Ramana Maharshi e suo fratello Chinnaswami che, intorno al 1928, aveva assunto la gestione dell’asramam. Perumal Svami affermava, nella sua argomentazione davanti alla Corte, di essere ancora il direttore legittimo dello Sri Ramanasramam sostenendo il suo caso con una logica molto contorta. In primo luogo dichiarò che, essendo Bhagavan un sannyasin, non poteva possedere giuridicamente terra o proprietà e che, stando così le cose, Bhagavan non aveva alcun diritto sulla  proprietà nota come Sri Ramanasramam. Perumal Svami continuò argomentando che poiché Bhagavan non poteva possedere le proprietà dell’asramam, non aveva autorità per nominare suo fratello a dirigerlo.

Quindi avanzò le proprie richieste dicendo che dal momento che era stato lui il direttore incontrastato di Skandasramam, dove Bhagavan aveva vissuto dal 1916 al 1922, doveva essere ancora lui il direttore dell’asramam perché né Ramana Maharshi né nessun altro erano giuridicamente competenti a rimuoverlo o a sostituirlo. Nelle doglianze alla Corte Perumal, Svami ignorò convenientemente due punti importanti.

Rimani Dove Sei

Nagamma, originaria dell' Andhra Pradesh, viveva qui ad Arunachala durante la vita di Bhagavan. Anche suo fratello era un grande devoto di Bhagavan, ma poteva  fargli solo visite occasionali perché era il manager di una banca di Madras. Perciò Nagamma prese l’abitudine di scrivergli per raccontargli dei fatti e dei detti di Bhagavan. Alcune di queste lettere sono state raccolte in un libro e pubblicate dall’Asramam, ma quella che segue non è stata ancora pubblicata in inglese.

Come Lo Vidi

Quando Bhagavan era ancora in vita, Varanasi Subbalakshmi si rese utile nel servizio nella cucina dell’asramam. La divinità che aveva scelto era il Signore Viswanath di Benares. Tuttavia, mentre stava ritornando definitivamente a Benares fece un sogno nel quale il Signore Viswanath le diceva di ritornare ad Arunachala, poiché Bhagavan Ramana era l’incarnazione di Rama, Krishna, Siva e di tutti gli altri Dei. Così lei racconta: Persi mio marito all’età di sedici anni e quindi tornai nella casa di mia madre dove vissi come deve fare una vedova, cercando di pregare e di meditare su Dio. Anche per mia madre,  devota alla ricerca spirituale, la religione era l’aspetto principale della sua vita.

Un giorno andammo in pellegrinaggio a Kaveri Pushkaram e sulla via del ritorno ci fermammo ad Arunachala. Là ci fu detto che un giovane santo Brahmino aveva vissuto negli ultimi dieci anni sulla Montagna. La mattina seguente salimmo sulla montagna con altri compagni di viaggio. A Mulaipal Tirtha cucinammo il nostro cibo, mangiammo e ci riposammo poi procedemmo e trovammo il giovane Svami presso la caverna Virupaksha.

Shankara e Ramana

Alcuni devoti di Sri Ramana credono che egli si sia in un certo modo allontanato dall'Advaita di Sankara. La convinzione, tuttavia, non sembra avere una base reale. Solo quando si ritiene erroneamente che l'Advaita sia un sistema filosofico, può sembrare che gli insegnamenti di Ramana non rientrino nell'Advaita. Per comprendere la verità insegnata da Sankara e Ramana, è indispensabile ricordare che l'Advaita non è una dottrina settaria.

L'Advaita, come abbiamo già detto, è il culmine di tutte le sètte religiose e di tutte le scuole religiose. E' il fine comune di tutto l'impegno filosofico e di tutta la pratica religiosa. I sistemi pluralistici sono opposti l'uno all'altro; e sono condizionati dalla concezione erronea che l'Advaita si opponga ad essi. Ma l'Advaita non ha motivi di dissidio con le scuole del pluralismo, perché il suo principio fondamentale è non avere dissidi.