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Il Maharshi

Aneddoti, ricordi, rimembranze, dialoghi...

E’ ben nota la grande devozione del poeta-veggente Ganapati Muni per il suo guru Sri Bhagavan Ramana Maharshi.  Bhagavan ricambiava la venerazione di Muni riversando continuamente la sua grazia su di lui e guidandolo alla contemplazione del Sé. La storia della genesi dei “Quaranta Versetti in Lode di Sri Ramana” di Ganapati (Sri Ramana Chatvarimsat) è stata meravigliosamente descritta da Sri K. Natesan nel, ‘Il Sentiero della Montagna’ (Jayanti Issue, 2000).

I "Quaranta Versetti", che vengono recitati quotidianamente presso la tomba del Maharshi, sono un’effusione di devozione dal profondo del cuore da parte di un discepolo del più alto grado per il suo guru, Sri Ramana.

Un devoto in visita allo Sri Ramanasramam portò con sé un registratore con l’intento di registrare la voce del Bhagavan. Fin dal primo momento in cui il visitatore entrò nell’atrio con il registratore, si preoccupò che Bhagavan o qualcun altro, non gli permettesse di farlo. Così entrò nell’atrio, posizionò il registratore davanti a Bhagavan, fece le consuete pranam (prostrazioni) e provò ad ottenere il permesso per registrare.

Con la sorpresa del devoto, Bhagavan iniziò a fare domande, sollecitando alcune informazioni tecniche sui meccanismi dell’operazione. Mentre dava le informazioni richieste, il devoto si sentì sollevato al pensiero che Bhagavan fosse interessato e acconsentisse alla registrazione della sua voce.

Quando le spiegazioni furono terminate, il devoto si rivolse agli altri presenti invitandoli a mantenere il silenzio. Bhagavan osservava attentamente tutto quello che succedeva.

Il devoto posizionò il microfono vicino a Bhagavan e accese il registratore, spostandosi silenziosamente a breve distanza. Da quel momento scese il silenzio… si poteva udire soltanto il sibilo dell’avvolgimento della bobina nel registratore. Dieci o quindici minuti passarono così, in quasi assoluto silenzio.

Disorientato e senza sapere esattamente cosa fare, il devoto si avvicinò a Bhagavan, spense il registratore e, a bassa voce, Gli chiese come mai non avesse parlato. Aggiunse che, se non avesse parlato, la sua voce non avrebbe potuto essere registrata.

Sri Ramana Maharshi (30.12.1879 - 14.04.1950)

Attraverso la storia dell’umanità sono apparsi, in circostanze molto rare, giganti spirituali per esemplificare la più ‘Alta Verità’. Guidare i seguaci in ogni momento delle loro vite; Bhagavan Sri Ramana Maharshi fu quel gigante. Unico nel nostro tempo, personificò perfettamente la verità ultima della realizzazione del Sé, o completo assorbimento nel Supremo Sé-Stesso.

D.- E' possibile perdere la jnana dopo averlo conseguito?

M.- La jnana, una volta rivelato, ci mette del tempo a stabilizzarsi. Il Sé è certamente alla portata dell'esperienza diretta di ognuno, ma non come s'immagina. Esso è semplicemente così com'è. E' l'esperienza del 'samadhi'. 

Nel 1930 un devoto chiamato Perumal Svami, che aveva diretto lo Sri Ramanasramam prima del 1922, citò in giudizio Ramana Maharshi e suo fratello Chinnaswami che, intorno al 1928, aveva assunto la gestione dell’asramam. Perumal Svami affermava, nella sua argomentazione davanti alla Corte, di essere ancora il direttore legittimo dello Sri Ramanasramam sostenendo il suo caso con una logica molto contorta. In primo luogo dichiarò che, essendo Bhagavan un sannyasin, non poteva possedere giuridicamente terra o proprietà e che, stando così le cose, Bhagavan non aveva alcun diritto sulla  proprietà nota come Sri Ramanasramam. Perumal Svami continuò argomentando che poiché Bhagavan non poteva possedere le proprietà dell’asramam, non aveva autorità per nominare suo fratello a dirigerlo.