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Santi e Sacri Testi Tamil

A partire dal settimo fino al nono secolo d.c. apparve nel sud dell’India un crescente fervore mistico che trasformò completamente le inclinazioni religiose e le pratiche della regione. Vaishnava e Saiva bhaktas furono pervase da uno spirito religioso che enfatizzò la devozione estatica verso una divinità personale piuttosto che verso i riti e i rituali più sobri del Brahmanismo vedico. Si trattava al tempo stesso di una rivolta populista Hindu, poiché esprimeva lo scontento della gente verso le gerarchie di casta, (1) e una dimostrazione di disprezzo verso le filosofie aliene del Jainismo e del Buddhismo che avevano a quel tempo permeato delle larghe aree del Sud dell’India.

I leader del movimento erano i vari santi che viaggiavano per le campagne cantando delle canzoni in preghiera rivolte ai loro Dei personali. Il linguaggio di queste canzoni era deliberatamente semplice, perché dovevano essere cantate da devoti ordinari sia da soli che in gruppi.

La Shivabhaktavilasam di Upamanyu è uno degli antichi testi in Sanscrito che il Maharshi spesso citava o a cui si riferiva quando descriveva le vite dei sessantatre santi Nayanar. E’ ben noto come la lettura dei Periapuranam, ovvero la versione in Tamil di queste storie, risvegliò nel cuore del giovane Venkataraman il gigante, ancora dormiente, della consapevolezza spirituale. Questo culminò con la sua Autorealizzazione permanente, che avvenne nel 1896. Le storie dei bhaktas di Shiva, narrate dettagliatamente nella Shivabhaktavilasam, furono una miniera di ispirazione dalle quali il Saggio di Arunachala trasse prontamente nutrimento per placare l’appetito spirituale dei suoi devoti.