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Si narra (e la storia, se storicamente vera o no, non è meno significativa) che, dopo il conseguimento dell’Illuminazione, il primo impulso del Buddha fu di dimorare nello splendore della Beatitudine senza tornare indietro per trasmettere l’incomunicabile all’umanità. Egli poi rifletté: “Ci sono alcuni che sono chiaroveggenti e non necessitano del mio insegnamento, altri i cui occhi sono così annebbiati dalla polvere che, benché dato, non gli daranno attenzione, ma, fra questi due, ci sono anche altri con poca polvere nei loro occhi che possono essere aiutati a vedere, per amore di questi io ritornerò fra l’umanità e insegnerò”.

E’ per quelli con poca polvere negli occhi che questo giornale è destinato.

Nessun ragionamento può penetrare la mente chiusa.

Lasciata la verità brillare, risplendere come il sole.

Accovacciati nel loro angolo oscuro,
essi vogliono trovare qualche tremolante candela,
fino al compimento del giorno della vita.
Anche se noi cantiamo come angeli nelle loro orecchie
loro non vogliono ascoltare.

Solo quelli nelle cui orecchie abita il presagio,
maturato, sebbene schiacciato e negato,
saluteranno il rintocco delle campane d’oro
e accoglieranno la verità quando tutti la deridono.
Che riescono a vedere un debito posto su essi
e che nessuno vuole adempiere.

I. La Tradizione Vedica

I Veda sono le sacre scritture degli Induisti e le Upanishad sono l’apice della ricerca Vedica alla Verità o Realtà. Le Upanishad rivelano l’esperienza di Dio nella quale una persona può affermare “Io sono Brahman,” o “Io sono Dio,” è un esperienza non-dualistica (advaita) o ontologica non-dualità. La tradizione Vedica rivela una crescita progressiva della relazione divino-umano in quattro stadi: relazione attraverso opere poetiche (Samhitha), relazione attraverso rituali e offerte sacrificali (Brahmana), relazione attraverso meditazioni nella foresta (Aranyakas) e infine autorealizzazione (Upanishad).

Le Upanishad parlano di quattro livelli di coscienza, i quali mostrano la crescita progressiva nella relazione divino-umano: coscienza di veglia, coscienza di sogno, coscienza di sonno profondo e di Thuriya, che significa il quarto. Nella coscienza di veglia ci si identifica con un corpo fisico e si vive per soddisfare i propri desideri fisici e le proprie ambizioni.

Ma chi è questo “Io”?

Non certamente l’io che si preoccupa di quel che la mattina arriverà con la posta, che nutre simpatia per una persona e antipatia per un’altra, che pianifica il futuro e rimugina sul passato. Io non voglio sollevare la questione se sia giusto o sbagliato fare queste cose, ma, solo, affermare che la persona che fa queste cose non è Uno con il Padre. Tutti riconoscono ciò perché, superficialmente, dicono che non sono Uno con il Padre perché lo fu solo Cristo. Ma ciò che è veramente superficiale è che lo considerano come un mero accidente di nascita, così come una persona può essere nata figlio di re e altri no, e non c’è nulla che possiate fare. Se fosse così potrebbe, Cristo, averci detto di fare qualcosa e cioè: essere perfetti come il nostro Padre che è nei cieli?

Meditazione Contemplativa con le Scritture

Il Cristianesimo ha sviluppato quasi del tutto, come bhakti-marga (sentiero della devozione), una religione di culto dualistico e di devozione. L’insegnamento di Joel Goldsmith è un eccezionale ricordo che include la possibilità di jnana-margaE’ anche un’illustrazione della verità che jnanamarga, il ‘sentiero della conoscenza’ , non implica filosofia o erudizione ma è tanto semplice quanto profondo. Se alcuni seguaci del Maharshi, orientati a considerare allo stesso modo jnanamarga e l’autoindagine, trovassero il metodo di Joel Goldsmith concentrare su insoliti testi biblici, ricorderanno che è molto vicino all’uso dei Mahavakya segnalati da Shankaracharya.