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Cos’è il desiderio?

Possiamo dirlo... anelito verso altro, trasformazione verso altro, movimento verso altro. Quindi si necessita una alterità e un processo. Osserviamo come non sia richiesto alcun soggetto, perché alla fine il soggetto è il processo stesso, ossia il desiderio. Il desiderio è il soggetto, o quanto noi crediamo tale, del sensibile o manifesto. Se un aspirante si osserva alla ricerca di quanto chiama io, troverà solo dei movimenti, delle credenze, delle adesioni (aderenti o conseguenti ai desideri), esauriti i quali non c’è più nulla da esaminare... se non un sottofondo, un movimento, quello stesso che si sta manifestando in quell’istante e che è a sua volta un desiderio (in quel specifico caso di conoscenza).

 

Shankara - 1 -

Il secolo che vide la nascita di Shankara non fu dissimile dal nostro. L'India era, a quel tempo, divisa politicamente e turbata socialmente. L'odio generava odio e la pace era sacrificata sull'altare dell'egoismo e della cupidigia. C'erano coloro che si attenevano alla lettera delle scritture, non riuscendo a capirne lo spirito; c'erano nichilisti e iconoclasti, che erano pronti a distruggere tutto ciò che era sacro e antico. Il conflitto regnava tra le scuole filosofiche e l'ostilità dominava tra le diverse sette religiose. Sia i religiosi che i laici sembravano aver dimenticato l'insegnamento fondamentale dei Veda: che la Realtà è Una. Tanto i capi quanto i seguaci delle varie fedi usavano la religione come mezzo di sopraffazione anziché trovare in essa il conforto della vita.

 

(Estratto di una conversazione tenuta a Montpellier.) 

Il darsana Vedanta Advaita di Shankara (advaita: Uno senza secondo) distingue tre ordini di realtà:

a) ontologica (paramarthika satta)1

b) empirica (vyavaharika satta)

c) illusoria (pratibhasika satta)

La realtà illusoria può, a sua volta, prendere diversi aspetti:

1) L’aspetto momentaneo e individuale. Al crepuscolo scambio un pezzo di corda per un serpente, un vecchio tronco d’albero per un brigante; qualche secondo più tardi questo errore è dissipato: il serpente (o il brigante) è scomparso, ciò che vedo è solo un pezzo di corda (o un vecchio tronco d’albero). Pur essendo in compagnia di molte persone, io soltanto ho avuto questa esperienza rimanendo vittima dell’allucinazione. Questa forma di errore è naturale, può presentarsi alla nostra immaginazione in ogni momento.

D - Mi capita durante il giorno di avere delle sensazioni di vuoto, un vuoto che devo assolutamente riempire e che cerco di colmare col cibo in maniera spropositata o con altri metodi. Da cosa può dipendere?

R - Quel vuoto è una percezione/intuizione dell'io che riporti a livello conscio durante la veglia.

D - Scusa, ma non capisco.

R - Dovrebbe essere semplice paura, evidentemente la meditazione ti ha portato sulla soglia del vuoto e la percezione di tale soglia si proietta anche nel quotidiano.

D - Cosa intendi come vuoto? Forse quel vuoto che si inizia a percepire in certe meditazioni in cui si ha l'impressione di cadere indietro, in un vuoto appunto? Quando arrivo a questo punto, purtroppo mi piglia la paura all´ultimo momento e non faccio nessun salto. C'è un collegamento?

 

A - "Io sono Quello", affermano le scritture della tradizione metafisica, ma io sono anche Questo... Due parole, una dualità, un unica vita.  Il concetto (stesso) io sono (qualunque cosa) e' un illusione! La dualità sorge in noi in quanto ci identifichiamo come enti autonomi! Nei momenti di non attenzione, siamo talmente presi nell'agire, che ricadiamo nel senso di separazione. Credo sia comune a tutti, sperimentare questo altalenarsi della coscienza! A meno che non ci si stabilizzi nella tanto sospirata  "liberazione". Nisargadatta insegna che nessuna persona può essere "liberata", ma è "dalla" persona (con la quale ci identifichiamo) che bisogna liberarsi!

B - Presentandola così, è inutile anche parlare....con le parole che abbiamo cerchiamo di esprimere ciò che sentiamo e pensiamo, per questo si usano spesso immagini o simboli, per permettere alla coscienza di "avere una visione" e di non attaccarsi rigidamente ai termini...